Archivio della Categoria 'Prostituzione'

Prostituzione: liberiamo le vittime

Martedì 6 Aprile 2010

Don Aldo Buonaiuto a Pomeriggio 5 sul fenomeno della prostituzione.

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Donne in strada: la sfida al Bronx

Venerdì 12 Marzo 2010

Pubblichiamo di seguito il commento di don Aldo apparso il 12 marzo sul Corriere Adriatico

Ogni giorno in Italia le Forze dell’Ordine scovano e arrestano i criminali dediti allo sfruttamento della prostituzione. Quotidianamente, sia sulle strade che all’interno di locali privé, night, alberghi e appartamenti, vengono eseguite operazioni di polizia esemplari dimostrando come il fenomeno della prostituzione coatta sia molto diffuso. Tuttavia i mercenari, gli schiavisti continuano imperterriti a gestire il traffico di queste giovanissime donne, spesso anche minorenni, beffandosi dello Stato italiano che non considera reato il prostituirsi bensì il costringere l’altro a farlo. E’ interessante precisare come nei Paesi da cui provengono le vittime e i loro magnaccia, non è tollerata la prostituzione, anzi essa viene severamente punita, così come chi la sfrutta. Arrivando nella nostra Regione si è costretti ad assistere ormai da decenni ad un fenomeno inquietante: in due territori delle provincie di Ascoli e Fermo (la Bonifica del Tronto e la zona Fratte di P. S. Elpidio) nonostante le iniziative di alcune istituzioni, la prostituzione schiavizzata su strada non è stata ancora debellata, ma è sempre più radicata ed apparentemente intoccabile. Anche la popolazione, sebbene più volte abbia mostrato la propria disapprovazione, addirittura creando comitati ad hoc, non è riuscita ad incidere sulle autorità locali. Ci sono anche le mormorazioni di un popolo consapevole ma impaurito, quasi assuefatto, alla drammatica situazione che vedrebbe le organizzazioni impadronirsi del territorio. Insomma una vera e propria base intoccabile e un covo non così sconosciuto dove mafie albanesi, russe, nigeriane e rumene, con la connivenza di quelle italiane, si spartiscono il bottino ricavato sulla pelle di queste povere ragazze. Sì, perché, di fatto chi sta al freddo di queste notti a congelarsi semi nude, a prendere calci e pugni, e a rischiare la vita sono proprio loro, quelle donne che molti ancora si ostinano a considerare prostitute per libera scelta! Noi, che sulle strade ci andiamo da oltre 20 anni, sappiamo di trovarci dinanzi ad una colossale ipocrisia e falsità. Forse il regime di schiavitù e sfruttamento ha trovato un’isola felice e compiacente in quei territori? Ecco perché scenderemo in strada, come facciamo da molti anni in tutta Italia, e di nuovo, ancora una volta, ritorneremo in quel “Bronx” delle Marche, nella zona Fratte di Porto San Elpidio, luogo in cui sono avvenuti anche omicidi. Lo faremo all’inizio della Settimana Santa (Lunedì 29 marzo alle ore 21) perché questa manifestazione sia una Via Crucis di solidarietà per le vittime della tratta e della prostituzione. Ecco perché scenderemo in strada: non di certo, come è stato erroneamente detto, per andare contro altre associazioni che la pensano diversamente da noi. Sicuramente abbiamo principi etici, linee e modalità diversi, specialmente su un certo tipo di approccio che non potremo mai condividere. Portare i preservativi alle ragazze su strada equivale a trasmettere un messaggio di solidarietà ed attenzione anche nei confronti di chi le “usa”, oltre allo scherno, perché i magnaccia attraverso le quantità usate di condom controllano i guadagni. Tutto questo le associazioni lo sanno bene, così come le Forze dell’Ordine e gli stessi clienti. Nelle provincie di Ancona, di Pesaro-Urbino e di Macerata il fenomeno è stato debellato o ridotto ai minimi termini: questo grazie all’impegno costante di quanti si sono attivati per dire no alle donne sfruttate e fatte schiave. Per ogni uomo è scandaloso che un suo simile possa essere venduto, violentato, mercificato, sfruttato e ridotto al silenzio. Ecco perché non possiamo tacere dinanzi a quella che riteniamo un’ingiustizia insopportabile.

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Prostituzione, non si può legalizzare un’ingiustizia

Lunedì 23 Novembre 2009

Don Aldo Buonaiuto ospite della trasmissione Pomeriggio 5.

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Le schiave non possono più aspettare, vanno liberate

Giovedì 12 Novembre 2009

Don Aldo alla trasmissione “La Vita in Diretta” sul tema della prostituzione.

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Prostituzione: dalla schiavitù alla liberazione

Sabato 7 Novembre 2009

Don Aldo Buonaiuto interviene alla trasmissione Italia sul due

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Come si può debellare la prostituzione schiavizzata: testimonianze, proposte, esperienze.

Lunedì 25 Maggio 2009

Riportiamo il discorso iniziale di Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione del Convegno “Sulla dignità non si TRATTA”, tenuto a Roma il 20 maggio.

La nostra Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in piena adesione con il grande insegnamento e la nobile eredità lasciata dal nostro fondatore don Oreste Benzi si è sempre battuta e continua operosamente ogni giorno a lottare affinché vengano liberate le donne schiavizzate a causa della prostituzione. Questo fenomeno continua purtroppo ad assumere dimensioni preoccupanti perché l’attuale contesto socio-economico crea le condizioni di cui rimangono vittime tutte quelle giovani, circa il 40% minorenni, che vengono ingannate, trattate prevalentemente dai Paesi dell’Est e dalla Nigeria con la prospettiva di un guadagno e di un lavoro.
La nostra esperienza in questa dura lotta, praticamente quotidiana sul campo, ci ha fatto conoscere e toccare con mano tutte le forme di violenza, di sopraffazione, di sopruso che vanno fino alle conseguenze più estreme come le torture fisiche e psicologiche in cui queste giovanissime donne rimangono implicate. Di queste persone un Paese civile deve farsi carico nel rispetto di imperativi etici e dei principi della nostra Carta Costituzionale che in più articoli sancisce e riconosce la sacralità della persona umana.
Non è pensabile che la prostituzione, essendo indiscutibilmente una forma di sopruso, possa essere legalizzata o disciplinata come alcuni cercano di sostenere: la violenza non si disciplina, non si circoscrive bensì la si elimina con cogenti interventi legislativi. In un mondo come quello attuale dove i valori appaiono perduti e le coscienze risultano sempre più smarrite è importante tutelare in tutte le forme e in tutte le situazioni la sicurezza della persona e il rispetto dovutole per la sua costante crescita. E’ necessaria una risposta ferma, decisa e incontestabilmente chiara che non dia adito ad interpretazioni o “aggiustamenti” di sorta. Liberare le donne è un atto di giustizia, cui lo Stato non può ulteriormente sottrarsi.
Pertanto abbiamo organizzato, con il Ministro per le Pari Opportunità, On. Mara Carfagna, questo Convegno dal tema “Sulla dignità non si TRATTA” proprio nel momento in cui viene esaminato l’importante disegno di legge, il DDL 1079, che, se non verrà stravolto ma sarà approvato così come è stato pensato, sarà per noi ma soprattutto per le migliaia di donne schiavizzate sulle strade e al chiuso un primo grande traguardo.
Noi chiediamo che questa legge passi in fretta perché il fenomeno continua ad aumentare ed a fomentare il crimine più violento. Ribadiamo il nostro più deciso dissenso contro qualunque forma di regolamentazione e legalizzazione di quello che noi consideriamo la “perversione e violenza più antica del mondo”: comprare ed usare il corpo umano senza considerare la dignità della persona e la sua integrità.
Una svolta culturale è necessaria in questo Paese dove ancora è possibile comprare con una prestazione sessuale ragazze minorenni e comunque sempre giovani donne in stato di schiavitù e sfruttamento. Chiediamo che la punibilità del cliente, causa e motore di questo turpe mercato, venga estesa anche all’interno dei tanti locali denominati, privè, night club, così come all’interno di alberghi e appartamenti.
Lo Stato favorisca il contrasto del traffico di persone destinate alla prostituzione attraverso una legge specifica per mandare un forte segnale agli organizzatori del racket. Dall’inizio degli anni ’90 ad oggi abbiamo accolto oltre 7000 donne e la nostra esperienza ci permette di rinnovare ancora una volta questo appello ringraziando anche tutte le Forze dell’Ordine per il loro grande impegno a favore della liberazione delle schiave del sesso, in particolare permettete uno speciale ringraziamento al Prefetto Antonio Manganelli Capo della Polizia, istituzione con la quale l’Associazione ha una collaborazione fattiva e consolidatasi negli anni. Noi abbiamo sempre chiesto in questi ultimi vent’anni che la prostituzione sia combattuta con precise disposizioni di leggi che ne impediscano qualsiasi forma ed espressione, in quanto come diceva don Oreste Benzi “nessuna donna nasce prostituta” ma ci diventa perché vittima di solitudine, di disperazione, di estrema debolezza psicologica e condizionata dai suoi aguzzini. Noi crediamo che uno Stato democratico, le istituzioni e tutte le realtà educative non possano mettersi dalla parte di chi induce alla prostituzione bensì dalla parte di chi è vittima e deve essere liberata. Siamo convinti che anche le nuove generazioni si aspettano modelli educativi coerenti e credibili trovando nel mondo degli adulti risposte precise ai loro smarrimenti e alle loro conseguenti inquietudini.
Ringraziamo sentitamente il Ministro On. Mara Carfagna con la quale abbiamo collaborato per la realizzazione di questo evento e tutte le autorità qui presenti, i Signori Ministri, gli illustri relatori, il Capo della Polizia e quanti hanno aderito al nostro invito di partecipazione.

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

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Disegno di legge Carfagna sulla prostituzione, don Aldo: “Cliente e sfruttatore, correi della stessa ingiustizia”

Mercoledì 29 Ottobre 2008

Il periodico “Marche domani”  intervista don Aldo sul fenomeno della prostituzione.

Disegno di legge Carfagna: vietato prostituirsi per strada e chi trasgredisce, anche il cliente, potrà essere punito con l’arresto. Don Aldo Buonaiuto, responsabile dell’Associazione Papa Giovanni XXIII nelle Marche, commenta la novità introdotta.
“Diverse e contrastanti sono state le reazioni dell’opinione pubblica ed in particolare delle associazioni in seguito al provvedimento del governo contro la prostituzione in strada. La nostra associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, vede favorevolmente il ddl Carfagna, perché per la prima volta il cliente viene considerato come la causa di questo mercato. Da sempre don Oreste diceva che tra il cliente e lo sfruttatore non c’è nessuna differenza: sono correi di un’insopportabile ingiustizia. La donna viene schiavizzata e messa in vendita per soddisfare i bisogni istintivi dei maschi italiani. A questi non importa se stanno comprando il corpo di una minorenne, di una schiava, di una persona che ogni giorno viene picchiata e assoggettata, umiliata e minacciata; a loro non interessa dei magnaccia che investono su queste vittime ed è per questo che noi sosteniamo il ddl. Quando vado in strada per avvicinare queste giovani donne i clienti si infastidiscono perché sto interrompendo la loro contrattazione. E per la maggior parte si tratta, fatto oltre modo vergognoso, di uomini fidanzati e sposati, spesso con figli e figlie anche della stessa età delle prostitute con cui vanno”.
Ci sono critiche sul provvedimento Carfagna: non risolverebbe il problema, perché si limiterebbe a spostare la prostituzione dalle strade agli appartamenti e non colpirebbe gli sfruttatori.
“Queste critiche sono prive di fondamento. Coloro che le muovono non conoscono bene la realtà del fenomeno o fanno finta di non conoscerla per motivi subdoli e inquietanti. E’ incredibile che ci sia chi sostenga di voler lasciare sulle strade delle persone in condizione di schiavitù. E’ altrettanto ignobile l’ipocrisia di chi pensa che la prostituzione debba essere legalizzata. Ma queste persone sanno che le donne che si prostituiscono sulle strade sono al 98% straniere, prive di documenti, arrivate in Italia con l’inganno e costrette? Come può uno Stato diventare complice delle organizzazioni criminali? Don Benzi diceva: ‘Nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare’. Adesso finalmente speriamo di vedere i nostri parlamentari uniti nel mettersi dalla parte della dignità umana, che è sempre incompatibile con il prostituirsi. Liberiamo le donne schiavizzate, poi vedremo chi eserciterà questo degrado”.
Una fotografia del fenomeno della prostituzione nelle Marche: com’è cambiata la situazione nel tempo, quante sono oggi le donne che si prostituiscono e chi sono?
“Nelle Marche la situazione è notevolmente migliorata negli ultimi due anni grazie all’importante lavoro in sinergia tra le forze dell’ordine e la nostra Associazione. Il Questore Iacobone e il Colonnello provinciale D’Ambola si sono impegnati a contrastare il fenomeno recependo la nostra disponibilità a mediare e ad accogliere le vittime della prostituzione. Siamo stati in strada e in Questura per molti mesi, passando le notti con queste ragazze, cercando di convincerle a superare la paura per ritornare libere. I poliziotti e i carabinieri sono stati veramente bravi, seri e motivati nel prodigarsi ad aiutarci a convincere le vittime a fare giustizia denunciando i magnaccia. Tanti sono stati i successi delle nostre forze dell’ordine, che hanno sgominato bande di criminali sia per la prostituzione nelle strade, ma anche per quella nelle case e nei locali. Prima del dicembre 2006, quando l’attività di contrasto delle forze dell’ordine non era ancora così ben concertata con la nostra azione, le prostitute di strada sul litorale della provincia anconetana erano circa 300, per il 40% nigeriane, per il 30% rumene e per il resto ucraine, moldave ed albanesi. Oggi il fenomeno è quasi azzerato nella provincia di Ancona, così come in quelle di Pesaro e Macerata, mentre in provincia di Ascoli Piceno ci sono purtroppo ancora zone che resistono nonostante l’impegno delle forze di polizia. Auspico un intervento ancora più incisivo perché la nostra regione diventi la prima in Italia nel riuscire a debellare la prostituzione schiavizzata”.
La realtà di don Benzi nello specifico dell’argomento trattato: incisiva l’azione del Servizio antitratta, che lei coordina in favore delle ragazze straniere costrette alla prostituzione.
“La nostra Associazione è impegnata nella lotta contro la prostituzione fin dai primi anni ’90, arrivando ad accogliere, su tutto il territorio nazionale, oltre 7 mila ragazze. Nelle Marche, dal 1999 sono state accolte oltre 600 ragazze; di esse, l’85% ha regolarmente portato a termine il proprio percorso. Un’azione così forte ha provocato e provoca reazioni altrettanto forti da parte delle organizzazioni criminali, perché si va a toccare una sfera di grandi profitti. Dunque questo ci espone a minacce anche serie, ma, come Martin Luter King diceva, noi ‘non temiamo la cattiveria dei malvagi, bensì il silenzio degli onesti”. Oltre all’importante Servizio antitratta, siamo presenti con realtà di Casa famiglia un po’ in tutto il territorio regionale. Questa è la peculiarità della nostra vocazione: il vivere con i poveri e con i più deboli. Famiglie straordinarie, ma anche giovani e gente comune che scelgono di condividere la propria vita con quella degli ultimi. Don Benzi ci ha insegnato e ha testimoniato il valore unico ed insostituibile della carità e della giustizia. Tutto ciò parte dal senso di appartenenza, quando senti che l’altro fa parte di te e va sollevato, aiutato e accompagnato come un fratello, un figlio o una madre. Per questo nella Casa famiglia è accolto chiunque abbia bisogno di ritrovare amore, giustizia e fiducia. Noi siamo piccole gocce che vogliono dare speranza ad un popolo di poveri, a chi è smarrito e umiliato dalla propria condizione di disagio. Siamo presenti anche in questa regione come una realtà della Chiesa che ama e che annuncia la potenza dell’amore di Dio, grazie alla guida paterna di don Oreste Benzi: tra pochi giorni, il 2 Novembre, ricorrerà l’anniversario della sua scomparsa terrena, ma don Oreste continua ad essere fortemente presente in noi che l’abbiamo conosciuto e amato, infondendoci lui quella carica spirituale ed umana che serve per andare avanti, lottare e soprattutto rendere la vita del Vangelo credibile e visibile”.

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Prostituzione, dove c’è pressing scompare. L’azione congiunta di questura, volontari e Comune. “La santa crociata del divieto di sosta”

Lunedì 13 Ottobre 2008

Tratto dal Corriere Adriatico, il Quotidiano della Regione Marche.
Edizione del 13 ottobre 2008
Articolo del giorno 12/10/2008

ANCONA - Fingersi clienti per portare via le ragazze dalla strada. Una strategia vincente con la quale gli uomini della questura di Ancona hanno non solo ripulito il litorale da Senigallia a Falconara ma liberato decine di giovani donne prigioniere del racket della prostituzione. Rumene e bulgare soprattutto, molte anche minorenni. Illuse dalla prospettiva di un lavoro pulito e finite sul marciapiede. “Un’idea neanche tanto particolare - racconta il questore Giorgio Iacobone - ma ha funzionato”. Nel 2006 erano circa 150 le prostitute che stazionavano lungo la strada che dal Cesano arriva all’Api. Oggi non se ne vede neanche l’ombra. Merito - spiega Iacobone - dell’azione congiunta con i volontari dell’Associazione Papa Giovanni XXIII dove dopo la scomparsa di don Benzi è don Aldo Buonaiuto a tirarne le fila. E’ a loro che le ragazze vengono affidate. “Con lo stratagemma di fingerci clienti le portavamo in questura. Qui - racconta Iacobone - trovavano i volontari dell’Associazione pronti ad accompagnarle in comunità. E, sentendosi libere di scegliere perché nessuno degli aguzzini aveva potuto accorgersi della messinscena, molte hanno fatto il grande passo”. Chi è rimasto a battere? Qualche viados ha preso il posto delle ragazze. “Un problema che stiamo affrontando”, ammetta Iacobone. All’anagrafe sono iscritti con i loro nomi maschili e spesso sono sposati, così da conquistarsi la cittadinanza italiana. Godono di una clientela numerosa, “più di quanto possiamo aspettarci”, dice Iacobone. Così fra schiamazzi e proteste dei residenti un intervento si rende ogni notte pressante. Ma multe, identificazioni “sono disincentivi molto efficaci”.

Tocca ai sindaci emettere i divieti di accesso e di sosta sulle strade incriminate. Ma non tutti i primi cittadini sono d’accordo. Per alcuni si tratta di un palliativo che non risolve il problema in sè. Tant’è che la conseguenza più diretta è che il fenomeno si trasferisca dalle strade alle case. Anche se - ne è sicuro Iacobone - “il rischio di incorrere in reati ancora più pesanti è alto, con tanto di denuncia per favoreggiamento e sequestro dell’immobile per i proprietari”. E mentre a Civitanova e a Porto Sant’Elpidio le ordinanze faticano a prendere il via, a Colonnella, Comune sotto cui ricade la famigerata strada della Bonifica, il sindaco Marco Iustini è partito con il pugno di ferro: 400 euro di multa per i clienti delle prostitute, un provvedimento - ha spiegato - “tutelare i residenti di zona San Giovanni e Vallecupa, ma anche dall’esplicita volontà di arginare il traffico e lo sfruttamento di donne – per lo più straniere - messe sulla strada per due lire. La presenza delle prostitute è diventata insostenibile. Non siamo un’amministrazione insensibile”.

Quattrocento e cinquanta ragazze allontanate dalla strada ed entrate nelle 300 strutture di tutta Italia della comunità sono i numeri dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. “Dove la polizia ha fatto pressing i risultati ci sono stati - dice don Aldo Buonaiuto - . I sindaci vanno incoraggiati ma le multe da sole non bastano. Le ragazze vanno accolte e aiutate a iniziare un percorso di recupero. Bisogna offrire loro una alternativa alla strada. Non basta scacciarle o far loro passare una notte in prigione. A Senigallia e Ancona ci siamo riusciti. Perché non altrove? Forse perché non hanno chiesto la nostra collaborazione. Bisogna coordinare le forze. Far passare la mentalità che il cliente è correo perché colpendo la domanda si elimina l’offerta. La ricetta è la perseveranza. Non solo per il decoro ma per fermare la tratta e liberare le donne schiavizzate”.
PIA BACCHIELLI,

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IL flop olandese delle “felici prostitute”

Domenica 12 Ottobre 2008

Udite Udite….mentre alcuni illustri parlamentari italiani vorrebbero riaprire i bordelli della prostituzione, nella moderna e “aperta” Olanda li stanno chiudendo perché si sono accorti di avere in casa le organizzazioni criminali! Forse prima di incoraggiare l’apertura di case chiuse, “cooperative del sesso”, zone a luci rosse e discutere di legalizzazione bisognerebbe informarsi meglio su cosa c’è realmente dietro il mondo della prostituzione.

Tratto dal sito:

http://carlobellieni.splinder.com/post/18638078/Il+flop+olandese+delle+%22felici

Il flop olandese delle “felici prostitute”
‘Whore miles’ plan for Dutch prostitutes who behave

Dietro front clamoroso in Olanda: a Eindhoven il comune paga le prostitute… per lasciare la “professione”; e lì come ad Amsterdam chiudono i quartieri a luci rosse. Non solo, ma l’articolo dell’Independent si conclude con l’ammissione che molti dei bordelli sono legati al racket, al traffico di esseri umani e alla criminalità. Insomma: fallimento su tutto il fronte. Fortuna che in Italia non abbiamo ceduto alle “lusinghe della moda”.

Articolo originale dell’Indipendent

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/whore-miles-plan-for-dutch-prostitutes-who-behave-952479.html

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Dalla trasmissione di Porta a Porta sul tema della prostituzione.

Sabato 4 Ottobre 2008

 

Sono stato invitato l’altra sera alla puntata di Porta a Porta sul tema della prostituzione. È stata l’occasione per ribadire ciò che l’Associazione, a cui appartengo, Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi ha sempre affermato e per cui si è sempre battuta: la liberazione delle vittime della tratta e della prostituzione schiavizzata; “nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”! Ebbene, finalmente possiamo incominciare a sperare affinché dalle tante parole consumate in questi anni si passi ai fatti. Le donne schiave delle organizzazioni criminali hanno bisogno di essere liberate con urgenza e senza ipocrisie. Don Oreste Benzi dal cielo sicuramente sta illuminando i cuori e le menti di coloro che ci governano. Ho chiesto, durante la trasmissione, alle donne parlamentari di destra e di sinistra di unirsi almeno per una volta, senza fare polemiche, per difendere la dignità della donna come recita la convenzione dell’Onu che l’Italia ha trasformato in legge (1173) entrata in vigore nel 1980: “la prostituzione in se e per il male che l’accompagna verso l’individuo, la famiglia, la società è incompatibile con la dignità della persona … chiunque induce una donna alla prostituzione deve essere punito anche se la donna è consenziente”. Il disegno di legge presentato dal Ministro Carfagna rappresenta quindi una vera svolta culturale e legislativa che vede finalmente il cliente come la causa di un mercato vergognoso e drammatico. Il ddl è un primo passo nella lotta a questo triste fenomeno, un passo importante, perché non viene regolamentata, né legalizzata in nessun modo la prostituzione, che rimane un fatto privato, non pubblico e non entra a far parte di un esercizio legittimo tutelato dallo Stato. Non sarà mai, insomma, un «mestiere». Già vent’anni fa, don Benzi diceva che fino a che non si puniscono i clienti non si potrà mai fermare questo traffico di essere umani. Nessuna donna straniera arriva in Italia per libera scelta, lo dimostrano le continue e drammatiche vicende come ad esempio quelle avvenute ieri a Torino dove delle ragazze rumene, salvate dalle Forze dell’Ordine, venivano prelevate dagli orfanotrofi con l’ingannevole promessa di un lavoro in Italia. Anche il caso dello sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione all’interno degli appartamenti di Perugia dimostra che le donne costrette a prostituirsi all’interno delle abitazioni sono per la maggior parte straniere e in mano agli aguzzini del racket. Coloro che pensano di risolvere il problema della prostituzione coatta riaprendo le case chiuse o i “recinti dell’eros” non sono in buona fede: tutti sanno che le giovanissime donne straniere sono prive di documenti, gestite dai magnaccia, non prendono i guadagni, sono ricattate e vivono nella stessa condizione delle donne schiavizzate in strada. Auspico che il ddl del Ministro Carfagna estenda le sanzioni anche ai clienti che sfruttano lo stato di schiavitù all’interno delle case come agli affittuari degli appartamenti. noi non possiamo tacere dinanzi a questa schiavitù che riduce la persona ad un oggetto. La loro sofferenza sale come un grido disperato che speriamo venga ascoltato da tutte le istituzioni.

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PROSTITUZIONE: Né mestiere, né clienti. Le reazioni alle misure del governo

Venerdì 26 Settembre 2008

Articolo ed intervista dell’agenzia Sir a don Aldo sul fenomeno della prostituzione.

Diverse e contrastanti sono state le reazioni dell’opinione pubblica e delle associazioni dopo il provvedimento del governo (il cosiddetto ddl Carfagna) contro la prostituzione su strada, che mira a punire le donne e i clienti con carcere e multe. La maggior parte delle organizzazioni che lavorano in quest’ambito per liberare le vittime della tratta si sono dette contrarie a questo tipo di provvedimenti perché “controproducenti”. L’associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, è invece favorevole.

“Una vera svolta culturale e legislativa che vede finalmente il cliente come la causa di un mercato vergognoso e drammatico della prostituzione schiavizzata, da punire”. Così il responsabile dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Paolo Ramonda, ha definito in una nota il testo del ddl Carfagna sulla prostituzione, oggetto di dibattito in queste settimane. Per Ramonda, “tutte le donne che vorranno uscire dallo sfruttamento della prostituzione potranno denunciare le organizzazioni criminali e i propri aguzzini, avendo lo Stato dalla propria parte”. “Il nostro impegno - assicura il responsabile dell’associazione fondata da don Oreste Benzi - continuerà ancora più efficacemente per accogliere tutte le vittime della tratta e della prostituzione, sollecitare le istituzioni affinché continuino a perseguire lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione anche all’interno di abitazioni private, come già avviene in tutta Italia attraverso le importanti e continue operazioni delle Forze dell’ordine”. Il SIR ha interpellato don Aldo Buonaiuto, dell’associazione riminese. Il servizio “antitratta” della Comunità Papa Giovanni XXIII nasce, per iniziativa di don Benzi, nel 1990: grazie ad esso, fino ad oggi sono più di 6 mila le ragazze accolte e liberate dalla schiavitù della prostituzione.

Togliere le prostitute dalle strade significa “ripopolare” le case chiuse?

“Con il ddl Carfagna - sempre che non sopraggiungano stravolgimenti durante l’iter parlamentare - non si riaprono le case chiuse. La legge Merlin non viene abrogata, infatti, in quei punti in cui è prevista la pena per favoreggiamento, nei locali dove si esercita la prostituzione: non viene abrogato, dunque, il favoreggiamento della prostituzione all’interno delle case e dei locali. Il ddl Carfagna è un primo passo nella lotta a questo triste fenomeno, ma un passo importante, perché non viene regolamentata, né legalizzata in nessun modo la prostituzione, che rimane un fatto privato, non pubblico, non entra a far parte di un esercizio legittimo tutelato dello Stato. Non sarà mai, insomma, un «mestiere». Per la prima volta, inoltre, viene sancita la punibilità del cliente. Già vent’anni fa, don Benzi diceva che fino a che non si puniscono i clienti non si potrà mai fermare questo mercato di essere umani: per questo appoggeremo e sosterremo il disegno di legge, se rimane così com’è”.

Cosa rispondete a chi obietta che la prostituzione non è una questione di sicurezza?

“La prostituzione è anche una questione di sicurezza, se per questo termine intendiamo qualcosa che vada al di là delle questioni di ordine pubblico o di «pulizia» e decoro delle strade. Di «sicurezza» hanno bisogno le donne che sono vittime della tratta, nel senso che hanno bisogno di essere liberate, di poter tornare ad una vita dignitosa. Di «sicurezza» ha anche bisogno la società, che vuole assistere al diritto di non prostituirsi. Il triste spettacolo del mercato degli esseri umani è inconcepibile, ma noi non ci fermiamo ad un discorso «estetico» ma proponiamo un percorso di liberazione e protezione delle donne: la legge 286, all’articolo 18, prevede la possibilità per le donne che siano state ingannate, sfruttate e indotte alla prostituzione di essere inserite in apposite case dedicate a loro, come quelle che gestisce la nostra associazione, dove possono trovare progetti diversi per cambiare vita e reinserirsi nella società”.

A 50 anni dalla legge Merlin, quale “bilancio”?

“Cinquant’anni fa la legge Merlin è stato un evento importante per la donna come persona, che non poteva essere ridotta a oggetto in vendita per soddisfare i bisogni dei clienti. L’aver introdotto il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ha rappresentato un passo significativo per la dignità e la tutela della donna. Dopo mezzo secolo il fenomeno della prostituzione è molto cambiato, soprattutto con l’inizio degli anni Ottanta, quando sono arrivate da noi vere e proprie ondate di immigrati da Paesi poverissimi. Basti pensare alla tratta degli albanesi, o alla vergognosa tratta della mafia nigeriana che continua a portare donne nelle strade e nei locali di tutta Europa. Di fronte a questo mercato enorme, che oggi ha assunto proporzioni gigantesche, sappiamo benissimo che c’è il traffico di droga, di armi… Ci vogliono strumenti adatti per combattere il racket della prostituzione così come si configura oggi, e leggi rigorose - che disturbano non poco le organizzazioni criminali - possono contribuire a realizzare questo obiettivo, all’interno ovviamente di un progetto più ampio di liberazione e di riscatto delle vittime della tratta”.

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Il disegno di legge Carfagna può davvero cambiare le cose

Lunedì 22 Settembre 2008

Articolo di don Aldo pubblicato domenica 21 Settembre nella rubrica settimanale “Si Salvi Chi Può” del quotidiano Corriere Adriatico
 
Sono trascorsi cinquanta anni dalla notte in cui vennero chiuse le cosiddette case di tolleranza. Ciò nonostante, dalla nascita della legge Merlin ad oggi, ancora sono molti coloro che non hanno colto il significato e il valore di quella legge.
Le case del meretricio vennero chiuse introducendo per la prima volta il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Tale svolta legislativa, però, non poteva prevedere un’invasione di immigrate e clandestine, importate con l’inganno, ritorsioni e minacce, diventando merce di criminali e sfruttatori senza scrupoli. Il fenomeno della tratta e prostituzione schiavizzata esplose in Italia e nel resto d’Europa con l’inizio degli anni ottanta. Nessuno poteva immaginare l’espansione di questa nuova forma di schiavitù: dalle strade ai locali, dagli appartamenti agli alberghi, dai night alle discoteche fino ad arrivare spudoratamente negli annunci dei quotidiani e ad Internet. Il mercato del sesso a pagamento aveva assunto proporzioni gigantesche con interessi economici di miliardi di euro all’anno per i vari clan albanesi, nigeriani e poi russi e rumeni.
Fu un anziano prete romagnolo, agli inizi degli ‘90 ad accorgersi e a gridare pubblicamente questa insopportabile ingiustizia: la donna ridotta e costretta a prostituirsi per soddisfare i bisogni di milioni di clienti italiani. Inizialmente, questa voce che si alzava dal deserto dell’indifferenza recò non pochi fastidi. Don Oreste Benzi, andava dicendo che nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare! Lo Stato non poteva, e non può quindi mettersi dalla parte di chi fa diventare queste donne prostitute, sfruttate, vendute.
L’evoluzione del meretricio richiederà interventi mirati per contrastare le organizzazioni criminali, salvare le vittime e dissuadere i clienti, corresponsabili di questo orrore. Tanti passi positivi sono stati fatti negli ultimi quindici anni; basti pensare alla legge Turco-Napolitano 286/98 articolo 18 grazie alla quale le ragazze schiavizzate potranno ricevere un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Oggi la legge Merlin non è più sufficiente mentre le vittime della tratta aumentano e il racket si beffa di uno Stato che sembra impotente per fermare tale traffico di persone. Un nuovo disegno di legge firmato dal ministro Carfagna sembra venire realmente incontro a queste donne. Per la prima volta si concepisce la punibilità del cliente, fermando la domanda. La prostituzione non viene legalizzata nè regolamentata e la legge Merlin non viene abrogata. Prostituirsi in strada sarà reato come il contrattare del cliente. Non sarà possibile favorire lo sfruttamento della prostituzione nelle case e coloro che chiederanno aiuto rivelando il proprio stato di schiavitù e sfruttamento potranno essere immediatamente accolte e protette. Se i parlamentari non stravolgeranno questo ddl forse assisteremo ad un importante cambiamento non solo di tipo legislativo ma soprattutto culturale e di mentalità.

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PROSTITUZIONE, ROMA ANTICIPA IL GIRO DI VITE

Lunedì 22 Settembre 2008

Stralcio dell’intervista a don Aldo sul tema della prostituzione da parte dell’agenzia Redattore Sociale http://www.redattoresociale.it/

 
ROMA – A pochi giorni dall’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge sulla prostituzione del ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, e in attesa che il ddl venga discusso e approvato in Parlamento, il comune di Roma si organizza in proprio e prepara un’ordinanza che verrà ufficialmente presentata alla stampa domani mattina in Campidoglio. (…) “Vista la nostra esperienza ultra ventennale a fianco delle donne vittime della tratta e della prostituzione schiavizzata su strada, il sindaco ci teneva che la nostra associazione potesse dare un parere su questa ordinanza” spiega don Aldo Buonaiuto, uno tra i responsabili del servizio Antitratta della Papa Giovanni XXIII, che in Italia ha oltre 300 comunità per le vittime di tratta e sfruttamento.
 
Quanto alla bozza dell’ordinanza che l’associazione ha avuto modo di visionare nei giorni scorsi, precisa: “l’abbiamo trovato valida perché sottolineava un punto fondamentale: ovvero che sulla strada ci sono per la maggior parte donne portate con l’inganno e schiavizzate, giovanissime e in alta percentuale minorenni e tutte provenienti da Paesi poveri. E allora per fermare questa vergognosa e drammatica ingiustizia ben vengano le multe”. Un altro punto importante secondo don Buonaiuto è poi il fatto che queste donne non vengono espulse in maniera indiscriminata perché resta “l’articolo 18 della legge 286 del ‘98 che prevede un programma di inserimento e di protezione sociale per quelle donne vittime della tratta e della prostituzione che collaborando con le forze dell’ordine e manifestando che non sono lì per libera scelta, possono essere inserite subito nelle strutture riconosciute per accogliere vittime della prostituzione”.
 
Invece, a proposito delle multe ai clienti, il responsabile del Servizio Antitratta rende noto: “Ho suggerito di mettere multe più alte perché servono a scoraggiare il cliente ad andare con queste vittime”, trasformandosi in favoreggiatore di un tale mercato. “Questo è stato il nostro parere – conclude – poi se il Comune lo ha accolto non lo so”.

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PROSTITUZIONE: ASS. GIOVANNI XXIII, E’ GIORNO DELLA SVOLTA

Venerdì 12 Settembre 2008
Ansa 11 Settembre

L’Associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, è molto soddisfatta del ddl contro la prostituzione, in particolare della punizione del cliente. “Per noi - ha detto uno dei responsabili dell’ organizzazione, don Aldo Buonaiuto - si tratta di una svolta. Da oggi comincia la battaglia efficace contro lo sfruttamento della prostituzione. Plaudiamo ai ministri Carfagna e Maroni”. “Quando, 20 anni fa, don Oreste diceva che bisognava punire il cliente, tutti gli ridevano in faccia.

 

Questa è una svolta non solo legislativa ma anche culturale: dice a tutti gli italiani che non si può comprare il corpo di una persona e non si può abusare del corpo di una minorenne sulla strada”.

 

Positivo, per don Aldo, anche che il ddl “é a favore delle vittime. Non si legalizza la prostituzione né si regolamenta. Per la nostra associazione, che in venti anni ha accolto 6 mila ragazze, è un gran giorno. Speriamo, comunque, che un giorno la prostituzione possa essere un reato.

 

Mi piace ricordare ciò che diceva don Benzi e cioè che nessuna donna nasce prostituta, c’é sempre qualcuno che la fa diventare tale. Oggi Carfagna si è messa da parte delle vittime”. (ANSA).

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PROSTITUZIONE Uscire con loro dal buio

Martedì 5 Agosto 2008

L’agenzia Sir (Servizio Informazione Religiosa) intervista don Aldo Buonaiuto sul tema della prostituzione

PROSTITUZIONE Uscire con loro dal buio
L’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII per donne violate e sfruttate

Nei giorni scorsi è stata data notizia dell’intenzione del governo di dare un “giro di vite” in tema di prostituzione. Un nuovo disegno di legge dovrebbe essere sottoposto dal ministro per le Pari Opportunità ai colleghi dell’esecutivo, probabilmente dopo la pausa estiva, prevedendo maggiore severità rispetto alle norme attualmente vigenti in tema di induzione e sfruttamento della prostituzione, specie minorile. La Comunità Papa Giovanni XXIII, che da oltre 20 anni si batte per la liberazione delle giovani “schiave” della tratta, ha preso posizione in vista di questa “stretta” da tanto tempo attesa. Abbiamo intervistato don Aldo Buonaiuto, che collabora strettamente con il responsabile generale Giovanni Paolo Ramonda e con l’animatore del servizio antitratta Roberto Gerali.
Perché puntate così tanto su nuove leggi, più severe, in tema di prostituzione?
“Se quanto anticipato nei giorni scorsi circa le intenzioni del ministro per le Pari Opportunità, di fare cioè un «giro di vite» sulla prostituzione, arriverà a concretizzarsi, riteniamo che si potrà tradurre in un forte smacco per il racket e in un grande aiuto alle forze dell’ordine per smantellare le organizzazioni, oltre che in una più celere possibilità per accogliere le vittime schiavizzate, le quali potranno con più coraggio e tutele esporre denuncia e anche collaborare secondo quanto previsto dalle leggi vigenti. Una legislazione più severa dovrebbe, infatti, colpire la domanda e perseguitare in maniera più forte le organizzazioni criminali, contribuendo alla «liberazione delle schiave» e favorendo la sicurezza dei cittadini con la garanzia di pene certe e la sconfitta dei tanti favoreggiatori, clienti compresi”.
Che messaggio vorreste far giungere in questi momenti al Parlamento?
“Partendo dall’esperienza della nostra comunità, che da oltre 20 anni opera per la liberazione delle giovani donne schiavizzate, invitiamo a una più alta e profonda comprensione del reale fenomeno della «tratta» e della prostituzione in Italia. La prostituzione schiavizzata viene esercitata non solo su strada ma anche, nelle forme più aberranti e disumane, all’interno di tante case, locali, night e privè, alberghi e luoghi al chiuso dove tante ragazze per mesi e anni non possono vedere la luce del sole. Don Oreste Benzi attendeva da tempo questo momento dove si potesse legiferare per combattere la criminalità, punendo i clienti e per liberare le schiave del sesso. I governi precedenti hanno sempre fallito in questo intento dando adito ad ambigue e ipocrite forme per risolvere questa piaga, pensando più a soddisfare i bisogni dei clienti che alla liberazione delle schiave”.
Come si configura il recupero delle ragazze “liberate” e quali problemi e prospettive potete offrire loro?
“Nelle nostre case ospitiamo oltre 400 di queste ragazze, sfruttate, picchiate, abusate. Il loro recupero è lento e complesso, perché parliamo di persone seriamente danneggiate sul piano fisico e psicologico. Con loro bisogna avviare processi di protezione sociale e l’accompagnamento verso un cammino di integrazione. Si tratta di un percorso che dura da un minimo di 6 mesi fino a 18 e anche più. È il tempo per aiutarle a uscirne fuori anche sul piano psicologico e interiore, così che riacquistino fiducia in se stesse e possano decidere che percorso dare alla propria vita. Nelle oltre 250 case-famiglia dove sono ospitate avviene che spesso le ragazze si affezionano perché entrano a far parte di una famiglia vera, che a volte non hanno mai avuto. C’è anche da lavorare sul piano culturale, perché molte sono state rapite e irretite giovanissime, senza aver potuto fare un percorso di studi adeguato. C’è inoltre da considerare l’aspetto sanitario, perché non dimentichiamoci che la prostituzione porta tantissimi rischi di essere contagiate dai clienti che, senza scrupoli, cambiano partner continuamente. E inoltre molte ragazze hanno subito torture di ogni genere e sono ferite, qualche volta in maniera irreversibile. Purtroppo bisogna anche fare menzione alle malattie inguaribili come l’Aids. La ragazza portata dal Papa in occasione del Giubileo del 2000, Anna, era allo stadio terminale della malattia e morì l’anno dopo”.
Chi gestisce queste case-famiglia?
“Prevalentemente si tratta di coppie di genitori, che hanno figli propri e accolgono nello spirito della comunità persone con difficoltà: bambini abbandonati, disabili, anziani, malati o, appunto, giovani da liberare dalla schiavitù della strada. Il nostro fondatore don Benzi ci ha trasmesso i suoi insegnamenti e la sua santità di vita e continua ad essere un faro luminoso sul cammino di quanti si mettono a disposizione della comunità per fare del bene agli ultimi ed ai poveri”.

a cura di Luigi Crivella
Agenzia SIR

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continua…

Sabato 12 Luglio 2008

ANCONA: A COLLOQUIO CON IL QUESTORE CHE HA SCONFITTO LA PROSTITUZIONE

“I miei AGENTI si fingono CLIENTI”
Un’azione compiuta in piena sinergia tra la questura di Ancona e la Comunità Papa Giovanni XXIII sta dando un duro colpo al racket della prostituzione e apre uno spiraglio di libertà per le tante ragazze.

Ciclicamente torna alla ribalta il tema della prostituzione banalizzando e riducendo la discussione all’abolizione della Legge Merlin o la realizzazione di “quartieri a luci rosse”. C’è qualcuno però che non ci sta e sa che dietro a quelle donne costrette a prostituirsi prolifera la criminalità.
Da quando è arrivato alla Questura di Ancona, il dott. Giorgio Iacobone ha avviato una attività capillare nel territorio tesa a contrastare la criminatità legata al racket della prostituzione. 58 anni, napoletano, una laurea a Roma in Giurisprudenza dal 19 giugno 2006 è Questore di Ancona.
Da subito si è accorto della gravità del fenomeno. «Nel Novembre del 2006, percorrendo la Statale Adriatica verso le 8 di sera, nei 25-30 km che vanno da Falconara a Senigallia – racconta – notavo la presenza di circa 150 prostitute per la maggior parte rumene e bulgare. Nei mesi precedenti ero stato subissato da esposti di cittadini che segnalavano il fenomeno».
Preso atto di questo problema cosa avete fatto?

«Abbiamo pensato di adottare una strategia particolare e a tale scopo abbiamo contattato la Comunità Papa Giovanni XXIII. Mentre per me l’intervento sulla prostituzione era essenzialmente diretto al contrasto verso la criminalità organizzata e ad evitare questo sconcio per le nostre strade, per don Benzi l’intento era quello di salvare e liberare le donne vittime dello sfruttamento. C’è stata così una coincidenza di interessi».
In che modo si è sviluppato il vostro intervento?

«Abbiamo fatto in modo che ogni notte alcuni agenti della Squadra Mobile di Ancona si fingessero clienti delle prostitute. La ragazza saliva nell’auto dell’agente pensando fosse un cliente. Poco dopo l’auto veniva fermata da una volante e la prostituta veniva portata in Questura. Questo stratagemma aveva lo scopo di mostrare alle loro compagne e agli sfruttatori che la ragazza veniva prelevata dalla Polizia e non dalle Associazioni di volontariato. In Questura le donne invece incontravano gli operatori della Comunità Papa Giovanni assieme a ragazze della loro stessa nazionalità già in programma di protezione sociale con le quali instauravano un dialogo. Tale mediazione era fondamentale per convincere queste povere vittime a trovare il coraggio di lasciare la strada, di liberarsi dai protettori e anche di esporre denuncia».
Quante ragazze hanno accettato l’offerta di uscire dal racket?

«Sono state liberate moltissime ragazze dimostrando, come diceva sempre don Benzi, che nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare. Noi le abbiamo messe nelle condizioni di liberarsi da questa terribile condizione».
L’attuale panorama della prostituzione nella provincia di Ancona?

«Non è stato molto difficile annullare il fenomeno, specie della prostituzione femminile; attualmente si segnala la presenza di alcuni transessuali nella zona di Falconara. La maggior repressione che attuiamo ora è quella contro i clienti, attraverso il loro controllo ed identificazione, convinti che colpendo la domanda si possa eliminare l’offerta».
Qual è la ricetta per mantenere questo grande risultato?

«La ricetta è solo la perseveranza. E in questo devo ringraziare il personale di Polizia che tutte le notti e quotidianamente in mezzo alla strada, svolge questa attività così impegnativa, proprio negli orari dove ognuno di noi preferirebbe restare con la famiglia».
Secondo lei è possibile abbattere il fenomeno della prostituzione su strada in Italia?
«Sì, è possibile».

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Prostituzione, ragazza massacrata dai suoi aguzzini

Sabato 28 Giugno 2008

Testimonianza di Stefania, dal servizio del tg5 del 28 giugno 2008.

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“Nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”

Giovedì 26 Giugno 2008

Il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano, ha pubblicato in data 19  Giugno un interessante articolo sul tema della PROSTITUZIONE, scritto dal Responsabile Generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dott. Giovanni Paolo Ramonda.

Mercificazione della persona, no alla rassegnazione

Nel terzo millennio la mercificazione della persona è un fenomeno ancora da combattere, di fronte al quale, come affermava il Papa Giovanni Paolo II “ non possiamo restare impassibili e rassegnati”. Lo sfruttamento sessuale delle donne è la diretta conseguenza di sistemi ingiusti dove le vittime per migliorare le proprie condizioni di vita o semplicemente per sopravvivere diventano facile merce di scambio per trafficanti senza scrupoli. Don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che ha combattuto il drammatico fenomeno e restituito la libertà ad oltre 6000 ragazze, sosteneva che “nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”. La globalizzazione, l’aprirsi delle frontiere europee ai paesi dell’est, la maggiore possibilità di circolazione hanno incrementato il fenomeno dell’immigrazione verso un occidente più ricco, più ammiccante per chi volesse attingere al benessere in modo rapido. Pertanto intermediari e sfruttatori hanno organizzato dei veri e propri racket ad opera delle donne più indifese alimentando un incremento di violenze ed efferatezze. Giovanni Paolo II affermava “ è ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per oggetto le donne”. E Benedetto XVI nella lettera alle donne del 29 giugno ’95 faceva propria la condanna già espressa dal Suo Predecessore sul sistematico sfruttamento della sessualità sostenendo la necessità di un programma di redenzione e di liberazione ai quali i cristiani non potevano più sottrarsi. In effetti il dibattito sulla questione sta interessando vari Governi. E divampano con vasta risonanza mediatica le diatribe sulle soluzioni cui pervenire. Sconcerta la tesi di coloro che pensano di poter risolvere il problema circoscrivendolo ad aree urbane a luci rosse o dando il merceficio in gestione a delle cooperative. Ci si domanda come si possa pensare di contrastare un male delimitandolo geograficamente o meglio regolamentandolo con opportune norme. Anche il furto è un male e così tante altre forme di sopruso che negano il senso del prossimo ma non si è mai pensato di combatterle disciplinandole o regolarizzandole perché queste possano acquisire parvenze di legittimità. Le soluzioni prospettate contrastano poi con la necessità di ricostruire un tessuto valoriale, del quale da più parti si lamenta la spaventosa carenza, indispensabile per consentire ai giovani la crescita in una società più sana e meno ipocrita. Ci si chiede inoltre come sia possibile far passare per legittimo ciò che è espressione di mero possesso della persona ridotta ad oggetto, di offesa della dignità e della libertà delle coscienze. Una cosa ingiusta rimane tale aldilà delle situazioni che condizionano o determinano l’atto. Ci si chiede infine perché non si pensi alla qualità della vita che sarebbe riservata alle “prostitute legalizzate” e alle loro famiglie. Il rispetto per il prossimo non è soltanto la regola fondante della nostra religione ma un’imprescindibile conquista sul piano della cultura e della civiltà. E’ quindi assolutamente determinante che i Governi diano vita a strumenti legislativi appropriati che consentano la repressione del fenomeno colpendo i responsabili del racket, inasprendo controlli e pene, fermando la domanda con opportune condanne. Uno Stato attento ed accorto deve essere vigile nella salvaguardia del Bene Comune se vuole promuovere la reale crescita umana e culturale dei suoi cittadini, non soggiacere ad ipocrite ed affrettate soluzioni di problemi, utili solo ai soliti “furbi”, privi di qualsiasi scrupolo. Uno Stato moderno deve combattere il male, in tutte le sue manifestazioni, se vuole dimostrare che quest’ultimo produce soltanto altro male e come tale va estirpato e severamente sanzionato. La prostituzione non è, come alcuni sostengono, l’incontro tra due libertà: quella tra la donna schiavizzata e il suo cliente, perché l’unica libertà possibile è quella di fare il bene. Per concludere con lo spirito di colui che ci ha guidati, don Oreste Benzi,ripetiamo che le donne schiavizzate dalla prostituzione non vanno consolate, né mantenute, né altrove dislocate, vanno liberate.

(©L’Osservatore Romano - 19 giugno 2008)

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