Vite censurate

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L’aborto fa ancora discutere e anche coloro che affiggono manifesti su questo tema. Per fortuna! Tutto ciò suscita profonda irritazione quando se ne parla contro e non a favore. Infatti qualsiasi campagna che aiuti la donna a cercare la soppressione della propria creatura sarebbe considerata giusta, tutelata e ben accetta. Ci sono in giro, nel mondo, leggi che avallano in vari modi lo “sterminio degli innocenti” e che si celebrano come un grande traguardo per la libera scelta della donna ad abortire.

Tutto ciò che accenni però a contestare tali leggi – considerate “sacre” da una certa mentalità laicista – per molti è una minaccia e un’offesa. Numerose lobby si inalberano cercando alleanze ovunque al fine di silenziare quei pochi eroi che ancora riescono a non tacere. E anche dentro il mondo cattolico si vivono diversi timori: sembra ormai che un’eccessiva “prudenza” legittimi l’indifferenza, alcuni raccomandano di avere un linguaggio rispettoso e soprattutto ciò che impera è l’evitare il più possibile il confronto. E così il grido dei violenti sembra sopraffare quello muto delle creature che vengono straziate dai non pochi medici incuranti. L’interruzione volontaria di gravidanza nel mondo è un obbrobrio vergognoso avallato da un certo business spietato che procede indisturbato anche grazie ai tanti sponsor.

Ed è proprio questo il punto: fino a quando non ci si fa sentire, tutto procede con quella parvenza diabolica di normalità, nella più totale relativizzazione. Le coscienze restano assopite in un silenzio strisciante, mentre tanti piccoli si sarebbero potuti salvare qualora si fosse remato dalla stessa parte. Ma qui non ci si arrabbia perché qualcuno vuole impedire l’aborto, e quindi l’uccisione di un essere umano, ma solo per il fatto di parlarne mostrando un cartellone, per spronare le coppie, le mamme a reagire, a trovare lumi e coraggio per aiutare la gente a riflettere su quella che, di fatto, è una violenza inaudita.

Oggi, nel Paese e addirittura nella Capitale dei valori cristiani, assistiamo ancora una volta a un’imbarazzante censura dei manifesti pro-vita affissi da CitizenGo. Una campagna legittima e di giusta sensibilizzazione a favore della vita nascente, per non sopprimerla. E tutto ciò viene visto come un attacco a qualche “para-diritto” di… non si sa di chi, considerando che in Italia c’è la Legge 194 di cui molti italiani sono così orgogliosi.

Intanto il piccolo figlio, rifugiato e minacciato nel grembo materno, non ha nessuno che lo voglia difendere… O quasi. Penso che tutti i credenti nella vita dovrebbero ribellarsi dinanzi a una qualsiasi istituzione che non accetta neppure il diritto e la libertà a informare e anche a educare. Non si può tollerare in Italia una censura di questo genere. Ma perché non censurate tutte le istigazioni alla pornografia e alla violenza che certi mezzi di comunicazione promuovono? Ma perché non chiudete certi locali osceni o non andate a fermare i tanti fabbricanti di droghe e dipendenze varie? Se un manifesto fa così tanto scalpore è il grave sintomo che i reali processi democratici rischiano di lasciare il posto a nuove forme dittatoriali dalle quali presto non ci sarà più scampo.

Invito tutti coloro che possono a ribellarsi in modo non violento a questa autodistruzione di massa, senza il timore di esporsi perché il piccolo embrione è persona, è uno di noi, un essere vivente. E allora ha un senso firmare la petizione di CitizenGo. La “dolce morte” apparente è una falsità, ritenuta attendibile perché non si vede né si sente il gemito di quell’anima che, a ogni modo, non potrà essere spezzata da quelle tenaglie poste su quel corpicino così debole e poi scartato. La persona continua a esistere, aggiungendo con la sua carne martoriata ciò che mancava ai patimenti di Cristo (Col.1,24) . Da molti anni la Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi si ritrova a pregare in diversi ospedali d’Italia e del mondo nelle ore in cui le donne hanno appuntamento per l’ultimo saluto al loro piccolo. Don Oreste non si lasciò intimidire dalle minacce né dagli insulti ma promosse questa iniziativa andando controcorrente, con quella certezza interiore che si potesse provare, fino all’ultimo istante, a evitare l’aborto, la morte. Questa preghiera pubblica ha continuato a provocare irritazioni varie ma ciò che ci spinge ad andare avanti è anche una sola vita salvata all’ultimo istante da un genitore che ha ascoltato quell’Ave Maria, che è una supplica a non entrare in quel tunnel di morte. Ebbene, il miracolo è accaduto e si è ripetuto: queste vite, recuperate all’ultimo round, ci hanno spinto a proseguire in questa attività spirituale e in tante altre. Chissà che anche un meritevole manifesto possa servire a questo?

Editoriale di don Aldo pubblicato su Interris.it.

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