L’uscita di Milone e quelle strane coincidenze in Vaticano

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

Curiose coincidenze sembrano aver colpito chirurgicamente la Santa Sede, proprio nei giorni in cui il suo Corpo militare festeggia i 201 anni di attività al servizio del Papa e di tutta la Chiesa.

Nei giorni scorsi, alcuni organi di stampa insinuavano “brusche modalità” da parte dei gendarmi nei confronti dei senzatetto che trovano riparo nei pressi di Piazza San Pietro. Nonostante il tentativo di sottolineare il gesto poco affine con la misericordia proclamata dal Pontefice, è emerso chiaramente che l’iniziativa si è resa necessaria al fine di ripulire nelle ore diurne il colonnato del Bernini da rifiuti organici e sporcizie varie.

Questa vicenda era destinata però a non rimanere un attacco isolato. Ieri, domenica 24 settembre, la Gendarmeria vaticana è tornata sotto i riflettori mediatici.

Mentre il Santo Padre celebrava la Messa con i gendarmi nel giorno del loro anniversario, ringraziandoli ed esprimendo la sua totale fiducia per il prezioso lavoro svolto, l’ex revisore generale dei conti vaticani, Libero Milone, rilasciava sorprendenti dichiarazioni dopo tre mesi dalle sue dimissioni.

“Non mi sono dimesso volontariamente, sono stato costretto e sono stato minacciato di arresto”. Così ha tuonato l’ex revisore ai giornalisti da lui convocati, ammettendo di essere da diversi mesi sotto indagine della magistratura vaticana, “accusato – come spiega lui stesso in una intervista rilasciata al Corriere della Sera – di avere compiuto una distrazione di fondi: dunque un peculato, come pubblico ufficiale”. Accuse che, forse, per la magistratura vaticana non appaiono così incredibili come invece Milone, in un altro passaggio dell’intervista, lamenta. Per l’ex revisore, ovviamente, vale come per tutti la presunzione d’innocenza.

La descrizione struggente del trattamento ricevuto da parte degli uomini della polizia vaticana, non è nient’altro che una prassi investigativa universale volta a non far inquinare le prove di indagine. Si tratta di poliziotti di uno Stato da tutelare, non di macchiette al servizio di narrative sensazionalistiche. Del resto le contestazioni a lui addebitate sono molto gravi, considerato il ruolo estremamente delicato che Milone svolgeva.

In un comunicato uscito ieri sera dalla Sala Stampa della Santa Sede, si legge che “in base agli statuti, il compito del Revisore Generale è quello di analizzare i bilanci e i conti della Santa Sede e delle amministrazioni collegate”. “Risulta purtroppo – prosegue la nota – che l’Ufficio diretto dal Dott. Milone, esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una Società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede”.

La secca smentita della Santa Sede non lascia adito a dubbi. L’Ufficio del Revisore, d’altronde, può svolgere unicamente attività di verifica amministrativa sui vari Enti. Non gli è di certo consentito svolgere attività di indagine sulla vita privata di persone, tantomeno utilizzare tali tecniche di accertamento, consentite in qualsiasi Paese democratico soltanto a magistratura e polizia giudiziaria.

Infatti lo stesso Milone ammette: “…mi hanno accusato anche di avere cercato informazioni impropriamente su esponenti vaticani”. Qualora le accuse venissero comprovate, si andrebbe a delineare la fattispecie di reato di abuso di potere. Un reato contestabile anche laddove gli fosse stato ispirato da qualche “corvo” interno alle mura leonine: non si può mai adempiere a un ordine illegittimo.

Tra le contestazioni, ci sarebbe anche quella di avere consulenze private. “Le ho eliminate quasi tutte. Tranne un paio per tenermi aggiornato”, si difende l’ex revisore, che dalla Santa Sede percepiva uno stipendio di 250mila euro netti l’anno.

Curioso anche il passaggio dell’intervista in cui Milone parla del suo rapporto con Papa Francesco. Emergono delle contraddizioni quando l’ex revisore accusa qualcuno non meglio specificato di non avergli consentito di incontrare il Santo Padre. Ma in realtà, in un altro punto dell’intervista, egli stesso ammette di avere un “canale sicuro” di comunicazione con il Pontefice: “A metà luglio ho scritto al Papa attraverso un canale sicuro e credo abbia avuto la lettera – afferma -. Spiegavo che ero vittima di una montatura”. Milone rileva di non aver ricevuto da Bergoglio “nessuna replica”.

In quattro anni di pontificato, abbiamo imparato a conoscere Francesco come un Papa diretto e intraprendente, nel ricevere chiunque e nel farsi fisicamente presente anche nei luoghi più inaspettati. Quindi il silenzio del Pontefice, preceduto da un rapporto di intenso scambio con Milone, è più eloquente di certe elucubrazioni mediatiche su presunti complotti orditi da coloro che l’ex revisore definisce appartenenti al “vecchio potere che è ancora tutto lì” (in Vaticano, ndr).

Le ricostruzioni ad hoc innescate da questa intervista, tese a rilevare le stucchevoli lotte di potere tra correnti, non possono confutare una verità oggettiva: è all’attività investigativa della Gendarmeria vaticana che si deve la scoperta e lo smantellamento di inquietanti traffici di corruzione e delazioni. È proprio questa attività che dà fastidio? Chi ha interesse a minare la reputazione dei gendarmi del Papa?

E per quanto riguarda mons. Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, fra le persone sicuramente più vicine e di fiducia del Santo Padre, non sembra che vi sia da tempo un attacco mirato e ingiustificato per screditarne l’immagine? Insomma, appare davvero un piano strategico contro il Papa e verso i suoi stretti collaboratori.

Articolo di don Aldo pubblicato sul quotidiano Interris.it.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *