I missionari della misericordia

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“La misericordia è dono di Dio, forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono”. Le parole di Papa Francesco fanno da eco all’incontro dei Missionari della Misericordia, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione da oggi a mercoledì prossimo. È un appuntamento che vedrà insieme 550 sacerdoti, provenienti dai cinque continenti, per la seconda volta dopo due anni dall’istituzione di questo ministero al quale anch’io sono stato chiamato. Il Pontefice a sorpresa, nella sua lettera a conclusione del Giubileo, aveva stabilito che i Missionari della Misericordia, presbiteri con l’“autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica”, non terminassero il loro compito ma che questo proseguisse per altro tempo.

Ne è seguita una grande mobilitazione delle coscienze, a partire dagli uomini di Chiesa tanto provocati dal Papa, per portare nella vita sociale una cultura che mostri la bellezza del perdono, un faro luminoso puntato su debolezze, limiti, errori e miserie dei nostri fratelli più ultimi ed emarginati, un gesto pieno di empatia per quest’umanità ferita. L’invito ad agire e reagire a favore di un “modus operandi” che contempli il dialogo, la comprensione, l’accoglienza da donare a chiunque, è un segno bellissimo che continua a portare frutto. Riflettere sul valore della misericordia è fondamentale in un mondo affetto da ciò che il successore di Pietro ha definito “cardiosclerosi”, una delle più gravi malattie di questo tempo.

Nel videomessaggio per le intenzioni di preghiera del mese di aprile, il Pontefice ha lanciato un forte appello alla responsabilità e al coraggio per cambiare un sistema economico che “non può pretendere solo di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi”, ma va reso più attento alla persona umana, garantendo che “ci siano opportunità di lavoro dignitoso”. I giorni immediatamente successivi alla Pasqua di Resurrezione sono pieni di novità e iniziative, a livello ecclesiale. Domani verrà presentata la nuova Esortazione Apostolica “Gaudete et Exsultate” sulla “chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”.

Sarà la terza scritta da Papa Bergoglio, dopo “Evangelii Gaudium”, pubblicata il 24 novembre 2013, dedicata all’annuncio del Vangelo oggi, e “Amoris Laetitia”, del 19 marzo 2016, incentrata sull’“amore nella famiglia”. A questi documenti si aggiungono le due encicliche “Laudato si’” del 24 maggio 2015 e “Lumen fidei” del 29 giugno 2013. La santità, dono che viene offerto a tutti, rappresenta la vittoria dell’amore e della speranza sull’egoismo e la morte. Il Papa in più circostanze ha rimarcato come i santi vivano pienamente l’umiltà e il servizio, senza essere superbi, vanitosi e “supereroi”. La gioia è un loro tratto distintivo, in contrapposizione a quella faccia “da funerale” o “da immaginetta” di alcuni cristiani che non vivono bene il loro credo. La società ha bisogno di nuovi santi, testimoni del Vangelo, impregnati di Spirito Santo, autentici, puri di cuore e, al contempo, integri e incapaci di corrompersi.

Il Cristianesimo, infatti, è concretezza, cambiamento dei propri comportamenti, conversione, non solo belle teorie! Come sarebbe importante rievocare le vite di questi paladini della fede e della carità, portatori di quel coraggio cristiano che ha la sua radice nell’unione con Gesù, parlandone con entusiasmo ai giovani ed esaltando il bene che hanno compiuto. Invece accade spesso che una sorta di pseudo-cultura, depressa e deprimente, si occupi di propagare gli aspetti più negativi della vita crogiolandosi nell’acclamare il male, la devianza, la disperazione. La Chiesa cattolica continua ad essere una voce intollerabile per gli operatori delle tenebre e proprio per questo necessaria affinché l’uomo risvegli la propria coscienza, anche con l’aiuto di figure esemplari. L’amore cristiano spinge alla denuncia, alla proposta e all’impegno di progettazione culturale e sociale, a una fattiva operosità, spronando tutti coloro che hanno sinceramente a cuore la sorte dell’essere umano a offrire il proprio contributo.

Articolo di don Aldo pubblicato sul quotidiano Corriere Adriatico l’8 aprile 2018.

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