Un mondo senza schiavi

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Chi ha subito una violenza, porta nel corpo e nella psiche le ferite che difficilmente si possono superare. Un concetto che, in occasione della Giornata internazionale di preghiera contro la tratta delle persone, non può non essere ribadito con forza. Una piaga sociale, quella della tratta, le cui vittime non sono confinate in terre lontane ma le vediamo lungo i marciapiedi del nostro Paese. Io le incontro da circa venti anni e di notte vado sulle strade insieme a tanti giovani volontari. Me lo insegnò un vero uomo di Dio, don Oreste Benzi. Lui era un grande prete perché tutto ciò che faceva era rivolto a loro, agli ultimi, ai più poveri tra i poveri, alle persone più emarginate.

A volte, più si cresce e più si perde di vista l’orizzonte dell’umanità della vita. In realtà più si è adulti e più il cuore si dovrebbe allargare, con l’apporto dell’esperienza e del confronto con i molteplici bisogni dell’umanità. Purtroppo accade che nella nostra società l’uomo conduce la sua vita in termini assai distorti, in particolare comportamenti di chiusura e di rifiuto ostinati che hanno come conseguenza un’indifferenza disumana. E’ difficile credere che, nell’Italia odierna, possano esserci persone che vivono ridotte in schiavitù, supponendo in realtà che il fenomeno sia ben relegato nel tempo o, al più, nei cosiddetti paesi sottosviluppati. La realtà, invece, è ben diversa: la schiavitù continua a essere una delle piaghe della postmoderna società occidentale, opulenta e avanzata. E oggi la nostra povertà sta diventando miseria, perché si accompagna a uno smarrimento delle coscienze.

Tra le espressioni del vuoto che contraddistingue il nostro quotidiano si registrano le proposte di legge che cercano di “disciplinare” la prostituzione alla stregua di una qualsiasi e “normale” attività di lavoro: nessuna forma di schiavitù può essere regolamentata o disciplinata; la legge deve rimanere a tutela dell’uomo e della sua dignità. La prostituzione è una condotta che abbrutisce sia chi si vende sia chi compra; non è possibile mercificare il corpo senza contaminare anche la propria anima. La nostra società non è riuscita a consegnare alle nuove generazioni modelli credibili, né a insegnare loro l’importanza di compiere scelte valoriali; incrementare nuove forme di violenza contribuisce a farne degli sconfitti, aggravando quel disagio interiore che li sta devastando. La Chiesa di Papa Francesco che abbraccia gli ultimi e i più deboli sollecita continuamente i governanti a combattere qualsiasi forma di oppressione e di sfruttamento, nel rispetto degli insegnamenti evangelici. Questo appello non va soltanto rispettato ma deve essere pienamente accolto richiamandoci a un impegno cristiano nei confronti di ogni persona sofferente perché privata della sua dignità. Gli uomini e le donne che promuovono un mercato così turpe rivelano la propria incapacità di amare, perché chi ama, prima di tutto, rispetta l’altro.

Il giro di affari internazionale – compiuto sulla pelle di ragazze spesso poco più che bambine e provenienti da contesti familiari e sociali difficili e per questo alla ricerca di condizioni migliori – è un traffico mondiale estremamente redditizio: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali. Sulle nostre strade ci sono tantissime persone che sono considerate degli oggetti e qualcuno pensa di avere il diritto di comprarli. Le relazioni più importanti come quelle intime non si acquistano, casomai si conquistano. Migliaia di donne straniere arrivano nel nostro Paese perché cercate da oltre nove milioni di maschi italiani senza scrupoli che, all’aperto o al chiuso, comprano il loro corpo come se si trattasse di bambole di gomma. La perversione senza limite e l’incapacità di vivere relazioni sane e normali spingono questi uomini a cercare nel sesso a pagamento quelle illusorie soddisfazioni che sempre si riveleranno squallide e vuote.

La nostra società, così apparentemente progredita e civile, dimostra invece quanto sia lontano quel senso di rispetto profondo nei confronti delle donne. Gli uomini non hanno nessun diritto di comprare il loro corpo! Non è solo un discorso di legge, è un cambiamento culturale per la dignità della persona. E oggi, nel giorno in cui si festeggia la santa Giuseppina Bakhita, possiamo chiedere la sua intercessione affinché le schiave vengano liberate: non c’è cosa più bella al mondo di poter lottare per restituire la libertà, la speranza di una vita migliore senza avere più la paura di sentirsi comprati da qualcuno.

Editoriale pubblicato sul quotidiano internazionale Interris.it.

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