I mercanti di Ratisbona

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Dinanzi alle orribili vicende dei bambini di Ratisbona vediamo sorgere i soliti corvi e chiacchieroni. Di fronte a un fatto da analizzare in profondità che riguarda settanta anni di storia, troviamo, nella maggior parte dei casi, analisti di parte pro o contro il Papa emerito, pro o contro la Chiesa Cattolica in generale. La questione, invece, è innanzitutto culturale, psicologica, spirituale e necessita di uno sguardo attento ai tempi e ai modi in cui si sono originati tali obbrobri, distinguendo i gesti malsani e umilianti, camuffati da metodi educativi, così in uso verso i piccoli in certi tempi (e ancora oggi in molte aree del mondo) dalle violenze gratuite perpetrate sui bambini che invece devono essere soltanto condannate.

Se i fatti sono realmente accaduti, non si possono accettare dietrologie politico-ecclesiali da nessuno schieramento e per nessun motivo. È pretestuoso scaricare la responsabilità della questione su Benedetto XVI e anche gonfiare la notizia nella direzione del fratello del Pontefice emerito.

Dopo così tanti anni è difficile comprendere chi siano stati gli eventuali criminali da parte di coloro che, ai tempi, non compresero la gravità di certi comportamenti o non ne sapevano proprio nulla. Alcuni sono già stati condannati, altri poi sono morti ed altri ancora forse, soprattutto dal mondo laicale, dovranno ancora emergere.

La manipolazione anti-Ratzinger non servirà di certo a restituire la serenità a quelle persone ferite e ormai adulte. Loro hanno bisogno di giustizia e forse bisognava lavorare per dare certe risposte molto prima della prescrizione. Ora queste “condanne” lasciano l’amaro in bocca, perplessità su possibili strumentalizzazioni ma soprattutto l’ennesima mortificazione nei confronti delle povere vittime per una mezza giustizia. Sbagliano i complottisti che vogliono difendere erroneamente i misfatti di una certa realtà ecclesiale. I fatti restano tali e bisognerebbe attenersi a questi piuttosto che alzare polveroni verso tutta la Chiesa, composta per la maggior parte di persone straordinarie e genuine.

Mi piace pensare che sia così, perché i tanti religiosi incontrati nella mia vita li ho stimati e apprezzati per la loro testimonianza. Dispiace sentire anche i cattolici avventarsi contro i propri pastori – dai Papi in giù – come se fossero tutti malfattori o imbroglioni. Ferisce questo silenzio mediatico che preferisce dare risalto ai “tanti” peccati della Chiesa, a partire da quelli più scandalosi, evitando – quasi sempre – di raccontare i molteplici e incredibili esempi di amore e di donazione dei consacrati.

Voglio credere che la maggior parte dei bambini, nella storia, abbiano avuto maestri esemplari ed educatori di fede coerenti col Vangelo. Sono certo che, anche a Ratisbona, la maggior parte del mondo clericale e cattolico sia stato onesto, prodigandosi a favore del prossimo. Coloro che si macchiano di reati, crimini e nefandezze diventano armi del maligno. Se sono pentiti dovrebbero autodenunciarsi al fine di rendere giustizia alle vittime ma anche per fare chiarezza sulla maggior parte delle brave persone.

Le testimonianze riportate dai media – che immagino leggeremo ancora – sono una coltellata per chi si impegna nella Chiesa, per coloro che danno la vita per essa. La confusione tra reati e peccati purtroppo è notevole così come quella tra chi ha commesso il crimine e chi, avendo ruoli e responsabilità di governo, non ha saputo gestire certe situazioni. E poi c’è un bel po’ di differenza tra quanti hanno compiuto il misfatto e quelli che ne avrebbero solo sentito parlare. Qui si rischia di “fare di tutta l’erba un fascio”, non solo utilizzando questa ed altre vicende per indebolire o sporcare l’istituzione della Chiesa Cattolica ma anche abbattendo la fiducia nei ministri del Vangelo.

Le generalizzazioni provocano questo virus inarrestabile: a pagarne le conseguenze saranno, ancora una volta, quei piccoli a cui si farà credere di non potersi più fidare di certe figure… E così il dubbio diventerà un modo allarmante di pensare. Coloro che scelgono la via della santificazione evangelica saranno considerati pericolosi, da evitare e, quindi, non affidabili.

Questa è la vera distruzione o comunque il reale tentativo di far perdere ancora di più credibilità nella Chiesa. Un disegno invisibile, malefico e maledicente è inequivocabile. Infatti il demonio festeggia per ognuna di queste tristi vicende e tanti sapientoni suoneranno le trombe godendo a sputare nel mucchio.

Stiamo intraprendendo la delirante strada dell’autodistruzione e ciò che emerge è la poca serietà nel comunicare il vero problema di tutto questo. L’uomo quando non ama diventa una “bestia” inferocita, quindi disumano, spietato e senza cuore. Un cieco che vuole guidare altri ciechi, un lupo che si traveste da agnello aspettando la preda, un viscido serpente pronto a mordere proprio come è nella natura di Satana.

I fatti sono gravi, così come quelli che ancora si verificano, nel silenzio della comunità internazionale, in tanti Paesi nel mondo (dove il cristianesimo è minoritario e irrilevante). In quei luoghi picchiare e vessare un bambino è fatto passare come una cosa “normale“. Ma la il termine normalità viene deformato a seconda delle convenienze politico-culturali. Il mondo è pieno di approfittatori e mercanti di deboli. E il veleno dell’ipocrisia è sempre in agguato.

Editoriale di don Aldo pubblicato su Interris.it.

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