Archivio della Categoria 'Si Salvi Chi Può'

La Quaresima per riflettere

Lunedì 22 Febbraio 2010

Pubblichiamo l’articolo di don Aldo Buonaiuto tratto dal Corriere Adriatico di domenica 21 febbraio.

E’ già iniziato per i cristiani il cammino quaresimale: un percorso che durerà quaranta giorni portandoci alla gioia della Pasqua e cioè del grande passaggio tra la morte e la vita, tra il peccato e l’amore di Cristo risorto. Questo tempo viene definito come un momento di grazia perché invita l’uomo a riconoscersi figlio, a mettersi in un serio ascolto del Vangelo. Gesù ci accompagna con la Sua vita e il Suo esempio mostrandoci quel vero bene e quella vera pace di cui ogni uomo ha veramente bisogno. Attraverso questo itinerario spirituale possiamo scoprire di non essere soli ma avvolti da questa grande luce che è il dono della fede.

L’incontro con il Verbo incarnato diventa sempre più necessario, un bisogno per cambiare, migliorare e correggere ciò che non si concilia con l’amore. La conversione del cuore è quindi la grande sfida per questo “tempo favorevole” dove il cammino umano e cristiano viene provato e verificato alla luce degli insegnamenti di Cristo e della Chiesa. “Convertirsi – ha detto il Papa nell’omelia del mercoledì delle ceneri – significa cambiare direzione nel cammino della vita … è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio.” Purtroppo questi richiami sembrano cadere realmente nel baratro della grande disattenzione così presente nella società odierna. L’uomo, e quindi anche il cristiano, è molto spesso distratto, confuso e contraddittorio. Si assiste molto spesso al dramma del disvalore delle parole che perdono sempre più di significato. Non si è più credibili, proprio perché le tante parole che si spendono, le promesse, fino ad arrivare ai buoni propositi, non trovano poi nessun minimo riscontro nella realtà. L’incoerenza si moltiplica diffondendo anche tanta insicurezza e rabbia. Il cristianesimo non può mai ridursi ad una filosofia di vita come le tante che, nel corso della storia, hanno illuso e stanno illudendo l’umanità. Per il cristiano la conversione non è una semplice decisione morale o un imperativo categorico, che corregge la sua condotta di vita. Essa è una scelta di fede che lo coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù. Il mondo di oggi ha bisogno di incontrare testimoni del Vangelo, uomini dello Spirito, persone che non si compromettono con la mediocrità di una società secolarizzata, discepoli sinceri che non rinunciano più e non possono fare a meno di seguire e servire il Signore. Il tempo della Quaresima dovrà essere l’occasione per tornare ad insegnare nelle famiglie, nelle scuole, nei posti di lavoro ed ovunque ci si trovi quel senso di appartenenza al Signore Gesù, che fa nascere la condivisione e il servizio verso gli altri. Siamo certi che gli spazi aridi e deserti dell’indifferenza e del risentimento che invadono ogni giorno un mondo sempre più bisognoso di amore e di giustizia potranno essere colmati dalla vera speranza che non delude: Cristo Gesù.

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Halloween, ricorrenza pagana e anticristiana

Lunedì 26 Ottobre 2009

Tratto dalla rubrica Si Salvi Chi Può del Corriere Adriatico del 25 ottobre 2009.

Scheletri e fantasmi, maschere mostruose e zombi insanguinati, coltelli affilati e zucche vuote, stazionano in questi giorni nei negozi, nelle case e nelle scuole delle nostre città. Il fenomeno Halloween, violentemente approdato nella nostra realtà sociale, sembra non lasciar più scampo. Durante il Samain la casta sacerdotale dei Druidi compiva cerimonie orgiastiche e offriva sacrifici, anche umani, per ingraziarsi gli spiriti delle tenebre.
Anche oggi i ragazzini vanno in giro a bussare alle porte delle case ripetendo la formula “trick or treat”, rievocando questo stesso antico rituale. La frase, dietro all’innocente significato di “dolcetto o scherzetto”, nasconde quello originario di “maledizione o sacrificio”. Infatti le persone che non sacrificavano qualcosa ai Druidi venivano maledette. Sulla zucca che ha la forma di una testa di morto esistono invece diverse leggende. Una di queste racconta la vicenda dell’irlandese errante Jack O’Lantern che aveva cercato di ingannare il diavolo e che si trova a vagare senza fine tra l’inferno e il paradiso con la faccia in fiamme. Ai nostri giorni per molti satanisti e stregoni il 31 ottobre è la notte più importante dell’anno, cioè il grande sabba, il capodanno satanico. L’evento di Halloween diventa così il modo per promuovere tali aberrazioni: un parvente appuntamento di marketing si trasforma in un business dell’occultismo e quindi in un veicolo per tutte quelle terribili realtà magico-esoteriche che vorrebbero prepotentemente sostituirsi alle grandi religioni monoteiste. Le sette occulte, le psicosette, i gruppi pseudo religiosi esultano perché sono giorni estremamente propizi per adescare e reclutare nuovi adepti. Di fronte a ciò, spesso i cattolici restano inermi, in “santo silenzio”, aderendo acriticamente all’orrore che questa ricorrenza si porta dietro. Il disegno, tutt’altro che innocente e casuale, è di desacralizzare, profanare e boicottare la ricorrenza in cui vengono ricordati i martiri, nella celebrazione che anticipa la memoria di tutti i defunti del 2 novembre, ridicolizzando così il principio cristiano della comunione dei santi. Inoltre, in questo modo, le nuove generazioni vengono iniziate al culto dell’orrore e della violenza. Si cerca di rendere “normali” e divertenti figure orride e ripugnanti come vampiri, streghe e demoni, creando una certa assuefazione a tali “scenari di morte” con la “scusa” di voler esorcizzare e superare la paura della morte. Se il mostruoso diventa carino, il terrificante piacevole, il ripugnante esaltante, il demoniaco simpatico, il passaggio successivo è la perdita di una precisa demarcazione tra ciò che è bene e ciò che è male. Non è certo un caso che Benedetto XVI, proprio all’inizio del suo pontificato, ha indicato nella “dittatura del relativismo” una delle gravi malattie del nostro tempo. Comunque è vergognoso ascoltare cattolici impegnati, preti compresi, difendere e promuovere più la pseudo festa di Halloween che la vigilia di tutti i santi. Quest’ultimi, siamo certi, non sono stati fantasmi!

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Politici, imparate da Obama

Lunedì 8 Giugno 2009

Tratto dalla rubrica “Si salvi chi può” del Corriere Adriatico.

La visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in Egitto ha avuto un risalto più forte di quello che ci si aspettava. E’ stato il discorso pronunciato all’Università del Cairo a riscuotere un particolare plauso ed apprezzamento. I primi a riconoscere ed approvare le sue parole sono stati proprio i musulmani che da ogni parte del mondo hanno esternato commenti molto favorevoli. E’ la prima volta che un presidente Usa elogia l’Islam e ne riconosce i grandi contributi apportati nella storia. Obama, pur dichiarandosi cristiano, ha voluto evidenziare tutti quegli aspetti positivi che il mondo islamico può continuare a realizzare anche nell’attuale società. Anche l’Osservatore Romano ha espresso come il presidente degli Stati Uniti “si è spinto al di là delle formule politiche, evocando comuni interessi concreti in nome di una comune umanità… senza chiudere gli occhi di fronte alle divergenze e alle tensioni, senza eludere i pregiudizi e i problemi”. Bisogna render merito al primo presidente afroamericano di una nazione multietnica e multiculturale come quella statunitense di non aver evitato il confronto, spesso doloroso e difficile, col mondo dell’Islam. Il leader americano ha trattato tutti i temi, anche quelli più scottanti, con chiarezza e concretezza, mostrandosi aperto al dialogo e pronto a fare autocritica riguardo agli sbagli finora compiuti dagli Stati Uniti. Il “mea culpa” del responsabile di un Paese tanto influente quanto “aggressivo” come quello americano è un elemento molto importante soprattutto se ciò è accompagnato da un chiaro intento di cercare vie diplomatiche per la risoluzione dei conflitti e dalla volontà di non imporre sistemi di governo ad altri Stati. Una delle questioni che Obama ha più volte analizzato nel corso del suo lungo intervento è stata quella dell’eterno conflitto israelo-palestinese, certamente uno dei nodi cruciali per assicurare pace e stabilità ad una buona fetta del mondo islamico. Ripetuti sono stati gli inviti a cercare ponti di ascolto, intesa e convergenza tra i popoli, tenendo conto delle differenze, ma al contempo rispettando la dignità di ogni uomo. Citando diversi brani del Corano ed indicando i giovani di ogni fede e di ogni Paese come coloro che più di tutti possono cambiare il mondo, il presidente americano certamente si è ingraziato la maggioranza degli uditori, ma allo stesso tempo ha poggiato il suo discorso su basi solide e condivisibili. E’ stata una lezione di capacità e volontà di dialogare: chissà quando i nostri politici impareranno a fare altrettanto. E’ certamente encomiabile l’appello di Obama di “fare agli altri quello che si vorrebbe che gli altri facessero a noi”, come principio comune a tutte le religioni. Indubbiamente, sebbene ci siano evidenti motivazioni politiche ed economiche, vogliamo credere che il bene si costruisca anche così: buoni propositi a cui fa seguito l’impegno e il desiderio per realizzarli.

DI DON ALDO BUONAIUTO

 

 

 

 

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Grave l’emergenza educativa

Lunedì 1 Giugno 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

L’emergenza educativa continua ad essere il principale tema di discussione della Chiesa Cattolica, dal Santo Padre ai vescovi italiani riuniti in questi giorni nella 59esima Assemblea Generale della Cei. L’intervento pronunciato da Benedetto XVI durante l’incontro con i membri dell’Assemblea ha proprio evidenziato come “un vero educatore mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità ed esemplarità nel compito di educare quanti gli sono affidati”. Anche l’attenzione alle famiglie e alle fasce più deboli della società è stata al centro del dibattito tra i vescovi che hanno ribadito ancora una volta l’importanza della “promozione di una diffusa mentalità a favore della vita in ogni suo aspetto e momento”. La crisi finanziaria ed economica, che ha investito tutto il mondo e si è legata anche ai tristi episodi del terremoto in Abruzzo, dove non è mancata la forte solidarietà del mondo cattolico anche attraverso la Colletta nazionale indetta dalla Cei, ha dato la possibilità di rinnovare quei valori, così presenti nella nostra cultura, di collaborazione e assistenza nei confronti delle persone più bisognose. Tra queste, oltre ai nostri connazionali, non vanno dimenticati i più poveri, i disperati, coloro che vengono comunemente definiti come clandestini. In merito alla “prassi controversa” dei respingimenti di immigrati dalle coste italiane è stato forte il richiamo a non dimenticare mai il valore e la dignità di ogni vita umana. E allo stesso modo, il servizio nei confronti del povero, dell’immigrato e del senza fissa dimora non può essere distinto dalla salvaguardia dell’esistenza che è sacra fin dal suo nascere e quindi da quando il primo zigote si forma nel grembo materno. Qualsiasi forma di attentato alla vita, dall’aborto all’eutanasia, deve essere sempre denunciato come un delitto insopportabile che il cristiano non può mai tollerare né accettare. La solidarietà e l’amore gratuito sono tra i punti più autentici e al contempo scomodi del Cristianesimo perché si basano su di un’antropologia che guarda al concetto di persona, contrapposto all’individualismo esasperato che si impone a livello planetario. Fanno sicuramente pensare e anche preoccupare le affermazioni dello stesso presidente della Cei nel dichiarare l’esistenza di potenti lobby finanziarie, a livello mondiale, operanti contro il Sommo Pontefice e il magistero della Chiesa Cattolica. Tale avversione si respira anche ascoltando, in questo periodo, quei tanti “politicanti” che ancora non hanno capito che la gente è stanca di coloro che sanno soltanto demolire. In questa domenica di Pentecoste, però, vogliamo ancora imparare a sperare attraverso l’opera dello Spirito Santo, terza Persona della Trinità, che non è una semplice energia, come alcuni teologi provano ad insinuare. Lo Spirito è invece la presenza reale di Dio.

DI DON ALDO BUONAIUTO

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La cultura dell’amicizia

Lunedì 25 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Oggi si celebra la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato al tema delle “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Questa è la 43esima giornata che la Chiesa Cattolica promuove per approfondire, informare ed insegnare il valore e la forza che possono avere le nuove tecnologie quando vengono usate correttamente. Il Papa si rivolge alla generazione digitale evidenziando quanto queste nuove tecnologie “determinano cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani” sottolineando la particolare importanza ed incisività che hanno sul mondo giovanile a suo “agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione”. Il cristianesimo non può ritirarsi davanti alle nuove e concrete opportunità di un mondo che le nuove scoperte scientifiche hanno contribuito a rendere ancor più complesso e multiforme, sebbene spinte laicistiche vorrebbero relegare la Chiesa in ambiti marginali ed ininfluenti. E’ fondamentale riconoscere questi nuovi mass media come strumenti importanti per aiutare i Paesi più poveri ad uscire dall’emarginazione e dalla povertà in quanto la comunicazione è sempre promotrice di socializzazione, cultura e progresso. L’informazione che passa attraverso internet si pone come una sfida educativa per annunciare e infondere i valori fondamentali dell’esistenza, ma anche la promozione della fede e dei principi religiosi: “coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana”. E’ compito degli educatori formare e vigilare ad un utilizzo corretto e misurato delle nuove tecnologie digitali affinché le nuove generazioni non cadano nelle trappole di coloro che invece abusano di tali mezzi per adescare persone fragili verso surrogati o espliciti spazi di violenze e di morte. Le famiglie non devono lasciare soli i propri figli dinanzi ad una macchina che, specialmente per i minori, può essere fonte di gravi turbamenti fino a diventare minaccia per l’incolumità fisica e psichica della persona. Le moderne comunicazioni non devono però dimenticare la forza, la bellezza e l’importanza dell’incontro, non virtuale, tra le persone che si parlano ascoltando la voce, il suono, l’espressività e tutto ciò che si può sentire e sperimentare soltanto attraverso le relazioni interpersonali e dirette. Internet non deve quindi rappresentare una scappatoia per coloro che hanno difficoltà nel dialogare, nell’affrontare la realtà e la vita, nel porsi in ascolto della diversità degli altri. Questo strumento, nella misura in cui viene usato intelligentemente può aiutare l’individuo e la collettività.

DI DON ALDO BUONAIUTO

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I clandestini sono disperati

Lunedì 18 Maggio 2009

 Tratto dalla rubrica Si Salvi chi può del Corriere Adriatico

Il disegno di legge sulla sicurezza che prevede il reato di clandestinità sembra ormai orientato verso l’approvazione definitiva. E’ molto triste che alcune norme, così ingiuste, possano diventare leggi di un Paese civile. L’immigrato irregolare nella maggioranza dei casi è un disperato che fugge dalla povertà e dalla violenza. E’ assurdo pensare che per garantire la sicurezza di un Paese si debbano combattere ed osteggiare proprio le persone più inermi, coloro che sono sprovvisti di tutto, anche dei mezzi di sostentamento primari. Anziché operare per la difesa della dignità di ogni persona, indipendentemente dal ceto sociale e dalla Nazione di provenienza e garantire giuste pene per chi si rende responsabile di reati gravi, siamo giunti a trattare i migranti come dei criminali rischiando così di inasprire ancora di più ostilità, risentimento ed oppressioni.La questione della criminalizzazione dello straniero è un vero e proprio “peccato originale” che può macchiare indelebilmente la legislazione italiana, per usare le parole di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti. Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua viva preoccupazione per il diffondersi di una “retorica intollerante e xenofoba” molto pericolosa per la stabilità e la convivenza civile dell’Italia.Sarebbe bene che i nostri rappresentanti del Senato riflettano con piena onestà morale su un tema così importante prima di approvare definitivamente una legge così controversa confrontandola alla luce delle comuni radici cristiane del nostro popolo. Tale avvenimento provocherà nuove forme di disperazione e di persecuzione: gli emarginati e gli ultimi non solo troveranno steccati fisici ed ideologici pronti a fermare, imbrigliare e togliere la speranza, ma dovranno subire l’aumento di intolleranze e di razzismo. I noti “respingimenti” dei barconi di disperati verso la Libia, eseguiti in questi giorni dalle autorità italiane, sono l’ulteriore conferma di un clima che è l’opposto dell’accoglienza e dell’amore gratuito nei confronti di tanti esseri umani in difficoltà. E’ un allontanare l’altro a priori, senza nemmeno conoscere le ragioni per le quali sta bussando alla nostra porta. A tale proposito si è espresso l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiedendo all’Italia di riammettere quelle persone rinviate dal nostro Paese e identificate dallo stesso Commissariato quali individui che cercano protezione internazionale e riaffermando che “il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, anche in alto mare”. E’ esperienza di tante associazioni di volontariato e noto a numerose persone che vivono accanto agli immigrati come proprio coloro che vengono giudicati un ingombro si rivelino invece una risorsa insostituibile.

DI DON ALDO BUONAIUTO

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ALLA PACE SERVE IL DIALOGO

Giovedì 14 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Il dialogo è sempre il primo e il più importante passo per la costruzione della pace e della libertà. Quando gli uomini e le società rinunciano ad incontrarsi e non accettano di ascoltarsi spingono l’umanità verso la divisione, l’intolleranza e l’ignoranza. I conflitti di civiltà si espandono proprio a causa del rigetto di un dialogo che invece risulta insostituibile per conoscersi e superare le paure delle diversità. Il Santo Padre Benedetto XVI ha creduto fortemente e ha tanto desiderato questo viaggio, coraggioso e rischioso, in Terra Santa per affrontare i grandi temi dell’unione e del dialogo interreligioso. I cristiani perseguitati possono ritrovare in questo abbraccio del proprio Pastore conforto, speranza e forza per non continuare ad abbandonare i luoghi santi dove Gesù è vissuto e dove la Chiesa si è plasmata. Grande accoglienza ha già ricevuto dal re di Giordania Abdallah II e dal suo popolo che hanno accolto il Papa con grande solennità e riconoscimento, come uomo e capo della chiesa cattolica venuto a portare parole di riconciliazione tra popoli e religioni diverse e “come pellegrino per venerare i luoghi santi… benedire le prime pietre delle chiese che saranno costruite sul luogo tradizionale del Battesimo del Signore”.Il Pontefice ha già ribadito anche l’importanza della libertà religiosa come un diritto fondamentale per il rispetto di quei diritti inalienabili della dignità di ogni uomo e di ogni donna, affinché tale libertà insegni alle tre religioni monoteiste un dialogo rispettoso. Anche l’incontro con i capi religiosi mussulmani ha una sua grande importanza perché segna un ulteriore passo in avanti nel colloquio tra Cristianesimo ed Islam. La prima sosta nel paese giordano ha quindi questo particolare significato, ponendosi così in prima linea nelle iniziative a favore della pace e del dialogo interreligioso. Sono state molto belle e profonde le parole del Santo Padre nella prima tappa del suo pellegrinaggio in Terra Santa visitando il Centro “Regina Pacis” dove ha ricordato di essere venuto in Medio Oriente per pregare “per il regalo prezioso dell’unità e della pace… la pace per gli individui, i genitori, i figli, per le comunità, pace per Gerusalemme, per la Terra Santa, per la regione, pace per l’intera famiglia umana; la pace durevole generata dalla giustizia, dall’integrità e dalla compassione, la pace che sorge dall’umiltà, dal perdono e dal profondo desiderio di vivere in armonia come un’unica realtà”. Nonostante tutti i rischi e gli ostacoli di questo impegnativo pellegrinaggio il successore degli Apostoli non si è risparmiato nel desiderio di incontrarsi con la gente comune, con i disabili, con i giovani come avviene in tutti i viaggi papali. L’esempio, l’amore e la sfida di riunire i popoli sotto l’unico Dio fa sentire e comprendere la grandezza e l’intelligenza spirituale di un uomo che superando le critiche e le paure umane continua a stupire il mondo testimoniando la forza del Vangelo.

DI DON ALDO BUONAIUTO

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COMBATTIAMO LA CATTIVERIA

Mercoledì 13 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Solitamente si afferma che la cattiveria umana spesso non ha limiti. L’uomo infatti quando cova nel proprio cuore la rabbia, l’invidia, la gelosia, l’odio e la vendetta può diventare incredibilmente cattivo e “duro di cuore”. La malvagità è sempre più presente nei modi dell’agire quotidiano e la si sente come presenza abituale quasi in ogni circostanza e in ogni gesto. Gridare e disprezzare ad alta voce, dinanzi a chiunque, non fa più scalpore né meraviglia, così diseducati da tanti falsi modelli, come quelli dei reality, che mostrano adulti inferociti gli uni contro gli altri, anche per questioni di poco conto. L’uomo che esprime con i suoi comportamenti questo condizionamento, è sempre più insoddisfatto ed inquieto, suscettibile e arrogante mostrando le ferite che gli provengono dal male della sua anima. Il bene fa sempre meno notizia e pochi sono coloro che amano parlare della cose belle e semplici in quanto ritenute banali, mentre qualsiasi realtà limitante, difettosa, sbagliata e malvagia riesce a circolare con una rapidità inaudita, trasformando la verità stessa in esagerazione, invenzione e a volte in una vera e propria condanna dell’altro. Sfortunatamente molti sembrano divertirsi nel compiere il male e nel fabbricare croci insopportabili imponendole sopra le spalle dei più deboli. Si può essere cattivi anche pensando di compiere il bene e la giustizia e questo accade quando si giudica superficialmente senza conoscere, quando ci si affida alle chiacchiere e alle maldicenze e quando si soffre per invidia dei talenti altrui o per pura ignoranza. Il cattivo in fondo è sempre un uomo ferito dalla propria storia che ha bisogno di sprigionare la sua rabbia su qualcuno. Anche l’ozio e la pigrizia possono generare comportamenti malsani escogitando come fare del male, come fomentare mormorazioni e soprattutto erigendo a sistema la propria indifferenza. Purtroppo anche i cristiani, compresi i più impegnati, rischiano a volte di scandalizzare il prossimo dando il meglio di sé, con atteggiamenti di incontrollabile irascibilità e prepotenza. Chi urla di più pretende vanamente di imporre la propria ragione e chi rinuncia al dialogo è perché non ha elaborato scelte di senso che diano significato alle proprie posizioni. Di certo avremmo bisogno di essere un po’ tutti costruttori di pace e di amore ricordando le parole di quel grande inno alla carità, scritto da San Paolo, il quale afferma che se anche qualcuno avesse eccezionali doni, ma non avesse la carità, sarebbe un nulla. L’uomo buono è la vera risposta per costruire relazioni di verità e di giustizia. La bontà non gode mai di chi sbaglia e non si compiace mai delle debolezze altrui. L’uomo buono non finge di aiutare ed amare, non conosce l’ipocrisia e soprattutto non si allea con le combriccole delle maldicenze. La bontà è l’esatto opposto della cattiveria e questa la si respira dallo sguardo e dal modo di porsi. L’uomo conosce soltanto quando ama e la bontà insita nel cuore e nella mente procura fiducia e stabilità.

DI DON ALDO BUONAIUTO

 

 

 

 

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SCUOLA E RELIGIONE

Mercoledì 13 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

 

Il meeting degli Insegnanti di religione che si è svolto nei giorni scorsi a Roma ha dato la possibilità di incontrasi sull’importante tema della scuola e del suo rapporto con l’educazione cattolica. Il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto molti spunti di riflessione sulle problematiche dell’insegnamento considerando il binomio religione-laicità dello Stato. In uno dei punti fondamentali del suo intervento il Presidente della Cei ha affermato come non sia importante che l’alunno aderisca o meno al credo religioso cristiano ma che “conosca, studi e percepisca il significato dei valori che scaturiscono da questa fede, riconoscendo che si tratta di valori generalmente vissuti e condivisi e che nel nostro Paese sono parte integrante del patrimonio storico culturale, capace di sviluppare attraverso gli interrogativi di senso, nuove sensibilità, in ordine alla ricerca della giustizia e della verità, per tutti gli uomini”. Gli studenti che professano un altro credo hanno la possibilità di conoscere la religione cattolica integrandosi ad una più profonda comprensione della cultura italiana ed europea. Il cristianesimo è un fattore fondamentale e imprescindibile nella storia del nostro Paese nonostante ci sia qualcuno che continui a rinnegare le proprie origini tentando di estromettere Dio dalla storia, relegandolo in qualche cantuccio. L’istituzione scolastica, elemento vitale per la formazione delle nuove generazioni, non può essere vista come un’azienda o un luogo di produzione bensì come un luogo di crescita e di educazione ai valori più autentici. Solo in tal modo all’interno delle scuole, come nella famiglie ed in tutta la società il più debole e il più bisognoso di aiuto, diventano risorse e non ostacoli, in un nuovo modo di impostare il cammino scolastico e la vita quotidiana. E così sono proprio i più piccoli a diventare i primi educatori di una scuola che dovrebbe avere come principio basilare la gratuità dell’educazione al posto degli attuali meccanismi di profitto e di consumismo. Se l’educazione è fondata sulla gratuità, riconosce i doni e le risorse contenuti in ogni persona, educando davvero e facendo sentire la persona amata e libera di sentirsi se stessa. La “scuola del gratuito” forma innanzitutto insegnanti, chiamati a diventare maestri di vita e di relazione, cooperando al fianco dei genitori anch’essi bisognosi di sentirsi compartecipi dell’educazione che viene data ai propri figli. Mi hanno molto colpito le parole pronunciate ieri dal Papa proprio dinanzi ai professori di religione quando ha dichiarato che “l’insegnamento della religione cattolica favorisce la riflessione sul senso profondo dell’esistenza, aiutando a ritrovare, al di là delle singole conoscenze, un senso unitario e un’intuizione globale. Ciò è possibile perché tale insegnamento pone al centro la persona umana e la sua insopprimibile dignità, lasciandosi illuminare dalla vicenda unica di Gesù di Nazaret, di cui si ha cura di investigare l’identità, che non cessa da duemila anni di interrogare gli uomini”.

Di don Aldo Buonaiuto

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GRANDE IL VALORE DELLA VITA

Martedì 28 Aprile 2009

Tratto dalla rubrica “Si salvi chi può” del Corriere Adriatico

Il Senato ha approvato a larga maggioranza il disegno di legge sul biotestamento, compiendo un primo significativo passo per disciplinare una materia così importante e delicata. Se passerà la seconda fase alla Camera per la definitiva approvazione, vedremo il diritto alla vita affermarsi contro ogni logica di morte e di eutanasia. Il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha recentemente dichiarato come debba essere la politica ad “agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge” adatto ad evitare avventure analoghe a quella di Eluana. Per il cardinale “qualunque deriva eutanasica, per quanto tecnicamente circoscritta o concettualmente edulcorata, è in realtà per gli uomini d’oggi, se ci si pensa bene, una falsa soluzione”. Questioni fondamentali come l’uguaglianza e la dignità di ogni persona, soprattutto nelle situazioni in cui è più debole, non dovrebbero dividere, ma unire tanto la politica quanto la società. Le tante dispute avvenute anche tra gli onorevoli cattolici dimostrano ancora una volta come spesso siano le leggi di partito a dettare la vita morale ed etica di un Paese; e così c’è chi parla di legge “violenta e traditrice” e di negate risposte alle richieste del popolo italiano che voleva una legge per la libertà. Ma allora è giusto domandarsi: in nome di quale libertà si può calpestare e disprezzare la vita dei più deboli, dei più poveri, di chi è così invisibile che quasi chiede scusa di esistere? Nel disegno di legge è prevista la Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat), della validità di cinque anni, nella quale non rientrano alimentazione e idratazione e non potranno esservi contenute indicazioni che si configurino come eutanasia o suicidio assistito. In tal modo si considera la possibilità che dal tempo della sottoscrizione della dichiarazione all’eventuale applicazione, la medicina abbia compiuto dei progressi. Con questa norma in Olanda i malati di Aids sottoposti alla “dolce morte” ora sarebbero vivi in quanto gli attuali farmaci sono enormemente più efficaci di quelli di un tempo. In nome di quale libertà si può lasciare una persona a denutrirsi, assecondandola addirittura a privarsi del cibo come avviene per i malati di anoressia? E’ triste vedere come il valore della vita è sempre più svilito e disprezzato, dal suo concepimento fino alla sua conclusione: in Gran Bretagna l’aborto è divenuto oggetto di campagne pubblicitarie e gli spot televisivi sui preservativi sono trasmessi in fascia protetta. Di fronte a tutto ciò noi cristiani siamo chiamati a non arrenderci e a non cedere ad un mondo che vorrebbe mercificare e denigrare tutto, anche l’impareggiabile dono dell’esistenza umana. Coloro che insultano la Chiesa e il mondo cattolico dimostrano la debolezza delle proprie ragioni…ma speriamo che anche a costoro la vita insegnerà qualcosa.

DI DON ALDO BUONAIUTO

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UN APPELLO PER I TERREMOTATI

Martedì 28 Aprile 2009

 

Tratto dalla rubrica “Si salvi chi può” del Corriere Adriatico

La Chiesa italiana, in questa domenica, lancia un appello a tutti i cristiani perché si mobilitino per aiutare le tante vittime del terremoto che ha colpito l’Abruzzo. La colletta nazionale organizzata oggi, assieme ai cinque milioni di euro stanziati dalla Cei e ai contributi provenienti dalle realtà diocesane e internazionali, è stata pensata per concretizzare precisi progetti di ricostruzione delle zone devastate. Ogni cristiano per mezzo di questa iniziativa ha l’opportunità di condividere ed alleviare le sofferenze dei terremotati attraverso questo gesto concreto ma essenziale per ridare speranza a chi ha perso tutto. Attraverso i fondi raccolti si punterà anche alla riedificazione di strutture polivalenti utili alla popolazione per riunirsi in assemblea, dibattere e far festa. Si tratterà di fabbricati utilizzabili come luogo di culto di domenica, come scuole e sale per il consiglio comunale durante la settimana. Per tentare di ridare fiducia alle popolazioni coinvolte dal sisma sono in corso d’opera opportuni programmi per la progettazione sociale ed il sostegno, attraverso il microcredito, di cooperative orientate all’agricoltura biologica e al turismo. Il mondo cattolico continua a mobilitarsi sentendosi coinvolto a restituire almeno l’indispensabile a quanti hanno perso, nella notte tra il cinque e il sei aprile, non solo la casa, ma anche i propri cari. Ora dopo aver visto dai teleschermi le persone straziate dal dolore raccontare di come hanno perso i propri familiari, dopo aver visto i tanti volontari coraggiosi estrarre dalle macerie persone ancora vive, siamo chiamati tutti a dare il nostro reale aiuto. Le tante immagini e storie rimangono vive in noi, come quello della giovane ragazza rimasta per quasi due giorni “sepolta viva nella sua casa e come la commovente vicenda della suora che con il suo abito ha salvato cinque bambini coprendoli e impedendo così che respirassero le polveri durante il crollo. La solidarietà e la tenacia dei più ha mostrato ancora una volta come questo nostro popolo italiano sia in grado di unirsi e di rafforzarsi dinanzi ai momenti più drammatici della vita. L’inaspettato terremoto ha sicuramente sconvolto tante famiglie ma in questo momento si sta anche cercando di recuperare quel forte senso di appartenenza di una città, provincia e diocesi che hanno molta voglia di rinascere. Il rischio però degli approfittatori e dei speculatori già è purtroppo emerso come quello degli sciacalli e di coloro che sono esperti nel prendersi gioco dei disperati. Anche i politici devono stare attenti a non cadere dentro questo vortice, triste e vergognoso che può spingere chiunque abbia interessi di diversa natura a coglierne il “momento opportuno”. Spero che non si dimentichi invece la lezione più cruda ma anche la più vera: la precarietà della vita, la sua irripetibilità, il dono unico che non è però nelle nostre mani e quindi la consapevolezza di saper dire grazie e di apprezzare quello che abbiamo, anche se poco.

 

 

 

 

 

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I CRISTIANI RITROVINO GESU’

Martedì 28 Aprile 2009

 Tratto dalla rubrica “Si salvi chi può” del Corriere Adriatico

Con la domenica delle Palme inizia la Settimana Santa: giorni importanti per i cristiani che, rinnovando nella fede le scelte di ogni giorno, hanno l’occasione di recuperare il proprio rapporto con Gesù. Pasqua significa “passaggio” e quindi è il tempo propizio per passare dal peccato alla grazia, dall’angoscia alla speranza, dalla sofferenza alla gioia, dalla morte alla vita. Coloro che hanno ruoli di responsabilità e si dichiarano cattolici hanno l’obbligo morale di dare speranze e risposte a questi ultimi, ai disperati e alle persone più deboli. Gesù muore e risorge come risposta concreta nella storia per spezzare le catene di chi iniquamente ogni giorno fabbrica croci pesanti da imporre sulle spalle dei più poveri. Quando la società non riconosce il diritto e la giustizia diventa complice di sofferenze e di morte commettendo un grave peccato sociale perché pur conoscendo preferisce far finta di non capire e pur vedendo preferisce non intervenire. Il cristiano desideroso di impegnarsi in questa opera di trasformazione e di conversione accogliendo sinceramente l’altro, rende veramente la Pasqua un inno alla vita e alla liberazione dell’uomo dal suo errore. La Settimana Santa risveglia le coscienze di tutti provocandoci ad un grande salto di qualità nella fede: divenire portatori di speranza, costruttori di pace e annunciatori di quell’unica verità che libera l’uomo dalle proprie prigionie. Proprio nella settimana trascorsa mentre i grandi della Terra si sono interrogati sulle misure da intraprendere per risolvere la grave crisi economica e la conseguente instabilità a livello mondiale, il Santo Padre, rintracciando in avarizia ed idolatria le cause che oscurano il vero Dio e contribuiscono ai dissesti finanziari, ha ribadito che “la giustizia non si può creare solo con modelli economici buoni che pure sono necessari. La giustizia ha bisogno di uomini giusti, di cuori giusti.” Invece vediamo tristemente un’Europa non ha nemmeno l’onestà e il coraggio di riconoscere le proprie radici cristiane. L’ostilità, sempre più marcata verso il Cristianesimo in Occidente, si trasforma e si ripercuote in persecuzioni sempre più variegate ed inquietanti. Dai crocifissi che continuano ad essere gettati dalle finestre di certe istituzioni o bruciati e comunque sempre dissacrati dai terribili rapimenti come quello del vescovo cinese che l’altro giorno è stato forzatamente prelevato e portato in una località segreta dalla Polizia. In India continuano i gravi episodi di cittadini aggrediti, discriminati e umiliati solo per la fede che professano e in molti altri Stati assistiamo a guerre civili di religione e l’impossibilità del cristiano di accedere liberamente e senza paura in Paesi di matrice islamica.

DI DON ALDO BUONAIUTO
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Attacchi strumentali al Papa

Lunedì 23 Marzo 2009

Tratto dalla rubrica “Si salvi chi può” del Corriere Adriatico

La prima tappa del viaggio di Benedetto XVI in terra africana, è stata oggetto di numerose critiche da parte di esponenti del mondo occidentale laico. Il Santo Padre ha scelto il Camerun e l’Angola, due dei Paesi più rappresentativi della cultura dell’intero continente e delle sue espressioni linguistiche, come meta del suo undicesimo viaggio internazionale. In Camerun si è svolto l’incontro con i vescovi africani per la consegna dell’Instrumentum laboris del Sinodo dal tema “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace” che si aprirà in Africa e continuerà nell’ottobre prossimo in Vaticano.

Sono tante le tematiche che il Papa ha affrontato in questi giorni: l’impegno per la tutela e l’evangelizzazione della famiglia, la sfida delle sette religiose e della superstizione, la formazione di sacerdoti e catechisti e la ricerca di percorsi di pace condivisi. Il Santo Padre ha esortato i presuli e i consacrati africani perché contribuiscano alla “costruzione di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà vivere dignitosamente”. Di fronte a questioni così importanti continua ad apparire strumentale e decisamente poco costruttiva la querelle scatenatasi in seguito ad alcune affermazioni di Benedetto XVI che, rispondendo ad una domanda posta da un giornalista francese sul problema dell’Aids, ha dichiarato come “non si può superare questo problema solo con i soldi. Sono necessari, ma se non c’è l’anima che li sappia applicare, non aiutano, non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema”. Apriti cielo! Sembra non aspettassero altro che trovare un pretesto per prendere le distanze, attaccare il Papa e screditare il suo magistero. Oltretutto dati autorevoli provenienti dagli Stati Uniti e pubblicati sul New York Times, indicano come, con il solo utilizzo dei profilattici, il contagio della malattia cresca.

Si preferisce mettere l’accento solo su certe parole di Benedetto XVI quando la linea della Santa Sede contro l’Aids è molto più ampia ed articolata: educazione alla responsabilità nell’uso della sessualità, promozione del matrimonio e della famiglia, cura e attenzione ai malati e alle persone che soffrono. Indipendentemente dal merito della questione, mai come in questo periodo ogni intervento e presa di posizione del Papa diventa occasione di critica e di attacco.

L’aspetto preoccupante è che da tali polemiche non scaturisce mai un confronto leale, obiettivo e aperto sui temi trattati. Si denotano invece coesione e metodo solo per rivolgere attacchi feroci a tutto il mondo cristiano e più in particolare alla Chiesa Cattolica e al suo più alto rappresentante.

Chissà che nelle parole dell’On. Pierferdinando Casini non ci sia qualcosa di vero quando afferma, dalle pagine dell’Avvenire del 20 marzo, che in tutta questa delegittimazione vede: “una manina occulta… dietro queste ripetute critiche…”?

 DI DON ALDO BUONAIUTO

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