La necessità di uscire dalla spirale dell’odio

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

La Chiesa ha la missione di impegnarsi per una società fondata su verità e libertà, rispetto della vita, giustizia e solidarietà sociale. È su queste basi che Papa Francesco ha modificato il Catechismo definendo la pena di morte inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona. Il successore di Pietro, con il coraggio e la determinazione che lo contraddistinguono, ha ribadito la sua posizione per l’abolizione della pena capitale in tutto il mondo. Il Rescritto voluto dal Pontefice ha cambiato il paragrafo 2267 del Catechismo che, nella sua precedente versione, non escludeva la pena di morte contemplandola solo nel caso in cui fosse l’unico modo “per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”.

Più precisamente, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, ha spiegato che la nuova formulazione “esprime un autentico sviluppo della dottrina” e che “non è in contraddizione con gli insegnamenti anteriori del Magistero. Questi, infatti, possono spiegarsi alla luce della responsabilità primaria dell’autorità pubblica di tutelare il bene comune, in un contesto sociale in cui le sanzioni penali si comprendevano diversamente e avvenivano in un ambiente in cui era più difficile garantire che il criminale non potesse reiterare il suo crimine”. Il deposito della fede va custodito ma anche fatto progredire; la tradizione, in quanto dinamica e tesa al futuro, è un concetto che richiede uno sviluppo. Infatti il Papa, in occasione di un convegno organizzato dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, aveva affermato che la tradizione “non è come una coperta messa sotto naftalina”, ma “è viva, per sua stessa natura”, come ha insegnato e continua a insegnare il Concilio.

Giovanni Paolo II, nel Messaggio natalizio del 1998, aveva auspicato “nel mondo il consenso nei confronti di misure urgenti ed adeguate” per bandire la pena di morte; il mese successivo, negli Stati Uniti, aveva ripetuto e ampliato l’appello per la crudeltà e l’inutilità di una tale punizione. Anche Benedetto XVI aveva richiamato “l’attenzione dei responsabili della società sulla necessità di fare tutto il possibile per giungere all’eliminazione della pena capitale”. Questo deciso “no” alla pena di morte è un invito rivolto a tutti – sia cattolici sia coloro che non condividono la nostra fede – affinché le nuove generazioni vengano educate alla bellezza, alla profondità della vita umana e alla sua difesa. Le Nazioni e i governi sono sollecitati a creare le condizioni che consentano di eliminare l’istituto giuridico di tale pratica. D’altronde sono 57 gli Stati che mantengono in vigore la pena capitale, mentre 142 l’hanno abolita per legge. Senza dubbio, alla radice di questa rettifica del Catechismo è presente un cambio di paradigma: la pena di morte non viene posta in relazione alla difesa della vita innocente, ma in rapporto alla dignità dell’individuo.

C’è poi il superamento di una visione restrittiva che evidenzia come a nessuno possa essere tolta la possibilità di ravvedersi dell’errore che ha compiuto e quindi anche riabilitarsi e reintegrarsi nel tessuto sociale. Nonostante il reato gravissimo, ci deve essere sempre, in questo quadro, un’apertura che è fonte di speranza. La dignità dell’uomo deriva dalla sua identità di creatura amata da Dio; essa è indistruttibile, non dipende dalle sue capacità, dal posto sociale che occupa, dallo stato economico, dalla funzione che svolge e neanche dalle sue virtù; neanche i peccati che la persona può commettere o i delitti più orrendi possono cancellarla. E allora è importante adoperarsi perché la dignità rifiorisca, facendo scomparire il male che l’ha soffocata. Le tenebre non si dissipano con la violenza, ma si allontanano accendendo fari di luce. Uccidere, vendicarsi, rispondere con la stessa moneta, non è mai un segno di civiltà. L’esecuzione di un malfattore per il reato commesso potrà forse far esultare qualcuno, ma certamente non maturare l’umanità. La nostra società ha davvero bisogno di liberarsi dalla cultura di morte che la opprime e accogliere il fratello con giustizia e misericordia uscendo dalla pericolosa spirale dell’odio.

Editoriale di don Aldo pubblicato sul Corriere Adriatico del 5 agosto 2018.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *