Archivio della Categoria 'Comunità Papa Giovanni XXIII'

Auguri di Buon Anno 2010

Lunedì 4 Gennaio 2010

Riportiamo l’articolo pubblicato nel Corriere Adriatico del 4 Gennaio dove Maria Cristina Benedetti intervista don Aldo Buonaiuto.

Ancona. La pace sia con tutti. Dagli ultimi ai primi, con una avvertenza: in tempo di crisi guardarsi dentro potrebbe aiutare a superare gli ostacoli peggiori. E allora che sia pace istituzionale e magari tregua politica, perché gli esempi servono e “il popolo vuol tornare a fidarsi”. Don Aldo Buonaiuto, abito talare e spirito d’iniziativa per la comunità Giovanni Paolo XXIII, declina in sette casi il messaggio di speranza per un 2010 che vorrebbe far dimenticare l’horribilis dell’anno archiviato.

Alla prima stazione non dimentica l’abito che indossa. “Come sacerdote - dà la priorità - mi auguro la pace interiore. E’ la condizione necessaria per superare divisioni, gelosie, invidie; è l’elemento principe per provare gratitudine per ciò che si ha: io, che giro il mondo, vi dico che l’Italia e le Marche, soprattutto, hanno molto più del necessario”. Dal “siate grati se potete” al recupero del senso di appartenenza il viaggio continua sul filo degli affetti: “Per andar oltre lo stato confusionale, torniamo a mettere l’uomo al centro della vita. Ma attenti che non sia egocentrismo, ma sia piuttosto alterocentrismo: ricerca dell’altro, della relazione”. Per appartenere a un Paese, a un territorio, a una religione, a una famiglia.

La seconda stazione è conseguenza della prima: il segreto sta nel dilatare il senso di appartenenza. “Che sia pace tra i popoli - augura e si augura - Tremiamo per i territori sotto scacco, il terrorismo che incalza, le dittature che avanzano. Tremiamo, perché col mondo globale le minacce si moltiplicano per tutta l’umanità”. Il vuoto sociale introduce quel microcosmo tanto caro a don Aldo, quel sottile equilibrio domestico dal quale si vorrebbe far dipendere la buona riuscita del ricambio generazionale. Torna a vestir la tonaca. “Sia pace nelle famiglie, perché quelle disgregate sono la disgrazia delle nuove generazioni. Vorrei ricordare a tutti coloro che sono impegnati in tante faccende della vita che le priorità sono i figli e la coppia. Il tempo del dialogo è quello che dà la luce”.

Col cambio di stazione si prosegue sul terreno neutro della laicismo. “Pace nelle istituzioni che non offrono certo un bell’esempio. La gente è stanca di assistere ai poteri che litigano: coloro che dovrebbero servire la causa e l’umanità stanno lì a bisticciare per una poltrona”. Don Aldo trasforma l’avvertimento in motto: “Il popolo vuol tornare a fidarsi”. Basta sul serio: basterebbe applicare una semplice, vecchia regoletta. La regola d’oro: “Non fare ad altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Con un corollario: il primo pensiero ai più deboli. Gli amministratori della cosa pubblica sono avvertiti. Che pace sia.

Viaggia universale, passa da una preghiera e predica la tolleranza. “Sia pace tra le religioni, perché tutte cercano il creato, il Dio dell’esistenza. Non ci si può dividere su un obiettivo comune”. Con “Dio esiste e soprattutto unisce” offre la giusta distanza del credo, di tutti i credo: il dialogo. “Ebrei, islamici e cristiani si confrontino”. Nel nome e nel segno di un denominatore comune. Amen, ma non sempre è così sia. “Guai - smaschera don Aldo - a chi utilizza il linguaggio sacrale per frammentare, scindere, spaccare”. Guai e pace sia sulle strade, le sue strade: quelle degli ultimi, dei diseredati. “Penso ai migranti - elenca col cuore - che vengono in Italia in cerca di serenità e trovano la xenofobia. Penso alle tante, ancora troppe, ragazze costrette a soddisfare le perversioni di molti, ancora troppi, uomini. Penso ai barboni, sempre più giovani, che per mancanza di amore scelgono di stare ai margini dell’esistenza: cominciano a vedersene anche ad Ancona”. Pace a tutti gli uomini di buona volontà e al mondo ecclesiastico, perché “la Chiesa è e dev’essere il primo esempio di unità e carità”. Pace, dagli ultimi ai primi così magari non sarà più necessario distinguerli.

convert this post to pdf.

Come si può debellare la prostituzione schiavizzata: testimonianze, proposte, esperienze.

Lunedì 25 Maggio 2009

Riportiamo il discorso iniziale di Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione del Convegno “Sulla dignità non si TRATTA”, tenuto a Roma il 20 maggio.

La nostra Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in piena adesione con il grande insegnamento e la nobile eredità lasciata dal nostro fondatore don Oreste Benzi si è sempre battuta e continua operosamente ogni giorno a lottare affinché vengano liberate le donne schiavizzate a causa della prostituzione. Questo fenomeno continua purtroppo ad assumere dimensioni preoccupanti perché l’attuale contesto socio-economico crea le condizioni di cui rimangono vittime tutte quelle giovani, circa il 40% minorenni, che vengono ingannate, trattate prevalentemente dai Paesi dell’Est e dalla Nigeria con la prospettiva di un guadagno e di un lavoro.
La nostra esperienza in questa dura lotta, praticamente quotidiana sul campo, ci ha fatto conoscere e toccare con mano tutte le forme di violenza, di sopraffazione, di sopruso che vanno fino alle conseguenze più estreme come le torture fisiche e psicologiche in cui queste giovanissime donne rimangono implicate. Di queste persone un Paese civile deve farsi carico nel rispetto di imperativi etici e dei principi della nostra Carta Costituzionale che in più articoli sancisce e riconosce la sacralità della persona umana.
Non è pensabile che la prostituzione, essendo indiscutibilmente una forma di sopruso, possa essere legalizzata o disciplinata come alcuni cercano di sostenere: la violenza non si disciplina, non si circoscrive bensì la si elimina con cogenti interventi legislativi. In un mondo come quello attuale dove i valori appaiono perduti e le coscienze risultano sempre più smarrite è importante tutelare in tutte le forme e in tutte le situazioni la sicurezza della persona e il rispetto dovutole per la sua costante crescita. E’ necessaria una risposta ferma, decisa e incontestabilmente chiara che non dia adito ad interpretazioni o “aggiustamenti” di sorta. Liberare le donne è un atto di giustizia, cui lo Stato non può ulteriormente sottrarsi.
Pertanto abbiamo organizzato, con il Ministro per le Pari Opportunità, On. Mara Carfagna, questo Convegno dal tema “Sulla dignità non si TRATTA” proprio nel momento in cui viene esaminato l’importante disegno di legge, il DDL 1079, che, se non verrà stravolto ma sarà approvato così come è stato pensato, sarà per noi ma soprattutto per le migliaia di donne schiavizzate sulle strade e al chiuso un primo grande traguardo.
Noi chiediamo che questa legge passi in fretta perché il fenomeno continua ad aumentare ed a fomentare il crimine più violento. Ribadiamo il nostro più deciso dissenso contro qualunque forma di regolamentazione e legalizzazione di quello che noi consideriamo la “perversione e violenza più antica del mondo”: comprare ed usare il corpo umano senza considerare la dignità della persona e la sua integrità.
Una svolta culturale è necessaria in questo Paese dove ancora è possibile comprare con una prestazione sessuale ragazze minorenni e comunque sempre giovani donne in stato di schiavitù e sfruttamento. Chiediamo che la punibilità del cliente, causa e motore di questo turpe mercato, venga estesa anche all’interno dei tanti locali denominati, privè, night club, così come all’interno di alberghi e appartamenti.
Lo Stato favorisca il contrasto del traffico di persone destinate alla prostituzione attraverso una legge specifica per mandare un forte segnale agli organizzatori del racket. Dall’inizio degli anni ’90 ad oggi abbiamo accolto oltre 7000 donne e la nostra esperienza ci permette di rinnovare ancora una volta questo appello ringraziando anche tutte le Forze dell’Ordine per il loro grande impegno a favore della liberazione delle schiave del sesso, in particolare permettete uno speciale ringraziamento al Prefetto Antonio Manganelli Capo della Polizia, istituzione con la quale l’Associazione ha una collaborazione fattiva e consolidatasi negli anni. Noi abbiamo sempre chiesto in questi ultimi vent’anni che la prostituzione sia combattuta con precise disposizioni di leggi che ne impediscano qualsiasi forma ed espressione, in quanto come diceva don Oreste Benzi “nessuna donna nasce prostituta” ma ci diventa perché vittima di solitudine, di disperazione, di estrema debolezza psicologica e condizionata dai suoi aguzzini. Noi crediamo che uno Stato democratico, le istituzioni e tutte le realtà educative non possano mettersi dalla parte di chi induce alla prostituzione bensì dalla parte di chi è vittima e deve essere liberata. Siamo convinti che anche le nuove generazioni si aspettano modelli educativi coerenti e credibili trovando nel mondo degli adulti risposte precise ai loro smarrimenti e alle loro conseguenti inquietudini.
Ringraziamo sentitamente il Ministro On. Mara Carfagna con la quale abbiamo collaborato per la realizzazione di questo evento e tutte le autorità qui presenti, i Signori Ministri, gli illustri relatori, il Capo della Polizia e quanti hanno aderito al nostro invito di partecipazione.

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

NO AL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Giovedì 14 Maggio 2009

Comunicato del 07 maggio 2009 dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in merito al voto di fiducia sul ddl sicurezza

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi in merito al voto di fiducia sul ddl sicurezza dove è previsto il reato di immigrazione clandestina, dichiara quanto segue:

 

     Domani il Governo dovrebbe votare la fiducia al ddl sulla sicurezza che prevede il reato di immigrazione clandestina. La nostra Associazione Papa Giovanni XXIII ritiene di dover contrastare l’evento esprimendo il proprio dissenso per le seguenti motivazioni: la clandestinità nella maggior parte dei casi è una fuga disperata dalla miseria e dalle violenze; la sicurezza di un Paese non si garantisce infierendo contro persone deboli, sprovvedute e bisognose anche del pane quotidiano.

 

     Si operi pertanto per la salvaguardia della dignità di ciascuna persona indipendentemente dall’etnia di appartenenza e si garantisca la pena per chi consapevolmente e irresponsabilmente diventa invece autore di gravi reati.

 

     Riteniamo che la nostra richiesta richiami non solo ad un forte atto di coraggio quale la sospensione della votazione prevista, ma anche ad una presa di coscienza dei valori universali della nostra società e cultura.

 

     Confidiamo e preghiamo il Signore perchè illumini le menti dei deputati cattolici e di coloro che credono nella libertà e dignità di ogni persona, così da non cedere a compromessi, negando il voto di fiducia, seguendo la propria coscienza e dimostrando il coraggio di andare oltre le logiche di partito. 

convert this post to pdf.

NO A IRREGOLARI “SORVEGLIATI SPECIALI”

Venerdì 27 Febbraio 2009

Intervista di don Aldo all’agenzia Sir del 26 febbraio

 

“Il sit-in di questa mattina non è che la prima di una serie di iniziative che intendiamo promuovere per chiedere il riesame dell’impianto complessivo del ddl 733 sull’immigrazione irregolare. Non ci arrenderemo all’idea di vedere l’immigrato irregolare abbandonato a se stesso o considerato un sorvegliato speciale”. Così don Aldo Buonaiuto, dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, commenta a caldo al SIR la manifestazione “Lasciateci vivere”, promossa stamani dall’Associazione davanti a Montecitorio e appena conclusasi, alla quale hanno dato il proprio appoggio diversi parlamentari. “Ci inorridisce la cultura del sospetto che il ddl vuole diffondere e che farà sì che le nuove generazioni guarderanno con ripugnanza allo straniero, identificando chi è ancora sprovvisto di documenti con il criminale; una cultura che verrà a creare una profonda spaccatura nella società”, spiega don Buonaiuto all’indomani dell’incontro che la Giovanni XXIII, insieme ad Acli, Caritas, Centro Astalli, Fondazione Migrantes e Sant’Egidio, ha avuto con i membri della Commissione affari costituzionali e i capigruppo alla Camera dei deputati per chiedere modifiche al testo del ddl sulla sicurezza, approvato dal Senato ad inizio febbraio e che ora ritornerà alla Camera.
“Occorre un completo riesame del ddl – afferma don Buonaiuto -: non si possono mettere tutti gli immigrati clandestini nella stessa condizione di passibilità, e occorre garantire un sostegno ai soggetti più deboli, scongiurando il rischio di spingerli nell’invisibilità”. Per l’associazione fondata da don Benzi non è neppure accettabile ”la trasformazione del medico in poliziotto, tradendo il diritto alla salute e alle cure garantito dall’art.32 della Costituzione”. “Oggi – prosegue il sacerdote – abbiamo ribadito che solo un’integrazione sociale agevolata e sostenuta dal clima di apertura e accoglienza che ha sempre caratterizzato il nostro Paese può dare sicurezza e prevenire ogni forma di devianza e intolleranza verso gli immigrati”; per questo “la Giovanni XXIII offre la propria piena disponibilità, in base ad accordi con le istituzioni preposte e attraverso progetti di integrazione sociale, ad accogliere nelle proprie Case questi immigrati offrendo attraverso percorsi di condivisione della realtà civile nel rispetto di legalità e sicurezza”. Questo pomeriggio è prevista a Roma la riunione di tutti i responsabili associativi, insieme al presidente Giovanni Paolo Ramonda, per mettere a punto le prossime iniziative.

convert this post to pdf.

LASCIATECI VIVERE!

Venerdì 27 Febbraio 2009

Appello Manifestazione a Montecitorio - Roma 26 febbraio 2009

 

La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, sente il bisogno di levare la propria voce in difesa della vita, di tutte le vite, compresa quella di migliaia di nostri fratelli migranti che vivono in Italia, con i quali, in molte situazioni, condividiamo la nostra vita.
Vogliamo sottolineare con forza l’iniquità di alcune disposizioni recentemente approvate dal Senato in materia di sicurezza che, dietro l’apparente finalità di garantire la sicurezza dei cittadini, calpesta i diritti fondamentali delle persone e finirà, al contrario, per renderci tutti più insicuri.
La sicurezza non può essere soltanto uno slogan sbandierato per convenienze politiche, occorre una politica seria sull’immigrazione frutto di un atteggiamento realistico e non demagogico; l’immigrazione è un fenomeno complesso, che comporta inevitabilmente anche problemi, ma le risposte che vengono fornite con questi provvedimenti sono soltanto apparenti ed inefficaci.
Ciò che preoccupa, inoltre, e che non è assolutamente accettabile, è il clima di intolleranza che si rischia di alimentare nei confronti dello straniero, considerato cittadino di serie B, facile capro espiatorio di tutti i problemi.
La prima riflessione è relativa al cosiddetto reato di immigrazione irregolare.
L’unico effetto della norma appare quello, assolutamente inaccettabile, di criminalizzare l’immigrato in quanto tale, indipendentemente dalla sua dignità di persona e dalle condizioni di povertà e bisogno che lo spingono a cercare fortuna in un altro paese, rischiando la propria vita pur di migliorare la sua condizione di uomo. Assimilare la condizione di clandestinità alla criminalità, è un’operazione sbagliata sia sotto il profilo culturale che giuridico e avrà come unica conseguenza quella di rendere ancora più emarginato lo straniero, senza possibilità d’integrazione.
Tale emarginazione, unita alla condizione di miseria materiale, alle umiliazioni, alle manifestazioni di razzismo può alimentare ulteriormente reazioni violente, irrazionali, pericolose e drammatiche per la nostra società. Questo provvedimento pertanto contrasta con il clima di sicurezza che si vorrebbe garantire al nostro Paese.
La fattispecie di reato appare inoltre inutile in quanto non facilita le espulsioni né incide sul problema dell’effettività delle stesse; l’irregolare già oggi può essere fermato, identificato ed espulso:
il procedimento penale costituirebbe soltanto un aggravio delle procedure ed un aumento dei costi per lo Stato.
Né si può pensare che possa costituire un valido deterrente per chi è disposto anche a rischiare la propria vita pur l’opportunità di un futuro migliore.
A fronte d’inesistenti benefici, la fattispecie incriminatrice avrebbe invece conseguenze pesanti sull’ attività degli uffici giudiziari e delle forze di polizia, impegnate in una gravosa attività connessa al controllo e al processo, con sicuro pregiudizio per gli interessi concreti in materia di sicurezza per i cittadini.
La seconda riflessione è relativa alla possibilità che viene data al medico curante di segnalare l’immigrato irregolare alle autorità competenti. Tale disposizione, così come sottolineato da più parti, in primis dagli Ordini dei Medici, appare assurda ed ingiusta ponendo la classe medica in una
condizione deontologicamente scorretta e comunque lesiva della dignità della persona che va salvaguardata in un Paese civile al di là della classe sociale o dell’etnia di appartenenza.
Il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali dell’Uomo ed è garantito dall’art. 32 della Costituzione. Il divieto di segnalazione dello straniero irregolare esiste da 14 anni ed è stato previsto proprio per salvaguardare l’effettività ditale diritto.
Se venisse approvata la soppressione ditale divieto, si costringerebbero i malati a nascondere la loro condizione con gravi conseguenze per sé stessi e per coloro con cui vengono in contatto. Anche questa norma contravviene alla condizione di sicurezza che si vuole assicurare al Paese in un momento critico come l’attuale. Si potrebbe inoltre correre un altro rischio: lo sviluppo di una rete di sistema pseudo-sanitario clandestino con conseguenze gravissime, non facilmente contenibili e controllabili.
Per quanto attiene alle altre disposizioni approvate dal Senato nel suddetto disegno di legge (tassa fino a 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno, allungamento dei tempi per l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio, restrizioni previste per i minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età, il c.d. permesso di soggiorno a punti, l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per poter contrarre matrimonio e ai fini dei provvedimenti relativi agli atti di stato civile, necessità dell’idoneità igienico-sanitaria al fine di ottenere la residenza) esprimiamo il nostro sconcerto per il carattere rigidamente limitativo e restrittivo delle stesse che, in quanto tali, non possono essere coniugate con un corretto e civile atteggiamento di accoglienza.
Occorre investire in politiche di accoglienza e di integrazione, oltre che in un miglioramento dell’efficienza delle amministrazioni che gestiscono il fenomeno migratorio, in primis questure e rappresentanze diplomatiche, le cui carenze sono sotto gli occhi di tutti.

Solo un’integrazione sociale agevolata e sostenuta da un clima di apertura e di accoglienza possono dare più sicurezza e prevenire ogni forma di devianza e di criminalità. Non dimentichiamo che la disuguaglianza e l’esclusione sociale determinano tensioni e conflitti che si riversano soprattutto sulle persone più indifese e deboli; che solo una legge “giusta” può dare più sicurezza.
L’effetto di queste norme sarà quello di spingere verso l’invisibilità moltissime persone, che, da un lato, non lasceranno comunque il nostro Paese: in Italia attualmente ci sono almeno 800.000 stranieri irregolari ed è assolutamente impossibile che vengano allontanati o che si allontanino spontaneamente, anche a causa delle difficili, spesso drammatiche, condizioni di vita nei paesi di origine.
D’altra parte queste persone verranno sempre più emarginate e sarà sempre più difficile portare avanti percorsi di integrazione sociale, con grave ripercussione soprattutto per i soggetti più vulnerabili, in primis donne e bambini.
L’esclusione sociale, la disuguaglianza, l’ingiustizia portano sempre tensioni, conflitti, violenza, di cui subiranno le conseguenze, come sempre, le fasce più deboli della popolazione, italiana e straniera.
Invitiamo a riflettere sul fatto che si destinano al contrasto dell’immigrazione clandestina da due a tre volte le somme che si spendono per le politiche di accoglienza e d’integrazione.

Mancano canali d’ingresso nella legalità, circostanza che costringe molti nell’illegalità.

Assistiamo quotidianamente a stragi di clandestini, donne, bambini, uomini, poveri esseri umani che hanno l’unica colpa di voler fuggire dalla fame o dalla guerra e che per fare questo sono
costretti a percorrere migliaia di chilometri lungo le rotte che attraversano i deserti africani e poi il Mediterraneo, spesso vittime di trafficanti senza scrupoli.
Nonostante ciò si continua a colpire le vittime di questo immondo traffico piuttosto che i carnefici.
Si continuano, inoltre, a togliere risorse alla cooperazione allo sviluppo, non affrontando l’unica cosa in grado di mettere un freno all’emigrazione, la lotta alla povertà e lo sviluppo.
La fame, da sempre, è molto più forte di qualsiasi legge e di qualsiasi muro ed è proprio per questo che chi ha fame continuerà a credere nel “miraggio europeo”.
E’ su questo che facciamo appello alle istituzioni affinché riflettano e promuovano una politica seria per l’innalzamento dei finanziamenti ai progetti di sviluppo, gli unici in grado di combattere la povertà e quindi di agire sulla causa.
In proposito è opportuno ricordare che oggi il contributo italiano ai paesi in via di sviluppo è pari allo 0,09% del PIL nazionale, a fronte di proclami e di impegni internazionali del tutto differenti:
il nostro paese non sta rispettando l’impegno a stanziare entro il 2010 lo 0,51%, come tappa intermedia per raggiungere lo 0,7% nel 2015 per la realizzazione degli Obiettivi del Millennio a cui tutti i membri delle Nazioni Unite devono tendere.
“Ero forestiero e non mi avete ospitato”. 11 messaggio evangelico è chiaro e deve interrogarci tutti. Rivolgiamo un appello a tutti i parlamentari che si professano cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà affinché questa legge, che contrasta con i più elementari principi di rispetto della persona e che rischia soltanto di alimentare la paura e il conflitto, non venga approvata o, comunque, affinché venga profondamente rivista.

 

 

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

ELUANA E’ MORTA

Martedì 10 Febbraio 2009

Comunicato della Comunità Papa Giovanni XXIII a seguito della morte di Eluana Englaro.

Eluana continua a vivere.

Siamo pieni di sofferenza, di dolore e profondamente amareggiati per la morte a causa di una imposizione che resterà nella nostra storia: il divieto di nutrirsi come ogni persona umana ha il diritto di ricevere e come ogni stato ha il diritto di garantire.

Diciamo grazie a Eluana per tutto il tempo che è stata con noi e sentiamo Eluana una martire dei tempi moderni, vittima di un accanimento contro la vita senza precedenti.

Ora ci affidiamo soltanto alla misericordia di Dio nel pianto e nella preghiera per questa perdita con la speranza che Eluana continui a vivere nelle tante persone che si trovano nella sua stessa condizione e che sorridono alla bellezza della vita.

convert this post to pdf.

ELUANA: RESTITUIRE IL NUTRIMENTO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Lunedì 9 Febbraio 2009

Pubblichiamo il comunicato del 08 febbraio 2009 della Comunità Papa Giovanni XXII sul caso di Eluana Englaro

Considerando le ultime notizie sulle possibili irregolarità emerse dalle ispezioni e rilevando  le tante notizie sulle reali condizioni di salute di Eluana prima che iniziasse questa procedura di morte, chiediamo con accorata insistenza di restituire il nutrimento a Eluana prima che sia troppo tardi.

Ci appelliamo alle Procura della repubblica di Udine e alla Procura Generale di Trieste nel caso in cui fossero venuti a conoscenza di notizie di reato di procedere immediatamente alla sospensione del protocollo che condurrà a morte Eluana Englaro.

Eluana non può più aspettare la sua vita può essere salvata solamente se coloro che possono intervenire lo facciano immediatamente

La nostra supplica accorata continua affinché nessuno si macchi di un crimine così efferato e senza precedenti nella storia della Repubblica italiana.

Per questo domani anche noi saremo di fronte a palazzo Madama per manifestare a favore della vita per salvare Eluana.

convert this post to pdf.

ELUANA NON PUÒ PIÙ ASPETTARE

Sabato 7 Febbraio 2009

Pubblichiamo il comunicato stampa della Comunità Papa Giovanni XXIII del 07 febbraio 2009 riguardante Eluana Englaro.

Eluana non può più aspettare, il togliere proprio adesso, in questa fase così delicata il cibo e l’acqua dimostra il reale e unico accanimento di coloro che vogliono ucciderla ad ogni costo. Siamo alla follia di una spietata volontà, inspiegabile e senza precedenti. Chiediamo ai “volontari della morte” di fermarsi e di rianimare la propria coscienza per fermare questo crudele assassinio.

Proprio a causa di furia omicida chiediamo che ci sia un osservatore medico esterno permanente all’interno della camera dove vive Eluana affinché niente venga omesso.

Chiediamo a tutti gli uomini che credono nell’irripetibilità e valore dell’esistenza umana di uscire allo scoperto con forza perché questo non è il momento di tacere bensì di gridare in modo non violento contro questa ingiustizia insopportabile.

Confidiamo nella tempestività di un atto ufficiale del Governo, risolutivo per la salvezza di Eluana, anche in considerazione del rispetto dovuto alle migliaia di persone che già in Italia, per senilità o altre malattie vengono alimentate artificialmente.

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sostiene ed approva incondizionatamente l’impegno assunto dal Governo per salvare la vita di Eluana già fortemente provata dall’inizio della procedura dettata dalla sentenza. Il Governo, in questa drammatica vicenda, sta dimostrando coraggio, autonomia di pensiero e profonda capacità di discernimento tra opinioni e scelte politiche.

Si sottolinea comunque l’importanza dell’urgenza del provvedimento perché il corpo di Eluana è già stato duramente provato e dal trasferimento e, come si è detto, dall’avviata diminuzione di cibo e acqua.
Intanto la nostra Comunità continua fortemente a pregare perche venga salvata in tempo la sua vita.

convert this post to pdf.

UN MIRACOLO PER SALVARE LA VITA DI ELUANA

Venerdì 6 Febbraio 2009

Intervista di Radio Vaticana a don Aldo.

Intervista, clicca qui 

 

Un colpo di scena l’annuncio del varo di un decreto sul caso Englaro, dopo una mattinata all’insegna del pessimismo sulla possibilità che il Consiglio dei ministri arrivasse ad una decisione auspicata da tanti. Fra questi la Comunità Papa Giovanni XXIII che in questi giorni ha dato vita a diverse iniziative di preghiera e di solidarietà ad Eluana, anche a Udine. Adriana Masotti ha sentito il portavoce dell’associazione, don Aldo Bonaiuto.

convert this post to pdf.

LA COMUNITA’ PAPA GIOVANNI SOSTIENE ED APPROVA IL DISEGNO DI LEGGE PER SALVARE ELUANA

Venerdì 6 Febbraio 2009

Comunicato stampa della Comunità Papa Giovanni su Eluana Englaro.

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sostiene ed approva incondizionatamente l’impegno assunto dal Governo per salvare la vita di Eluana già fortemente provata dall’inizio della procedura dettata dalla sentenza.

Il Governo, in questa drammatica vicenda, sta dimostrando coraggio, autonomia di pensiero e profonda capacità di discernimento tra opinioni e scelte politiche.

Confidiamo nella tempestività di un atto ufficiale del Governo, risolutivo per la salvezza di Eluana, anche in considerazione del rispetto dovuto alle migliaia di persone che già in Italia, per senilità o altre malattie vengono alimentate artificialmente.

Si sottolinea comunque l’importanza dell’urgenza del provvedimento perché il corpo di Eluana è già stato duramente provato e dal trasferimento e, come si è detto, dall’avviata diminuzione di cibo e acqua.

Intanto la nostra Comunità continua fortemente a pregare perche venga salvata in tempo la sua vita.

convert this post to pdf.

NESSUNO PUÒ PRIVARE UN SUO SIMILE DEL DONO DELLA VITA

Venerdì 6 Febbraio 2009

Comunicato stampa della Comunità Papa Giovanni XXIII sul Decreto di Legge del Governo a favore di Eluana…e il Presidente Napolitano lo boccia!

Apprezzamento e gioia per l’importante decisione che il Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi insieme al Consiglio dei Ministri hanno preso a favore della vita di Eluana esprimendo un atto di giustizia e di alto valore di civiltà.
Soltanto il Decreto Legge può impedire l’esecuzione di quella sciagurata sentenza e questo è stato ragionevolmente compreso dai nostri governanti. Con tale atto il Governo afferma che i diritti umani sono universali, inviolabili e inalienabili.

Nessuno può legittimamente privare un suo simile del dono della vita perché questo invece significherebbe compiere una vera e propria violenza innaturale e disumana.

Restiamo invece sbalorditi che il Presidente della Repubblica risponda immediatamente contro la vita irripetibile di  Eluana.

Nessuno quindi tocchi Eluana per ucciderla e nessuno speculi su questa giovane disabile che vive e vuole vivere.

Chi deve fare un passo indietro sono tutti coloro che senza cuore e in modo spietato e distaccato continuano ad accanirsi contro la sua vita per volerla far morire a tutti i costi. Proviamo per tutti questi soggetti vergogna e indignazione perché non hanno rispetto per i diritti umani procedendo con polemiche e insulti di basso livello.

La ragione deve prevalere sull’indifferenza e su certe strane e contraddittorie ideologie.

Soffriamo nel sentire che il Presidente Napolitano in quanto primo responsabile del Paese, garante della salvaguardia di ogni cittadino e quindi anche della vita di Eluana Englaro respinge il DL.

convert this post to pdf.

Eluana. Don Aldo Bonaiuto: vogliono far tacere chi difende la vita

Giovedì 5 Febbraio 2009

Intervista a don Aldo trasmessa da Radio Vaticana.

Clicca qui per ascoltarla

Si fa strada la possibilità che il governo italiano approvi un decreto legge che blocchi il “protocollo di fine vita” di Eluana Englaro, in attesa dell’approvazione di una legge sul cosiddetto testamento biologico. Dal canto suo, il neurologo che ha in cura la donna, in stato vegetativo da 17 anni, ha annunciato che da domani inizierà la riduzione del 50 per cento dell’alimentazione somministrata ad Eluana, attualmente ricoverata presso la clinica “La Quiete” di Udine. Chi non vuole arrendersi alla morte di Eluana è il vasto e variegato movimento per la vita che, con il passare delle ore, moltiplica le sue iniziative di preghiera e solidarietà. Ecco la testimonianza del portavoce dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, don Aldo Bonaiuto, raccolta da Luca Collodi:

R. – Noi non possiamo tacere. Questi falsi silenzi, anche di alcune realtà del mondo della stampa, ci lasciano veramente rattristati, perché si parla e si dicono tante sciocchezze. Tante questioni che non hanno per nulla rilevanza, vengono ingigantite, e per questa che invece è una tragedia, si invoca il silenzio. Per noi è invece un’ingiustizia insopportabile: chi tace diventa complice di un abominio che è quello, ancora una volta, di far diventare i deboli sempre più deboli, fabbricando queste croci insopportabili sulle persone che invece hanno bisogno di essere supportate, difese, aiutate in tutti i modi. Per questo noi gridiamo, ma è il grido dell’amore. Dobbiamo metterci dalla parte degli ultimi. Eluana rappresenta tantissime persone che non sono solo nelle nostre realtà della “Papa Giovanni XXIII”, ma che sono in tutto il mondo e che vanno difese in tutti i modi. Quindi, il nostro appello continua. Per tutti i ministri: se vogliono, loro possono veramente fermare questa sentenza.

 
Intanto, in tarda mattinata, fonti di agenzia hanno reso noto che la procura di Udine intende verificare le testimonianze di amici e parenti sula volontà espressa da Eluana Englaro e riferita dal padre Beppino. D’altro canto, nello stesso mondo scientifico si dibatte sulle reali condizioni di Eluana. Ecco l’opinione di Adelia Lucattini, psichiatra e bioeticista, intervistata da Luca Collodi:

R. - Il sentimento è quello di dire non ce la posso fare, rinuncio. Questo, secondo me, è un altro aspetto che sposta un po’ il problema, cioè una spinta ad identificarsi tutti con il padre e non con la ragazza, dando per scontato che questa ragazza non veda, non senta, non interagisca, non sappia quello che gli accade. Quando ci sono degli studi scientifici accreditati, come quello di Owen, che è uscito su “Science” nel 2006, in cui si è visto che una paziente nello stato di Eluana Englaro era in grado di rispondere ai comandi esattamente come un gruppo di persone normali, con una tecnica particolare in cui si potevano rilevare, attraverso la risonanza magnetica funzionale, le risposte cerebrali, in assenza di movimento fisico o di voce o di movimento oculare. E c’è stata una sovrapposizione tra la risposta che ha dato a livello cerebrale questa paziente e il gruppo di persone normali. Di questo non se ne fa parola. E l’altro elemento è questa erronea convinzione, che viene comunque lasciata credere, che i pazienti in stato vegetativo siano legati alle macchine: non è così, sono pazienti che hanno conservato tutte le funzioni biologiche, ma sono totalmente paralizzati; in modo particolare, e questa è una cosa che colpisce, possono aprire e chiudere gli occhi, seguendo il ritmo del sonno e della veglia.

convert this post to pdf.

ELUANA:VATICANO, SI FACCIA OGNI SFORZO ANCHE CON DECRETO

Giovedì 5 Febbraio 2009

Comunicato stampa dell’agenzia stampa Ansa sul caso di Eluana Englaro.

(ANSA) - CITTA’ DEL VATICANO, 5 FEB - Da mons. Rino Fisichella al card. Renato Martino, il Vaticano mette in campo i suoi massimi esponenti per invocare un intervento legislativo affinché “si faccia il possibile” per scongiurare la morte di Eluana Englaro. La bozza del decreto legge che dovrebbe impedire lo stop all’alimentazione e all’idratazione previste dal protocollo in applicazione su Elauna Englaro giace sul tavolo del premier Silvio Berlusconi: ma in queste ore, da un lato pesano i dubbi del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e del presidente della Camera, Gianfranco Fini, sull’opportunità del provvedimento, dall’altro emerge con forza la voce del mondo cattolico che non si dà per vinto e accelera anzi il suo pressing sul governo perché metta mano a un decreto.  Il primo ad intervenire è stato in mattinata il presidente della pontificia accademia della Vita, mons. Rino Fiscihella.
Chiaro il suo appello all’esecutivo: “Sono ancora carico di speranza. Ci sono ancora diversi strumenti possibili che potranno essere ascoltati dal legislatore dunque spero ancora che si riuscirà ad evitare questa drammatica soluzione di morte, e che questa possa essere una testimonianza in favore della vita”.
Più tardi il card. Martino si è appellato con forza alla maggioranza e sull’ipotesi decreto legge non ha mostrato dubbi: “naturalmente qualunque cosa si faccia per salvare la vita a un innocente è benvenuta”. Il cardinale va anche oltre: “io mi meraviglio di come in Italia, dove fin dalla Costituzione c’é la difesa della vita, si possa distruggere la vita stessa in una maniera che non corrisponde alla Carta costituzionale. Quello che si sta mettendo in atto è autentico omicidio”. Più sfumata la posizione di un altro porporato, da sempre vicino alla drammatica vicenda Englaro, l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi: “‘La responsabilita’ ultima sulla vita della donna, non è una legge positiva, ma quella stampata dentro di noi che è quella naturale”, cioé della coscienza, ha detto senza incertezze il portavoce della comunità Papa Giovanni XXIII, associazione cattolica che molto si è attivata, anche in questi giorni con veglie, preghiere e sit-in, per scongiurare il decesso di Englaro. “Il nostro appello continua - ha affermato don Aldo Bonaiuto -  Per tutti i ministri: se vogliono, loro possono veramente fermare questa sentenza”.
Un contributo interno al fronte cattolico sul pressing in atto a favore della soluzione decreto, è arrivato dal presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani e presidente emerito del comitato di Bioetica, Francesco D’Agostino. “E’ giusto che il governo intervenga subito con un provvedimento di carattere generale che si estenda oltre che alla donna in stato di coma vegetativo da 17 anni, anche ad altri casi che possano sorgere”, ha osservato.

convert this post to pdf.

La Comunita’ Papa Giovanni XXIII accoglie con gioia le notizie relative al concreto intervento del Governo

Giovedì 5 Febbraio 2009

Comunicato stampa del Responsabile Generale della Comunità Papa Giovanni XXIII.

 

La nostra Comunità Papa Giovanni XXIII accoglie con gioia le notizie relative al concreto intervento del Governo attraverso il Decreto Legge in elaborazione e la nostra speranza si accende e la fiducia  ravviva

 

Tale atto dimostrerebbe l’elevato grado e senso di civiltà della nostra Nazione che ha sempre difeso e tutelato la vita dei suoi cittadini e di tutti i più deboli.

 

Possiamo ancora riconoscere con orgoglio e dichiarare che l’Italia non ha perso i suoi principi fondamentali, e anche le sue radici cristiane, nonostante le offese e le forze contrarie di chi vorrebbe vedere una Chiesa ammutolita e priva di opinioni.

 

Invece incoraggiamo tutti i cristiani di continuare a pregare ed elevare suppliche ai nostri governanti e in particolare al Presidente della Repubblica perché accolga questo Decreto Legge realmente urgente, affinché nessuno tocchi Eluana.

 

Siamo inoltre fortemente preoccupati per l’accanimento inaudito di coloro che si stanno battendo per la sua morte e denunciamo pubblicamente questa ingiustizia. Vedere una vita umana, quella di Eluana, gestita dai “volontari della morte” che, addirittura in quanto medici, tradiscono la loro vocazione primaria di soccorrere la vita e contraddicono il loro codice deontologico.

 

E’ vergognoso sentire certi politici, che nientemeno si dichiarano “cattolici adulti”, invocare il silenzio quando la vita di Eluana e il dramma dell’Eutanasia è sicuramente un tema molto più importante da discutere rispetto alle tante sterili polemiche e litigate che fanno continuamente anche su temi molto banali.

 

Chiediamo invece che la politica si esprima e che la dignità e salvaguardia della vita umana non dipenda dai soliti scontri politici di parte, bensì, liberi dalle logiche di partito, ci si schieri soltanto dalla parte del diritto e dell’insostituibilità di ogni esistenza umana.

 

Il  Responsabile Generale

Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

ELUANA: COMUNITA’ GIOVANNI XXIII, MINISTRI FERMATE SENTENZA

Giovedì 5 Febbraio 2009

Pubblichiamo il comunicato ANSA del 5 febbraio su Eluana Englaro.

(ANSA) - CITTA’ DEL VATICANO, 5 FEB - “Il nostro appello continua. Per tutti i ministri: se vogliono, loro possono veramente fermare questa sentenza”. E’ quanto afferma ai microfoni di Radio Vaticana don Aldo Bonaiuto, portavoce dell’Associazione ‘Papa Giovanni XXIII’, mentre si ventila la possibilità che il governo intervenga con un decreto legge per impedire la morte di Eluana Englaro. 

Don Bonaiuto commenta anche la richiesta di fare silenzio sulla vicenda della donna in stato di coma vegetativo da 17 anni. “Noi non possiamo tacere - spiega -. Questi falsi silenzi, anche di alcune realtà del mondo della stampa, ci lasciano veramente rattristati, perché si parla e si dicono tante sciocchezze. Tante questioni che non hanno per nulla rilevanza - aggiunge - vengono ingigantite e per questa che invece è una tragedia, si invoca il silenzio. Per noi è invece un’ingiustizia insopportabile: chi tace diventa complice di un abominio che è quello di far diventare i deboli sempre più deboli, fabbricando queste croci insopportabili sulle persone che invece hanno bisogno di essere supportate, difese, aiutate in tutti i modi”.

convert this post to pdf.

Dichiarazione di Giovanni Paolo Ramonda durante la conferenza stampa svoltasi a Udine davanti alla Clinica La quiete

Giovedì 5 Febbraio 2009

04/02/2009 - La Comunità Papa Giovanni XXIII proclama da oggi digiuno ad oltranza insieme alla preghiera continua, perchè il buon Dio metta un po’ di sapienza a chi può ancora intervenire e deve decidere per fermare questa condanna a morte.

I diritti umani sono universali, inviolabili e inalienabili. Nessuno può legittimamente privare un suo simile della vita chiunque egli sia, perché ciò significherebbe fare violenza alla sua natura. Il primo diritto è il diritto alla vita, dal concepimento fino al suo esito naturale, quindi scelta dimostra l’illeceità di ogni forma di aborto procurato e di eutanasia.

Si ritorna alla cultura di Sparta, dove solo le persone dotate di aspetto fisico denotante forza e salute vivevano,  gli altri venivano fatti fuori.
Vogliamo essere voce di chi non ha voce,  perché eluana fino all’altro ieri al mattino apriva gli occhi,  faceva fisioterapia, e  usciva  per la passeggiata nel giardino. Siamo alla selezione tra chi è efficiente e produttivo e chi non lo è.
Perché non succeda anche a noi, LASCIATECI VIVERE è il grido di tante famiglie e di tanti ragazzi e ragazze in queste condizioni.
Molti medici competenti in materia dicono che toglierle il cibo significa ucciderla. I magistrati che hanno decretato la sentenza non hanno tenuto conto delle decisioni del comitato nazionale di bioetica che si era espresso contro la possibilità di staccare il sondino che la nutre. La morte sarà consumata atrocemente.
Per la prima volta nella storia della repubblica viene fatta morire per sentenza dello stato una persona non in stato terminale, che respira da sola che deglutisce, e che potrebbe essere nutrita anche senza il sondino.
I magistrati e il padre la lasciano morire di fame e di sete.
PER QUESTO CHIEDIAMO CHE AL SIG. BEPPINO ENGLARO VENGA REVOCATA LA TUTELA ATTRAVERSO LA SOSPENSIONE IMMEDIATA  NELL’INTERESSE DI ELUANA.
Siamo alla mostruosità di un amore che uccide, che ha diritto di non tenerla presso di sé , come già sta facendo da 12 anni, perché nessuno  ha diritto di ucciderla.
La clinica “La  Quiete”  è finalizzata all’accoglimento di persone e pazienti  per il recupero funzionale e la promozione sociale dell’assistito, faremo tutte le azioni legali possibili perché svolga funzioni sanitarie per la vita e non per la morte.
Non possiamo tacere di fronte alla grave ingiustizia fatta ad Eluana là dove non c’è uno scritto che attesta la sua scelta di volere morire?
Ci stupisce il silenzio di uomini come il Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio  che tacciono il fatto che la “ Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo,  “ . Una società che  si prende cura dei più deboli ha un’alta statura morale, una società che usa i beni e le strutture dello stato per fare morire è necrofila. Già Martin Luter King diceva che temeva il silenzio e l’indifferenza degli onesti . Chiediamo allo Stato che finanzi scelte di vita e non di morte, che sostenga le migliaia di famiglie che tengono presso di sé i loro figli gravemente disabili.

Non ci ha  sorpreso constatare la convergenza d’opinione tra i leader dei due  maggiori schieramenti politici, vittime della sindrome di pilato forse per timore delle prossime elezioni  evidenziando che i voti valgono più dei valori e delle persone.
Il considerare  Eluana  come un  vegetale o già morta 17 anni fa lo può dire soltanto chi non ha vissuto con lei  , per le suore e i medici invece che da tanti anni la curavano Eluana è viva.
Si trasgredisce l’art 13 della costituzione che recita “ è punita ogni violenza fisica “,  togliendo  l’alimentazione e l’idratazione,
Molti parlamentari che invocano il silenzio forse non conoscono” che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” art 21 costituzione
D’altro canto loro gridano quando vogliono difendere il diritto a drogarsi per i giovani, o per la giusta moratoria contro la pena di morte, o per salvare gli animali.
Siamo in uno stato che non ricorda che” non è ammessa la pena di morte” art 27 cost.
CHIEDIAMO LA SOSPENSIONE IMMEDIATA DELLA TUTELA PERCHE’ LA SCELTA DEL SIG ENGLARO
 va contro l’art 32 che recita ” la repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”
Mentre uesta scelta apre strade di morte per il diritto al suicidio, alla autodistruzione tramite l’uso di sostanze stupefacenti, il diritto a decidere per la vita di altri.
Anche al più efferato criminale si riconosce il diritto a non essere privato della vita, per questo  noi diciamo
NESSUNO TOCCHI ELUANA.
Bisogna dire con chiarezza  come ha detto Benedetto XVI “che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto dolce , ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano.”
LA COMUNITA’ PAPA GIOVANNI PROCLAMA  DA OGGI UN DIGIUNO AD OLTRANZA INSIEME ALLA PREGHIERA CONTINUA PERCHE’ IL BUON DIO METTA UN PO DI SAPIENZA  A CHI PUO’ ANCORA INTERVENIRE E DEVE DECIDERE PER FERMARE QUESTA CONDANNA A MORTE.
 Continueremo con un presidio di famiglie con figli disabili in modo nonviolento la nostra vicinanza ad Eluana e lotteremo con tutte le forme legittime che la legge prevede a partire dalla denuncia all’ordine dei medici di questi professionisti che CONTRADDICONO LA PROPRIA VOCAZIONE E IL LORO CODICE DEONTOLOGICO.

 
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

«Nessuno tocchi Eluana. Beppino fermati subito». Preghiere e striscioni attorno alla casa «La Quiete»

Giovedì 5 Febbraio 2009

Articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire del 5 Febbraio 2009.

Sono arrivati da tutta Italia gli ospiti delle case di don Benzi. Volontari ma anche ex tossici ed ex senza tetto. E poi tanti disabili accolti e accuditi con amore. Tutti insieme hanno recitato il rosario e invocato pietà per la donna lecchese che la famiglia vorrebbe accompagnare alla morte.

Arrivano a metà pomeriggio come promesso e sono una ventata fresca di vita. Sono in tanti, qualche centinaio, e vengono da tutta Italia, puntuali come avevano detto. Hanno striscioni ma non manifestano, hanno megafoni ma non gridano, sulle spalle storie tremende ma l’aria è di festa. Sono lì per Eluana: sono i ragazzi di don Oreste Benzi, quelli che lui accoglieva senza chiedere nulla e chiamava indifferentemente «fratellini». Assistono e sono assistiti, vengono dalle 250 comunità e case famiglia dell’Associazione «Papa Giovanni XXIII » sparse da Nord a Sud. Quando arrivano scuotono il mondo dalle fondamenta, forti della loro speranza, e ci riescono anche qui, sotto le finestre della «Quiete», a due passi dal letto al piano terra in cui riposa Eluana. Ci sono proprio tutti, come nel novembre di due anni fa quando i «fratellini» si erano riuniti a Rimini per l’ultimo saluto a don Oreste: volontari, disabili, zingari, ex prostitute, ex drogati, ex senza tetto, ex emarginati, ex disperati, persone che sulla loro pelle dimostrano come ogni vita sia degna di essere vissuta. «E oggi siamo qui per Eluana. Coloro che possono agire lo facciano subito - si appella al megafono Paolo Ramonda, padre dei suoi tre figli e degli altri nove accolti insieme alla moglie nella loro casa famiglia in Piemonte. Colui che dalla morte di don Benzi guida l’Associazione - . Nessuno tocchi Eluana, bisogna dire con chiarezza come ha detto il Papa che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza. La vera risposta infatti non può essere dare la morte, per quanto dolce, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano». Fuori dalla casa di riposo udinese gli appelli si alternano alle preghiere, si recita il Rosario, la gente si ferma stupita, a volte resta e si unisce al pellegrinaggio. La strada è stretta, il traffico rallentato, ma questa volta l’ampio dispiegamento di forze dell’ordine che controlla l’ingresso della «Quiete» non reagisce, anzi, polizia e carabinieri presenziano a modo loro, con nuova solennità. Si aprono gli striscioni, molti si rivolgono a Beppino, colui che per legge ha «il permesso » di far morire Eluana, ma che niente e nessuno obbliga a mettere in pratica un gesto irrimediabile: «Sei ancora in tempo, fermati», gli chiedono. «Caro papà, nel mio lungo silenzio ti dico che sono figlia di Dio», si legge su un manifesto con la foto di Eluana, « Fiaccolata per dare voce a chi non ha voce », spiega un altro striscione tenuto da sette ragazzi, e il pensiero non può non andare proprio a lei, la giovane donna distesa su un letto a pochi passi da lì, la persona più inerme e senza voce. Nella sua stanza i suoni arrivano di certo, nella sua mente, misteriosa a neurologi e scienziati, chissà se almeno un’eco giunge ad accarezzare una pur sopita coscienza. Ma non è nemmeno questo ora che conta. Conta, come dice don Aldo Buonaiuto della «Papa Giovanni XXIII », che «chi può agire lo faccia subito». Ad ascoltarlo e annuire con lui c’è una folla variopinta e sorridente, così inusuale da lasciare interdetti anche i cronisti più svezzati. «Sono Gigi, vengo da una casa famiglia di Crema si alternano alle preghiere le testimonianze - da cinque anni abbiamo accolto Susi, in stato vegetativo come Eluana. Lei è la presenza viva di Gesù in casa nostra, è il senso della nostra vocazione, la cosa più difficile è che lei ci chiede tutto il nostro tempo ma ci ricompensa soltanto con il suo silenzio. Ma è la prova che è possibile vivere con questi ragazzi - dice nel megafono, e non parla di teorie, racconta i suoi stessi giorni - è possibile portarli ancora al mare, fare con loro le cose più normali. Beppino, loro rispondono col silenzio ma sono vivi ed è stupido pensare che debbano restituirci qualcosa…
Per me e mia moglie è Susi il senso più profondo del nostro matrimonio».
Debora viene da Verona e in braccio ha un’altra Susi, 5 anni, di colore, avvolta in una coperta per affrontare il freddo di Udine. L’ha presa in un istituto due anni fa, dov’era stata lasciata a causa di una tetraparesi spastica con grave danno cerebrale. Uno stato che si riassume così: «Ci sente e basta». Altro in lei non funziona. Ma nella casa famiglia di Debora ha trovato quindici fratelli e una vita d’amore concreto.
«Signor Beppino, lei si chiama come me. E anche a me avevano detto che mia figlia sarebbe per sempre rimasta in stato vegetativo, a lei 17 anni fa, a me 29»: i toni di Giuseppe sono accorati e sinceri, ammutoliscono tutti, i carabinieri e i poliziotti ascoltano pensosi, la cera di centinaia di candele sta ormai lasciando sul marciapiede macchie che si rapprendono al freddo e chissà per quanto lasceranno il loro segno tangibile sotto quella finestra. «All’inizio sono stato sbandato anch’io - dice Giuseppe - ma la supplico, provi a inginocchiarsi, provi a pregare, provi a capire chi ha vicino: non una persona morta ma tanto amore… Certo però, per capirlo bisogna starle accanto ora per ora, lei non so per quale scelta l’ha affidata sempre ad altri, ma ora si fermi, provi ad ascoltarla e vedrà che c’è solo da imparare da questi ragazzi… Io credevo di fare da padre a mio figlio, invece è stato lui che ha fatto da padre a me». Ma Beppino purtroppo è lontano, è tornato a Lecco ieri mattina, peccato che non senta: parole del genere non ti lasciano indifferente.
Parole o immagini, come quella di Morena e del bimbo di 10 mesi che ha in braccio. E’ piccolissimo, si chiama Luca. Difficile districarsi tra figli «veri» e figli accolti: quando parli con la gente di don Benzi è una distinzione che non esiste più, e così succede anche con Morena. Il più grandino dei suoi, Emanuele, 6 anni, corre avanti e indietro su quella che sembra una coloratissima bicicletta, in realtà è una delle più piccole sedie a rotelle, ma lui si diverte, «ha una grave patologia genetica delle ossa», spiega Morena, che proprio a Udine con suo marito ha la casa famiglia in cui accoglie tre piccoli e un anziano. Poi scosta un po’ la calda coperta e mostra con fierezza Luca, accolto 8 mesi fa, nato prematuro, subito abbandonato. «E’ venuto anche lui a dire la sua», sorridono madre e padre. Il musetto si stira in uno sbadiglio e solo allora scopri che dal minuscolo nasino esce un piccolissimo tubicino trasparente: «Sì, ha il sondino, si nutre come Eluana perché non si sono formati tutti gli organi».
All’improvviso un’altra voce scuote le coscienze: «Vi imploro non ammazzate mia figlia Eluana». E’ Luca Russo, papà in una casa famiglia ad Assisi. «Io e Laura abbiamo accolto un figlio cerebroleso, alimentato col sondino, cieco e sordo. Se passo le mie notti in bianco ad aspirare il suo catarro, a misurare la saturazione o a correre in ospedale per le sue crisi non lo faccio solo per il bimbo raccolto dall’abbandono, ma anche per Eluana. Anche Eluana è mia figlia, sebbene abbia la mia stessa età…».
Per lei e per Beppino i ragazzi di don Benzi da oggi iniziano un digiuno di preghiera in tutto il mondo: «Siamo 60mila - dice Paolo Ramonda - difficile non farci ascoltare lassù». Poi prende il telefono a prova a farsi ascoltare anche da Beppino, nella sua casa di Lecco, «vorrei tanto incontrarla…». Beppino ascolta, viene a sapere di quei nove figli accolti tra i suoi, due dei quali «come Eluana ». Si stupisce, accetta il dialogo, ma non subito, «appena me la sento».
Intanto da oggi per tutti i giorni la preghiera continua davanti alla finestra di Eluana.

convert this post to pdf.

La sentenza del Tar mostra ancora una volta come nel nome di Eluana si voglia imporre la morte a tutti i costi

Venerdì 30 Gennaio 2009

Pubblichiamo il comunicato stampa della Comunità Papa Giovanni sul caso di Eluana Englaro.

E’ in atto una vera e propria persecuzione nei confronti di Eluana Englaro affinché venga al più presto uccisa con la piena responsabilità del nostro Stato Italiano.

 E’ altrettanto vergognoso il silenzio di coloro che potrebbero fermare questa minaccia di esecuzione contro la vita e la sua dignità, affermando e decretando un fermo no all’eutanasia come è sancito dalla nostra Costituzione.

La sentenza del Tar mostra ancora una volta come nel nome di Eluana, una giovane donna di 37 anni, che vive nonostante la sua grave disabilità, si voglia imporre la morte a tutti i costi, creando così un precedente spaventoso e dalle conseguenze inimmaginabili per chiunque penserà di avere la libertà di decidere sulla sorte dei malati.

La vicenda di Eluana sembra strumentalizzata in una lotta tra due contrapposte fazioni che vogliono affermare la propria supremazia e potere, l’una sull’altra fino a rinnegare i dettati costituzionali e quelli che procedono da un etica che non è espressione soltanto del mondo cattolico bensì conquista della coscienza di un’intera civiltà.

E’ quindi del tutto scandaloso vedere lo scontro ideologico tra i vari magistrati e quei politici che parlano soltanto ma non agiscono.

Inoltre siamo rattristati dalle solite bassezze di chi non sapendo dare ragione delle proprie posizioni si accanisce contro il pensiero della Chiesa, denigrando, offendendo con affermazioni da mercato per non affrontare il vero dibattito.

La nostra Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che è presente in Lombardia da 35 anni con le Case Famiglia non resterà a guardare ma attraverso azioni non violente manifesterà il proprio dissenso affinché l’omicidio assistito non venga mai autorizzato ed Eluana continui a vivere.

 

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Il Responsabile Generale

Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

“Eluana non chiede di morire”

Mercoledì 21 Gennaio 2009

Comunicato Stampa del dott.Paolo Ramonda,  Responsabile Generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Restiamo costernati e sgomenti per la disponibilità della Governatrice Bresso di voler far uccidere Eluana Englaro nella Regione Piemonte. Un malsano e preoccupante accanimento si espande contro la vita di Eluana e dei tanti disabili gravi come lei, che vengono minacciati ed esposti alla morte proprio da chi, invece, dovrebbe difendere, proteggere e tutelare ogni cittadino specialmente quando diventa soggetto debole e bisognoso di cure.
La grave disabilità di Eluana continua ad essere una componente umanizzante e attiva della nostra società. Eluana non chiede di morire ma di vivere come tutti coloro che nella sua simile condizione continuano ad essere amati e curati. Inaccettabili sono le varie speculazioni a cui assistiamo forse per interessi e scopi che nulla hanno a che fare con la dignità della persona. Coloro che pensano di sfruttare questo dramma per motivi politici, prove di forza o per mettersi al centro dell’attenzione, sappiano che gli italiani non sono insensibili né senza principi e sani valori.
Anche la nostra Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, se Eluana dovesse essere accolta per la morte in questa regione dove la nostra comunità opera da oltre trent’anni con decine di Case Famiglia e Famiglie aperte all’accoglienza di persone considerate in stato vegetativo, grideremo in modo non violento la nostra contrarietà e il diritto alla vita di Eluana, delle creature nelle sue condizioni e delle famiglie che lottano con loro.
Sosteniamo con forza l’indicazione data dal Cardinale Poletto che la sospensione dell’alimentazione e idratazione è vera eutanasia.
Quindi un fermo no alla Bresso a valutare la disponibilità a ospitare Eluana Englaro per farla morire di fame e di sete.
Lo Stato e le Regioni invece di sostenere economicamente gli ospedali per la morte farebbero bene ad aiutare le famiglie che assistono parenti in stato vegetativo o in gravi condizioni.

convert this post to pdf.

Ora serve un decreto legge che dica no a queste esecuzioni

Mercoledì 17 Dicembre 2008

Riportiamo l’intervista a don Aldo pubblicata il 17 dicembre dal quotidiano “Il Messaggero”.

CITTA’ DEL VATICANO - «Grazie ministro, anche a nome dei 2500 casi Eluana che vivono nelle nostre case-famiglia». Don Aldo Buonaiuto, l’erede di don Benzi alla Comunità Giovanni XXIII, è reduce da una manifestazione davanti a Montecitorio per fermare, dice lui, chi vorrebbe «uccidere Eluana Englaro».
Se l’aspettava quest’intervento?
«Le coscienze dei nostri governanti si stanno svegliando per rifiutare qualcosa che non ha precedenti. La sentenza Englaro equivale alla pena di morte. E’ la condanna di una persona che non ha scelto di morire. Il ministro si è messo dalla parte della vita. Spero sia la prima di una lunga serie di iniziative».
Per cosa avete manifestato?
«Duemila persone, di vari movimenti, hanno voluto accendere tante fiaccole per dare voce a chi non ha voce. Sappiamo che la vita di Eluana è appesa a un filo e noi, come cristiani, non possiamo tacere ciò che ci ha insegnato Cristo, stare dalla parte degli ultimi»
Ma sono tantissimi anni che Eluana giace in uno stato vegetativo, e non ha più possibilità…
«E’ una bugia dire che Eluana non vive. Vergognoso. Non è una morta alla quale si deve pensare come qualcuno da seppellire prossimamente. Le suore che l’accudiscono mi hanno detto che al mattino, alle prime luci dell’alba, apre gli occhi e la sera li chiude. Ha reazioni attive. Non si può parlare di lei come un cadavere. E’ solo in uno stato di disabilità grave».
Perchè avete manifestato?
«Chiediamo un decreto legge che possa sospendere l’esecuzione di una condanna a morte che pesa ormai sulla coscienza di tanti italiani. Molte strutture sanitarie si stanno infatti rifiutando di porre in atto quanto deciso dalla Corte di Cassazione. Vorremmo che anche in Italia si facesse come il Grand Duca di Lussemburso che ha detto no alla legge sull’eutanasia. Serve spessore morale, anche i nostri rappresentanti mostrino forza morale».

convert this post to pdf.

Appello della Comunità Papa Giovanni per salvare la vita di Eluana

Mercoledì 17 Dicembre 2008

Al Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano

Al Presidente del Senato della Repubblica
On.Renato Schifani

Al Presidente della Camera dei Deputati
On.Gianfranco Fini

Al Presidente del Consiglio
On. Silvio Berlusconi

Ai Ministri della Repubblica

Agli Ill.mi Senatori e Deputati

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ente internazionale di fedeli di diritto pontificio fondata da don Oreste Benzi che da oltre 40 anni condivide la vita con i più poveri ed emarginati, condividendo direttamente la vita con coloro che hanno perso tutto, attraverso le nostre realtà di case famiglia oggi diffuse nei cinque continenti, in ventisette nazioni,

si rivolge alle Signorie Vostre

con un appello accorato perché il caso sventurato di Eluana Englaro possa nuovamente essere sottoposto all’attenzione dell’intero mondo politico e affrontato risolutivamente.

È la prima volta che i cittadini italiani assistono ad una condanna a morte senza precedenti attraverso la sentenza di una Corte di Cassazione contraria ad ogni etica.

La giovane giace in uno stato di coma permanente ma non irreversibile a detta della scienza medica, assistita dalle cure amorevoli di suore per le quali non è un peso ma una sorella da amare più delle altre.

In nome della sacralità della vita umana mai messa in discussione nella nostra cultura, chiediamo di esprimersi con la massima urgenza con un Decreto Legge che possa sospendere l’esecuzione di una condanna a morte che pesa ormai sulla coscienza di tanti italiani. Molte strutture sanitarie si stanno infatti rifiutando di porre in atto quanto deciso dalla Corte di Cassazione.
Inoltre tale richiesta è in linea con la Convenzione dell’Onu sui disabili che già il Consiglio dei Ministri ha approvato e che all’art.25 lettera F. cita:”gli Stati Parti dovranno prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità”

CHIEDIAMO

-al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio quella stessa forza morale che ha sostenuto il Gran Duca di Lussemburgo nel respingere la legge sull’eutanasia.
-al Parlamento si assumi le Sue responsabilità attraverso una mozione parlamentare volta a difendere la vita di Eluana Englaro ed una legge che definisca in modo inconfutabile la difesa della vita umana.
-alle Istituzioni di sostenere le famiglie che scelgono di custodire i propri disabili gravi attraverso contributi economici che promuovano la difesa e la tutela della vita.

Confidiamo vivamente dell’accoglimento del presente appello, inviamo distinti saluti ed auguri per le prossime festività.

Responsabile Generale
Dott. Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

LASCIATECI VIVERE! “Per dare voce a chi non ha voce”

Giovedì 4 Dicembre 2008

MANIFESTAZIONE FIACCOLATA PER ELUANA ENGLARO
Roma Martedì 16 dicembre 2008 ore 17.00

ADESIONE ON-LINE, CLICCA QUI

Sono passati diversi giorni dalla terribile sentenza di morte della nostra sorella Eluana Englaro. Ma il tempo che è trascorso non ha attutito lo smarrimento delle coscienze bensì ha alimentato riflessioni, convincimenti sulle gravi conseguenze che l’esecuzione della condanna comportano.

Il nostro pensiero va prima di tutto al mondo giovanile continuamente insidiato da una cultura di morte estremamente diffusa, a ciò si aggiunga il fatto che il dramma di Eluana, dibattuto dai media e non sempre affrontato con la dovuta sensibilità, è diventato un argomento che rischia di banalizzare il senso più autentico della vita e della morte.

Il rispetto della sacralità della vita è una conquista della civiltà e del riscatto dell’uomo dalle barbarie e come tale non si coniuga solo con degli assunti religiosi, ma è espressione del rispetto con cui dobbiamo guardare alla libertà del prossimo indipendentemente dalla sua cultura ed etnia.

La morte di Eluana potrebbe diventare una specie di spartiacque tra la cultura di un mondo alimentata e vivificata dai profondi valori e quella del “nuovo” mondo post-industrializzato che vede venir meno orizzonti, prospettive certe, lumi di speranze.

Per sottolineare ancora una volta l’abominio di questa condanna a morte e contro la quale si sono espressi medici, pensatori laici, intellettuali, noi dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che mai abbiamo cessato di pregare per la vita di Eluana, abbiamo scelto di promuovere una manifestazione pubblica con fiaccolata: “LASCIATECI VIVERE! per dare voce a chi non ha voce” che avrà luogo a Roma in piazza Montecitorio martedì 16 dicembre alle ore 17.00, nella viva speranza che le nostre luci possano illuminare le coscienze di coloro che si sono espressi per la morte.

Ci rivolgiamo soprattutto a coloro che hanno il potere istituzionale di revocare (sospendere) questa sentenza, anche nella consapevolezza che le continue conquiste della medicina potrebbero aprire nuove frontiere per la soluzione di queste gravi patologie.

Si auspica una larga partecipazione di tutti gli uomini di buona volontà, fiduciosi che questo nostro appello venga accolto con tanta coralità, determinando così un intervento favorevole alla vita di Eluana.

Responsabile Generale
Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII
Giovanni Paolo Ramonda

Info e adesioni
Le tappe della manifestazione con fiaccolata, saranno:

Ritrovo ore 16.30: Piazza Madonna di Loreto.
Corteo: Piazza Venezia, Via del Corso, Piazza Colonna, Montecitorio.

Aderisci subito all’iniziativa, iscriviti on-line!

Oppure contatta:

Segreteria Generale

Stefano Paradisi
+39 0541 909600
info@apg23.org

Segreteria Organizzativa

Sandra Talacci
+39 348 4766888
giustiziainternazionale@apg23.org

don Aldo Buonaiuto
+39 335 6596512
donaldo@apg23.org

convert this post to pdf.

Don Oreste: celebrazioni ad un anno dalla morte

Giovedì 20 Novembre 2008

Santa Messa in memoria di don Oreste celebrata nella Basilica di Loreto: servizio del TG5.

convert this post to pdf.

La condanna a morte di Eluana

Giovedì 13 Novembre 2008

Pubblichiamo il comunicato del Responsabile Generale della Comunità Papa Giovanni XXIII sul caso di Eluana Englaro.

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che da molti decenni si batte per la difesa della vita umana, anche quando questa è nella sua fase più debole e precaria, resta profondamente turbata e addolorata dalla decisione della Corte di Cassazione di uccidere Eluana Englaro. Questa condanna a morte tocca la coscienza di tutti in quanto non è espressione della scienza medica ufficiale, ma è un verdetto di una suprema corte giudicante. Il comune senso dell’etica si ribella e si oppone a questo assunto anche perché si creerà un gravissimo precedente che potrebbe portare alla legittimazione dell’eutanasia.

Rivolgiamo il nostro appello al Presidente della Repubblica, responsabile e garante del diritto alla vita di ogni cittadino, affinché possa fermare questo omicidio di Stato in nome di una giustizia insopportabile e disumana. Nessuno può restare in silenzio nell’assistere alla lenta e progressiva morte di una persona a cui verrà sospesa l’alimentazione e l’idratazione lasciandola così morire di fame e di sete.

Il nostro dissenso è anche un appello a tutti coloro che continuano ad abusare dei propri ruoli istituzionali pensando di esercitare diritti che sono invece inalienabili e non negoziabili. Una magistratura che decide quando e come uccidere un essere umano tradisce e rinuncia fortemente alle proprie fondamentali prerogative basate sulla libertà, incolumità e uguaglianza.

E’ vergognoso che la nostra Repubblica italiana possa da oggi essere assimilata a quegli Stati fondamentalisti ed intransigenti dove si decidono lapidazioni e condanne a morte di persone innocenti: Eluana viene condannata a morte, colpevole, a causa di un incidente, di essersi ammalata e colpevole di continuare a vivere attorniata dalle cure dei medici e delle suore con cui si relazionava.

Tutti coloro che sono responsabili di questo sistema di morte e che lo promuovono vengano a visitare le nostre case famiglia dove, da oltre trent’anni condividiamo la vita con tanti figli e fratelli, che vivono nelle stesse condizioni di Eluana e che sono circondati da affetto e da amore.

convert this post to pdf.

Un anno fa moriva don Benzi il grande profeta degli ultimi

Lunedì 3 Novembre 2008

Tratto dalla Rubrica “Si salvi chi può” del quotidiano il Corriere Adriatico

OGGI, insieme alla commemorazione dei defunti, ricorre anche il primo anniversario della morte di don Oreste Benzi. Per chi l’ha accompagnato per oltre dodici anni è impossibile non citarlo e ricordarlo. Ho avuto questa fortuna e il grande dono di stare accanto ad un uomo speciale, toccato dalla Grazia di Dio, un santo. Ascoltare don Oreste era come sentir parlare un profeta, il Vangelo vivente, incarnato nella storia. Don Benzi nasce a Sant’Andrea in Casale, un piccolo comune vicino Riccione il 7 settembre del 1925 alle 2 di notte, nella stessa ora in cui saluterà questo mondo. Proveniente da una famiglia povera, è il settimo di nove figli. Oreste si distingue per la sua grande generosità e spirito di sacrificio per aiutare i genitori in casa e nella coltivazione del campo.

Da bambino, durante la scuola elementare, rimane affascinato e sedotto dalla presentazione in classe della maestra che parla di tre grandi figure umane: lo scienziato, il pioniere ed il sacerdote. Nel tornare a casa dice alla mamma di aver scelto la propria strada: Ma’, me am faz pret! (Mamma, voglio farmi prete!)”. Da quel giorno non cambierà più idea e all’età di undici anni entra in seminario. Diventa a ventiquattro anni il sacerdote che si strapazza per le anime, amando senza misura, donandosi completamente agli altri, diviene padre spirituale dei seminaristi, cappellano dei marinai, promotore di tanti campi scuola fino ad intraprendere quella che sarà una vera e propria rivoluzione: la fondazione della comunità Papa Giovanni XXIII. Quando ancora non poteva immaginare il disegno di Dio, attorno al prete riminese si forma un nucleo di persone appassionate di Cristo che inizieranno a compiere azioni forti a favore degli ultimi con lo slogan dove siamo noi, lì anche loro; non noi per loro, ma noi con loro. Don Benzi diventa così un trascinatore, specialmente verso i giovani che incominceranno a seguirlo proprio come i discepoli con Gesù. Nascono le prime case famiglia nell’intuizione di vivere la condivisione diretta con gli ultimi accogliendoli nelle proprie case, dando una famiglia a chi l’aveva perduta. Si forma un nuovo popolo chiamato ad annunciare quella che lui definirà “la società del gratuito” e cioè una Chiesa, una famiglia, una società che sente il senso di appartenenza e per questo sceglie di mettere la propria vita con quella degli ultimi, cercando anche di rimuovere le cause che provocano le ingiustizie sociali. In questi ultimi trent’anni l’Associazione si espanderà nei cinque continenti, in 27 nazioni, accogliendo e sfamando ogni giorno oltre 50 mila poveri. Don Oreste diventerà il prete della strada che non teme la cattiveria dei malvagi gridando ogni giorno quelle verità scomode spesso taciute. Il suo sorriso, la sua passione per Cristo e il suo grande amore per gli ultimi continua a riflettersi sulle tante persone che oggi dedicano la propria esistenza a questa missione, seguendo le orme di don Oreste…le orme di Dio, attraverso la vocazione della Comunità da lui fondata.

convert this post to pdf.

Don Oreste Benzi: intervista a don Aldo

Giovedì 30 Ottobre 2008

In occasione della primo anniversario dalla morte di don Oreste Benzi, riportiamo la testimonianza di don Aldo sulla sua esperienza vissuta accanto al grande sacerdote riminese, definito dal Papa “infaticabile apostolo della carità”.


 

convert this post to pdf.

Prostituzione, ragazza massacrata dai suoi aguzzini

Sabato 28 Giugno 2008

Testimonianza di Stefania, dal servizio del tg5 del 28 giugno 2008.

convert this post to pdf.


don aldo buonaiuto buonaiuti bonaiuto bonaiuti
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII |  Blog di Don Aldo Bonaiuto |  Don Oreste Benzi
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII |  Blog di Don Aldo Bonaiuti |  Don Oreste Benzi
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII |  Blog di Don Aldo Buonaiuti |  Don Oreste Benzi
Aborto, e ora la moratoria |  Aborto, e ora la moratoria |  Aborto, e ora la moratoria