Numero Verde AntiSette: 800.22.88.66

Il Servizio AntiSette è una iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi. Il Servizio nasce nel 2002 dall’esigenza di contrastare il dilagante fenomeno delle sette che crea vittime e nuove forme di schiavitù nella nostra società. Continua a leggere

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Immigrati, una forza in più!

Articolo di don Aldo Buonaiuto pubblicato domenica 15 gennaio 2012 sul Corriere Adriatico.

Oggi si celebra la novantottesima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato; il tema prescelto quest’anno è “migrazioni e nuova evangelizzazione”, argomento di grande attualità per la forte presenza di stranieri in tutte le Nazioni benestanti, comprese quelle europee. Uomini, donne e spesso anche minori non accompagnati che, facilitati dall’apertura delle frontiere all’interno dell’Unione, dalle rinnovate vie di comunicazione o attraverso rischiose imbarcazioni di fortuna, scelgono di emigrare dal proprio Paese d’origine entrando in contatto con una diversa cultura. Tutti portano nel cuore la speranza di trovare una sorta di “isola felice”, lontano dalla fame e dalle guerre che attanagliano molti Stati intorno a noi; sognano, altresì, di incontrare una popolazione ospitale che li accolga con rispetto e li sostenga nella ricerca di un’abitazione e di un lavoro dignitoso che possa ripagare le loro sofferenze. I grandi flussi migratori degli ultimi anni hanno modificato radicalmente la società alla quale eravamo abituati perché si è venuta a creare una moderna mescolanza di etnie, lingue e religioni. La diversità, se avvelenata da ignoranza e pregiudizi, viene spesso vissuta come una privazione o una limitazione personale e collettiva. Da questa chiusura scaturisce solo divisione, odio e razzismo oppure, nel migliore dei casi, insofferenza e indifferenza. La multiculturalità va intesa e affrontata come una sfida di evangelizzazione in Paesi ormai fortemente secolarizzati, spesso dimentichi delle antiche tradizioni religiose e delle comuni radici cristiane, ma rinnovati grazie alla presenza di milioni di nuovi cittadini provenienti da differenti realtà politiche e religiose. Anche il Santo Padre richiama l’urgenza e la necessità di proporre a tutti gli uomini, siano essi ricchi occidentali o stranieri di altre religioni, la rivoluzione del messaggio cristiano quale esempio di pace e carità vissuta, affinché “possano incontrare e conoscere Gesù e sperimentare il dono inestimabile della salvezza, che per tutti è sorgente di vita in abbondanza”. Non fermiamoci di fronte alle apparenze e ai preconcetti contro gli immigrati, giudizi spesso ispirati da deprecabili fatti di cronaca. Non è corretto disprezzare o discriminare interi popoli per colpa di alcuni malfattori che non rispettano le regole del Paese ospitante. Tutti siamo chiamati, indistintamente, a rispettare le leggi, ma noi italiani siamo oggi più che mai interpellati a vivere l’interculturalità come una risorsa di crescita nel dialogo e nel reciproco  scambio, rispettando le legittime differenze negli usi e nei costumi a favore di una cultura sempre disponibile all’accoglienza. Facciamo noi il primo passo verso il migrante sostenendone l’integrazione, magari aprendo le nostre case al bisognoso; solo così sarà possibile instaurare una convivenza pacifica e positiva.

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato (2012)

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Audizione al Senato sul tema della Manipolazione Mentale

Il dilagante fenomeno delle sette si sta imponendo in modo preoccupante nell’attuale società. Migliaia sono le organizzazioni settarie, promosse da un autentico sistema esoterico-occulto, che adescano e reclutano adepti attraverso tecniche di manipolazione mentale. Le sette non possono considerarsi movimenti religiosi perché in essi la religione è soltanto un mezzo utilizzato in modo pretestuoso per il raggiungimento di fini non spirituali. Le vittime, quasi sempre costrette ad allontanarsi dai propri affetti e dal proprio ambiente vitale, sono troppo spesso lasciate sole ed abbandonate. Dal 2002 il Servizio AntiSette dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, con il Numero Verde Nazionale 800 22 88 66, offre sostegno e soccorso a coloro che sono stati catturati all’interno di questo mondo tenebroso, una nuova categoria di poveri deprivati del diritto ad essere persone. Il Servizio AntiSette, coordinato a livello nazionale da don Aldo Buonaiuto, collabora con le Forze dell’Ordine ed in particolare con la S.A.S (Squadra Anti Sette) della Polizia di Stato, impegnandosi anche in una continua opera di sensibilizzazione finalizzata ad una corretta informazione riguardo alle multiformi fenomenologie dell’occulto.

Di seguito riportiamo il testo dell’audizione tenuta in Senato il 28 settembre 2011 nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul “fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette «sette»”, alla quale ha partecipato anche don Aldo Buonaiuto.

LEGGI AUDIZIONE (testo integrale)

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EPIFANIA del Signore

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Nessuno al mondo può sentirsi escluso dall’Amore di Dio, questa è la buona notizia. I magi rappresentavano persone ritenute lontane da Dio, i disprezzati dal popolo, soprattutto dagli osservanti dell’antica legge. In questo brano l’evangelista scrive che proprio queste persone, emarginate da tutti, sono fra le prime ad aver riconosciuto il Salvatore Gesù Cristo. Questo testo ha scosso profondamente anche la prima comunità cristiana proprio perché annuncia che il Regno di Dio è per tutta l’umanità, non solo per il popolo d’Israele. Per questo nel testo Gerusalemme (città simbolo del popolo d’Israele) appare “turbata”. L’amore di Dio è per tutti, nessuno escluso.
Perché i magi offrono oro, incenso e mirra?
Questi doni ci dicono che il regno di Dio è senza confini. Il dono dell’oro, simbolo della regalità, significa che Dio si offre a tutti. Il dono dell’incenso, simbolo dell’offerta sacerdotale al tempio di Gerusalemme (soltanto i sacerdoti potevano offrire l’incenso), è espressione dell’abbattimento di un privilegio sacerdotale: Dio comunica che tutti possono avere una relazione intima con Lui, attraverso il Suo Spirito. E infine la mirra, che nella Bibbia contraddistingue il balsamo della sposa, ci comunica che tutta l’umanità è chiamata ad essere sposa di Dio. L’Amore dell’Onnipotente è per tutti…lo sentiamo questo Amore? Amiamo il Signore? Testimoniamolo con la nostra vita!

Buona Festa a tutti voi!!

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SANTO NATALE A TUTTI VOI

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità»

(Gv 1,14)

Signore Gesù Cristo, tu che sei nato a Betlemme, vieni a noi! Entra in me, nella mia anima. Trasformami. Rinnovami. Fà che io e tutti noi da pietra e legno diventiamo persone viventi, nelle quali il tuo amore si rende presente e il mondo viene trasformato.

(S.S. Benedetto XVI )

 

 

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Una notte di luce

Il Natale di Gesù sta arrivando ed il presepe è già pronto ad accogliere quel Bambinello che in apparenza sembrerebbe intenerire molti; di fatto, il Santo Natale rischia di diventare sempre meno santo accrescendo nei più uno stato di cronica indifferenza. Il suo grande valore religioso, unico e prezioso per l’umanità, viene svilito dal consueto consumismo o comunque dai suoi aspetti esteriori. L’uomo si sente vuoto e in crisi, solo e isolato, nonostante le apparenze. Gesù è ancora un forte richiamo per gli umili e i poveri, per la gente semplice e pura di cuore come lo fu con quei pastorelli che gridarono la vera gioia della vita: l’incontro con Dio, l’Emmanuele. Quanti mercenari hanno sporcato questa festa cristiana accostandola ad idoli inutili e perfino diabolici…quanti sono ancora gli erodiani che cercano in tutti i modi di farlo fuori ritenendolo un pericolo! Sì, perché questa nascita continua a risultare scomoda ai prepotenti della terra e a tutti coloro che amano l’odio e odiano l’amore. Questo Dies Natali è insopportabile per chi alimenta le ingiustizie e per chi fomenta il crimine. Eppure il Salvatore non si lascia intimorire dai seduttori del male, Egli continua ad emergere dalle tenebre, a risplendere senza pretendere di essere accolto né compreso. Gesù si ostina a confondersi, mansueto, tra le illusioni e gli illusori; senza mormorare, si abbandona ai suoi nuovi genitori. Il Messia nasce facendosi accogliere, rivelandoci il segreto della vera libertà: essere umili. Lui, il Verbo incarnato, il Dio fatto uomo, si rende disponibile al mondo perché soltanto attraverso il piccolo Gesù l’essere umano possa riconoscere se stesso ed il proprio posto nella storia, nella società. La piccola Betlemme è ancora uno spazio di speranza dove Colui che Salva (questo è il significato del nome di Gesù) possa essere cercato, desiderato e riconosciuto come l’unico Redentore. La cristianità prepara la celebrazione di questa Notte Santa durante la quale anche il più distratto si accorgerà che sta avvenendo qualcosa di diverso sentendosi come avvolto da una sacralità incontenibile. Molti vi trovano pace, ma coloro che non vogliono accoglierla restano turbati e inquieti. I credenti di facciata faranno qualche buona azione per acquietarsi la coscienza e non pochi atei ci stupiranno per i loro gesti di amore cristiano. Il popolo dei sofferenti troverà conforto aspettandosi un sorriso ed una visita amorevole e la grande moltitudine degli ultimi innalzerà la preghiera più gradita, quella dalla quale Dio viene attirato, mosso e commosso. Qualcuno si ricorderà di guardare quella Stella Cometa, simbolo di vita, poiché sarà proprio lei a guidarci alla verità tutta intera. Che questo Natale sia anche un momento di attenta riflessione e di rinascita verso prospettive di fratellanza e di pace sostenendo la nostra speranza in un momento così difficile per l’Italia, per l’Europa, per varie parti del mondo. Che la Vergine Maria ci accompagni in un rinnovato cammino di fede in cui i cristiani possano testimoniare con coerenza un profondo rinnovamento. Il Natale ci faccia puntare un po’ di Luce su quella mangiatoia indifesa in cui sono riposte tante vittime innocenti di violenze e schiavitù inaudite, presenti anche nella nostra Regione, che attendono ancora di essere liberate.

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DONNE- MARCHE- AL VIA IL PROGETTO PER IL SOSTEGNO ALLE VITTIME DELLA TRATTA E DELLO SFRUTTAMENTO

Prende il via oggi il progetto “Fuori dalla violenza”, per il sostegno alle vittime di tratta e grave sfruttamento, realizzato dalla Regione Marche in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII e cofinanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. La Regione Marche, attraverso questo progetto, realizzerà per la prima volta su tutto il territorio regionale un intervento organico per contrastare efficacemente la piaga della tratta degli esseri umani,  che costituisce una gravissima  violazione dei diritti umani. Continua a leggere

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Gli ergastolani scrivono al Papa: “Santo Padre, a cosa serve e a chi serve il carcere a vita?”

19 dicembre 2011

ROMA. Dopo la visita del Papa a Rebibbia, tramite una lettera condivisa con la Comunità Papa Giovanni XXIII, i circa 1.500 ergastolani rinnovano l’appello a Benedetto XVI. “Santo Padre, siamo degli ergastolani, dei condannati a essere colpevoli e  prigionieri per sempre, ergastolani con l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio” attacca la lettera firmata, per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII -fondata da Don Oreste Benzi- dal responsabile generale Giovanni Paolo Ramonda e dagli animatori del servizio generale carcere Mauro Cavicchioli e Giuseppe Angelini.
“Santo Padre, molti di noi sono in carcere da 20, 30 anni, altri di più, senza mai essere usciti un solo giorno, senza mai un giorno di permesso con la propria famiglia” si legge ancora nella lettera. “Molti di noi sono entrati da ragazzi adolescenti e ora sono quarantenni destinati ad invecchiare in carcere, altri erano giovani padri  e ora sono nonni con i capelli bianchi. Santo Padre, noi e la Comunità Papa Giovanni XXIII, Le vogliamo dire che la pena dell’ergastolo è una pena che si sconta senza vita; che avere l’ergastolo è come essere morti, ma sentirsi vivi; che la pena dell’ergastolo è una pena del diavolo perché ti ammazza lasciandoti vivo; che la pena dell’ergastolo tradisce la vita; che subire la condanna dell’ergastolo è come perdere la vita prima ancora di morire; che la pena dell’ergastolo ti mangia l’amore, il cuore, e a volte anche l’anima; che la vita senza promessa di libertà non potrà mai essere una vita”. Continua a leggere

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No alle Case-Chiuse!

05/12/2011 L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi in relazione alla proposta del Presidente Carlo Rienzi del Codacons di riaprire e legalizzare le case chiuse.

Rimaniamo inorriditi ed esterrefatti di fronte alla proposta del Presidente Carlo Rienzi del Codacons di legalizzare la prostituzione riaprendo le case chiuse e in questo modo contribuire a portare dei reali benefici nelle casse dello stato. Il Sig.Rienzi con tali e sconsiderate affermazioni dimostra di non conoscere affatto il dramma e la schiavitù di oltre 100.000 donne e bambine costrette a stare sulle strade e altrettante nei locali chiusi, case, appartamenti e privè. Uno stato che legalizza il male come è la prostituzione e la tratta degli esseri umani si mette dalla parte degli schiavisti e degli sfruttatori che ogni giorno guadagnano migliaia di euro sulla carne viva di persone umane e per lo più minorenni. Affermare anche che tale proposta porta dei vantaggi ai così detti clienti è oltremodo indegno e inaccettabile. La vera via è quella della punizione del cliente così come hanno legiferato la Svezia da gennaio 1999, la Finlandia prima e dal 2008 la Norvegia eliminando quasi completamente la prostituzione sia su strada che nei locali al chiuso.
Se si vuole proporre una misura veramente coraggiosa al nuove Presidente del Consiglio Mario Monti bisogna chiedergli di rendere reato la prostituzione in tutti i luoghi e punire il cliente quale primo responsabile di questa orribile schiavitù che da oltre vent’anni esiste in Italia e sta sempre più dilagando e coinvolgendo decine di migliaia di bambine.

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