Sulle strade della prostituzione, un rosario con il Cardinal Bassetti

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Nella fredda notte di Perugia che accompagna alla Vigilia di Natale, come avviene alla mezzanotte di ogni sabato da più di 17 anni, le strade di Pian di Massiano, popolate di giovani donne di origine nigeriana, schiavizzate e costrette a vendere il proprio corpo, diventano un luogo dove recitare assieme un rosario che, stanotte più che mai, si fa voce di chi voce non ne ha. Un’iniziativa nata dall’opera di don Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, ora guidata da Giovanni Ramonda unito a tante persone eroiche che, per scelta di vita condividono tutto con i più poveri. Dall’anno 2000, don Aldo Buonaiuto anima sulle strade della schiavitù una preghiera straordinaria, durante la quale numerose persone si radunano spontaneamente accendendo una luce e supplicando il cielo per la liberazione delle vittime della tratta. Questa volta, il rosario notturno ha visto la presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e Arcivescovo di Perugia. Tante fiaccole si sono accese per aprire gli occhi del mondo sulla realtà dei dimenticati, delle vittime di un racket meschino e crudele che mercifica il corpo di giovanissime donne dietro la promessa di false illusioni: “Questa luce – ha detto il card. Bassetti – possa soprattutto risplendere su di loro, portando amore e tenerezza a ogni creatura. E anche la forza, offrendo l’occasione perché tutti possano ritornare su un via di un giusto amore che apra veramente il cuore alla speranza”.

 

Cuori colmi di speranza

Un tema, quello della speranza, sul quale il presidente della Cei ha insistito, spiegando che “loro sono giovani e hanno bisogno di ricevere un dono di speranza”. Questo perché, in una società che fatica a tenere accesi i riflettori sulle vittime dello sfruttamento e della tratta, si manifesta “tanta povertà di speranza: la benedizione è perché quella che Gesù è venuto a portare sulla Terra con la sua presenza sia per loro e per tutti noi”. Con l’approssimarsi del Natale è necessario che il cuore di ogni cristiano “rassomigli alla Grotta di Betlemme”, priva di ogni porta, aperta a ogni viandante “perché possa entrare l’amore di Dio in pienezza”. Un amore in grado di ricolmare la nostra vita e che, al tempo stesso, “possa essere ‘in uscita’, riversandosi sui fratelli e, soprattutto, verso coloro che più sono costretti a pagare”.

 

Come la Grotta di Betlemme

Ricordando l’accoglienza riservata ai primi 162 profughi sbarcati in Italia attraverso i corridoi umanitari con la Libia, il cardinale ha posto l’attenzione sulla presenza, fra loro, di “giovanissime ragazze, scampate al calvario dei campi libici e con in braccio bambini piccolissimi che, in molti casi, sono frutto di mercimonio e violenze: ragazze calpestate, private della loro dignità ma comunque giunte nel nostro Paese con questi piccoli che sempre sono un inno alla vita e figli di Dio come lo siamo noi”. Durante la notte di preghiera (svolta in contemporanea a un servizio del Tg2 Dossier che, intervistando alcune ragazze, ha mostrato i frutti della rinascita grazie alla vita in comunità), tre giovani donne, anch’esse vittima della schiavitù del racket criminale (reso ancor più drammatico da una “clientela” che tocca i 9 milioni l’anno), hanno abbandonato il marciapiede per unirsi al rosario, reggendo una fiaccola che, in qualche modo, significa la riaccensione della loro speranza: “Nella nostra vita di cristiani ci sono tante prostituzioni, tante infedeltà – ha detto ancora il Cardinale – e loro diventano coloro che portano la croce più grande. Ma diventano anche un grande richiamo per la nostra vita nella fedeltà al Signore, per andare incontro agli ultimi… Possa essere questo Natale l’occasione per aprire il nostro cuore come la Grotta di Betlemme e diffondere un grande amore. Il freddo del mondo può essere soltanto riscaldato dall’amore dei cristiani”. L’appello di don Aldo è stato, ancora una volta, rivolto a quelle istituzioni che potrebbero mobilitarsi per liberare le donne schiavizzate e che invece sembrano restare indifferenti. Quel santuario sotto il cielo, a ogni modo, resta ancora un segno di speranza.

Articolo pubblicato su Interris.it.

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