Disumanità partigiana

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In questi giorni vediamo sbandierare e denunciare una certa disumanità “partigiana” (nel senso di chi si schiera da una determinata parte) promossa da coloro che sembra vogliano mettersi appunto dalla parte degli indifesi. E’ bello, per un Paese democratico, osservare la mobilitazione di tante personalità e realtà sociali, anche cattoliche, e l’indignazione dinanzi ai morti nel mare, così come vedere i cristiani solidali e attenti verso i più deboli e indifesi. Infatti il credente dovrebbe sempre schierarsi col povero e il debole, in qualunque stagione, e farsi sentire con forza, mettendosi soltanto dalla parte del Vangelo, aldilà di chi sta governando in questo momento.

Fa comunque un certo effetto assistere al risveglio di alcune persone che, in nome dei profughi, inveiscono contro la politica del nuovo Governo; è strano ascoltare epiteti violenti e grida di ogni genere per affermare verità o comunque concetti pur legittimi ma esternati con una ferocia e un linguaggio così rabbioso che stride con il presunto obiettivo che si vorrebbe raggiungere. Un rancore talmente evidente che rischia di rendere poco credibile – se non contraddittoria – la volontà espressa di richiamarsi ai valori evangelici e farne la base delle proprie rivendicazioni. Presumo che le varie manifestazioni pro-migranti siano finalizzate ad aiutare l’attuale esecutivo a prendersi a cuore la vita di queste persone spesso utilizzate, in un modo o nell’altro, un po’ da chiunque per scopi che nulla hanno a che fare con la loro dignità. La ricerca sincera del dialogo con le istituzioni dovrebbe essere auspicata civilmente da coloro che vogliono farsi carico degli ultimi al fine di trovare le soluzioni più giuste di cui proprio loro hanno bisogno.

Certamente questa emorragia di umanità – come è stata definita – non mi sembra iniziata con l’epoca “salviniana” e tanto meno penso che la responsabilità di tali sciagure sia attribuibile alla classe politica attualmente al potere. Sarebbe una reale idiozia imputare le tragedie e i drammi dei popoli africani a un governo appena insediatosi dimenticando così i molti, troppi anni trascorsi assistendo inermi ai tanti morti nel cosiddetto “cimitero del Mediterraneo”. Forse qualche devoto o qualche altra realtà un po’ troppo politicizzata può negare, nell’ignoranza, le responsabilità di Paesi che si sono macchiati di sangue vero, quello causato da bombardamenti e occupazioni in quelle aree da cui tanta gente scappa e spesso muore.

La disumanità, quella più vera e crudelmente autentica, non viene mostrata in certi lager africani o nei deserti dove si può inciampare sugli scheletri o dove le persone muoiono perché i denari per le cure mediche sono finiti nelle tasche degli usurpatori. Molti, nel continente africano, continuano a essere schiavi delle Nazioni sfruttatrici grazie alle connivenze con quelle mafie spietate di cui nessuno però vuol parlare apertamente e chiamare per nome. Un silenzio complice che Benedetto XVI volle rompere coraggiosamente nel 2009, durante la sua visita in Africa. In quella occasione, il papa teologo indicò apertamente i mali concreti del Continente Nero che rappresentano la vera causa dell’attuale fenomeno migratorio: la rapacità delle multinazionali, le ricette economiche turboliberiste e la corruzione dei governanti locali. Ma i media mondiali e alcuni politici occidentali si interessarono alla visita papale soltanto per strumentalizzare su alcuni temi morali ignorando una diagnosi straordinariamente coraggiosa e che il tempo ha dimostrato essere drammaticamente veritiera.

E’ la solita storia del dito e della luna. La stessa che vediamo ripetersi oggi con le iniziative di chi lamenta “un’emorragia di umanità”, ma lo fa – per così dire – a “targhe alternate”. Disumanità, infatti, va gridata a coloro che pensano solo a speculare sui siparietti dei politici che si scontrano a distanza mentre la verità non abita di certo tra le “social-chiacchiere” ma in quei luoghi dove le ingiustizie sono purtroppo ordinarie. Vorrei vedere un’indignazione diversa che non si muove per il gusto di combattere un avversario politico bensì per farsi sentire contro quegli Stati che hanno dilapidato tutti i beni di quei popoli e contro quei governanti che usano e si arricchiscono sulla propria gente lasciandola nella miseria e nella disperazione.

Certo, anche l’Italia, la nostra Italia cristiana, non può vantare mani pulite nella tragica epopea colonialista. Al contrario, il nostro Belpaese non si può dire esente anche dai rigurgiti neocolonialisti del Secondo dopoguerra, avendo partecipato a quel sistema di spartizione delle aree di influenza commerciale che ha continuato a spolpare quel Continente nonostante la fine delle occupazioni occidentali.

Aldilà delle simpatie politiche, dunque, risulta davvero troppo semplicistico attribuire danni pregressi di tal fatta a Salvini o a Di Maio, assurti al governo del Paese da poco più di un mese. Qui non si tratta di promuovere le proprie appartenenze ideologiche, quasi sempre strumentali, ma di manifestare seriamente il buon senso per chi ci tiene realmente ad affrontare i drammi dell’umanità. Osservando certe ostentazioni, emerse solo in questo periodo, ci si domanda da cosa possano essere realmente motivate. Voglio sperare che lo spirito sia quello giusto, l’unico richiesto per una sincera battaglia da combattere non contro qualcuno ma a favore di coloro che di certo non ci chiedono di essere usati per interessi ed esibizioni personali. L’umanità ritornerà in salute soltanto abbattendo le mura delle sterili discordie al fine di ricostruire un futuro pacifico in cui sia anche rispettato quel sacrosanto diritto a non emigrare.

Editoriale di don Aldo pubblicato su Interris.it.

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