Il mio appello a Papa Francesco

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Il 12 agosto dell’anno scorso il Santo Padre bussava alla porta di un umilissimo appartamento, all’interno di un grande condominio, dove accogliamo, in emergenza, le giovanissime donne vittime della tratta e prostituzione coatta.

Quella visita inaspettata è entrata nella storia di questa umanità così tanto bisognosa di gesti d’amore che lasciano traccia per sempre. Infatti, nel cuore di quelle venti ragazze è rimasto impresso il segno della tenerezza, degli abbracci, della commozione e delle parole di richiesta di perdono rivolte loro da Papa Francesco.

Ricordo come fosse oggi l’incredibile attenzione del Pontefice nell’ascoltare i drammi di queste figlie. Restò esterrefatto quando l’ultima arrivata, accolta la sera prima, in un inglese dialettale raccontava come, lungo il percorso della tratta, era stata costretta a bere le proprie urine. E poi le torture e la tragica fine della figlioletta morta dopo il parto sulla strada, al bordo di un marciapiede, nell’indifferenza dei cosiddetti clienti. La ragazza piangeva e gridava dal dolore mentre il Papa la stringeva a sé per consolare l’inconsolabile sofferenza che ancora oggi, dopo un anno, non si è attenuata.

Queste creature non interessano a nessuno, purtroppo neanche a certi cattolici che ammirano l’opera ispirata da don Benzi, salvo poi restare indifferenti, insieme ai tanti che se ne lavano le mani. Al massimo qualcuno spenderà parole di riprovazione, ma poi sono pochi coloro che si muovono per queste vittime.

Anche oggi, dove alta sembra essere l’attenzione sui trafficanti di donne e uomini provenienti dai Paesi africani, non si sentono parole di condanna sul reale mercato della Tratta e delle schiave costrette a prostituirsi, come dei juke-box utilizzate per far guadagnare tanti soldi ai racket attivi sulle nostre strade, con milioni di clienti che pagano per soddisfare le proprie perversioni.

Stranamente, sulla prostituzione coatta, le istituzioni non elevano la propria voce per contrastare i mercenari che, ogni giorno, popolano indisturbati le strade italiane, i night e i bordelli vari mettendo in vendita migliaia di queste ragazze di cui il 40% minorenne.

Ecco perché ricordo la visita di Papa Francesco, non per una semplice commemorazione, bensì per supplicare i responsabili delle istituzioni ad interessarsi a questo dramma umano, per conoscerlo realmente, per rendersi conto che stiamo parlando di persone e non di oggetti, per venire a guardarle nei loro occhi spenti e nel loro unico desiderio di non voler più vivere.

Loro si sentono sporche, inadeguate, ti chiedono scusa di esistere, mentre noi, spavaldi e superficiali, crediamo di essere chissà chi. Una vergogna inaudita abbandonare gli schiavi, anzi far finta che essi non esistano e far credere, diabolicamente, che quelle signorine sui marciapiedi stiano lì perché si divertono.

Pensiamo al fetore di queste serate caldissime accanto ai rifiuti… e loro che non si possono spostare perché quello è il mattone che il racket ha pagato, mentre il cliente passa rapidamente per far salire a bordo una donna, una bambina, forse della stessa età della propria figlia o nipote. Questa è un’ingiustizia insopportabile e pertanto, umilmente, mi appello a Sua Santità affinché possa continuare ad elevare con forza la sua voce per salvare le tante “Maddalene” condannate al ludibrio e alla schiavitù e magari possa costituire un osservatorio permanente specifico sulla prostituzione schiavizzata, che sia soprattutto operativo (e cioè non di sole belle parole!), che interagisca con tutte le istituzioni preposte per intervenire e liberare le schiave della prostituzione, perché loro non possono più aspettare.

Noi, della Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso il settore anti-tratta, portiamo avanti due straordinari impegni che ci contraddistinguono: il primo è quello della condivisione diretta che ci spinge ad andare a cercare queste giovani sulle strade della schiavitù per incoraggiarle a scappare dai criminali e accoglierle rifugiandole nelle nostre case; l’altro è quello della preghiera e dell’incessante ricerca della rimozione delle cause che provocano questa ingiustizia.

Ad esempio, a Perugia, da quindici anni, ogni sabato a mezzanotte, ci ritroviamo a recitare il rosario sulle strade dove si trovano queste nostre sorelle, e insieme preghiamo con la speranza nel cuore che si possano spezzare le loro catene.

Ma tutto ciò ancora non basta a causa di chi preferisce tacere anziché intervenire. Tale silenzio è atroce e assordante specialmente da parte di quelle donne delle istituzioni che, mentre denunciano, giustamente, le inaudite violenze subite da giovani e anziane, si dimenticano di queste creature che sembrano invece non contare nulla né intenerire qualcuno. Sono consapevole di quanto possano infastidire le mie parole e irritare il politically correct. Di questo ne ho più che contezza considerate le intimidazioni a cui sono abituato.

Ma non possiamo tacere e, proprio a causa di questo silenzio, mi risuonano ancora più forti quelle parole di perdono rivolte dal Papa a coloro che non hanno, a volte, neanche più la forza di sperare.

Grazie, Papa Francesco, per le Sue preziose parole, pronunciate il 12 agosto 2016:
“Io vi chiedo perdono per tutti i cristiani, i cattolici che hanno abusato di voi e anche perdono da parte mia di non aver pregato tanto per voi e per questa schiavitù.
Perdono per una società che non capisce.
Perdono per i governanti che se ne infischiano di questo…
Per il Signore ognuna di voi è importante, per Dio ognuna di voi ha la faccia del suo Figlio sofferente, che ha sofferto sulla croce e voi avete sofferto sulla croce.
Vi chiedo perdono per i credenti, i cristiani che vi hanno abusato e vi dico di guardare avanti.
Guardate avanti, davanti a voi c’è l’orizzonte, la speranza.
Il Signore vi ha fatto sentire quella parola, quella domanda ‘quanto soffri?’.
Il Signore con questi fratelli e sorelle che lavorano vi ha aiutato.
Grazie del coraggio che avete avuto, grazie.
Grazie di guardare la vita con speranza e pregate per me… perché io possa dire le cose giuste e dare le bastonate giuste!
Grazie tante”. (Papa Francesco)

Editoriale di don Aldo pubblicato su quotidiano Interris.it.

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