Il traffico di esseri umani è un peso sulle coscienze

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Un flagello che interpella le coscienze di ogni individuo in tutto il globo. La Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che ricorre domani è l’occasione per non rimanere ancora una volta indifferenti dinanzi a un dramma vissuto da milioni di persone. La Chiesa di Papa Francesco, abbracciando i più deboli, sprona continuamente i governanti a combattere qualsiasi forma di oppressione e sfruttamento, nel rispetto degli insegnamenti evangelici. Questo appello va accolto pienamente sollecitando tutte le persone di buona volontà a compiere un passo verso chi soffre perché privato della propria dignità. A partire dal 27 luglio, per tutto il mese di agosto, la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha lanciato una campagna su internet per richiamare l’attenzione sul tema.

“Il lavoro di sensibilizzazione deve iniziare a casa, da noi stessi – ha affermato il Pontefice – perché solo in questo modo saremo in grado di rendere le nostre comunità consapevoli, motivandole a impegnarsi affinché nessun essere umano possa mai più essere vittima della tratta”. “Di fronte a questa realtà tragica – ha spiegato ancora Papa Francesco pochi mesi fa durante un incontro – nessuno può lavarsi le mani se non vuole essere, in qualche modo, complice di questo crimine contro l’umanità. Questo lavoro immenso, che richiede coraggio, pazienza e perseveranza, ha bisogno di uno sforzo comune e globale da parte dei diversi attori che compongono la società”. Secondo un recentissimo rapporto redatto da Save the children, tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta.

L’Ong ha evidenziato l’emersione del fenomeno del “survival sex”, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per attraversare la frontiera oppure per reperire cibo o un posto dove dormire. È il caso delle ragazzine a Ventimiglia, al confine italo-francese, costrette a vendersi per guadagnare somme tra i 50 e i 150 euro così da pagare i cosiddetti “passeurs”. Migliaia di minori risultano, ad oggi, irreperibili nel nostro Paese: sono tutti quei giovanissimi che hanno abbandonato le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti e ora sono diventati “piccoli schiavi invisibili” esposti a enormi rischi. A livello mondiale si stima che, solo nel 2016, quasi 10 milioni di bambini e adolescenti (in Europa 3,6 milioni) siano stati ridotti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Per contrastare i terribili danni causati dallo stretto connubio tra mafie, traffico di esseri umani e mercato della prostituzione gli encomiabili sforzi attuati dalle forze dell’ordine devono essere accompagnati da interventi legislativi.

La presente situazione richiede una speciale attenzione, da parte di ogni cittadino, affinché la giustizia divenga più umana promuovendo leggi a tutela della dignità dell’essere vivente, altrimenti si rischia di creare una società tecnocratica senza pietas e senza cuore. Sarebbe importante adottare il “modello nordico”, introdotto per la prima volta in Svezia nel 1999 e recentemente operativo anche in Francia e Irlanda. Si tratta di una normativa che prevede il principio di punibilità del cliente (attraverso una multa o altra sanzione penale) che acquista una prestazione sessuale a pagamento considerandolo complice e motore dello sfruttamento. Alla donna, invece, vengono offerti precorsi di reinserimento sociale che le permettano di uscire dalla prostituzione. La pace, secondo il Vangelo, è una realtà imprescindibile dalla giustizia; quando questa manca, inevitabilmente nascono conflitti, contrarietà, guerre. Non solo sul piano internazionale, ma anche tra singoli individui. I cristiani comincino, partendo da loro stessi, a chiedere perdono del male procurato ai figli di questo tempo e, nonostante i limiti e le debolezze, si spendano realmente per costruire dei ponti verso il prossimo, vicino e lontano, realizzando la “globalizzazione della solidarietà” anziché quella dell’indifferenza.

Editoriale di don Aldo pubblicato sul quotidiano Corriere adriatico del 29 luglio 2018.

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