Archivio della Categoria 'Immigrazione'

NO AL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Giovedì 14 Maggio 2009

Comunicato del 07 maggio 2009 dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in merito al voto di fiducia sul ddl sicurezza

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi in merito al voto di fiducia sul ddl sicurezza dove è previsto il reato di immigrazione clandestina, dichiara quanto segue:

 

     Domani il Governo dovrebbe votare la fiducia al ddl sulla sicurezza che prevede il reato di immigrazione clandestina. La nostra Associazione Papa Giovanni XXIII ritiene di dover contrastare l’evento esprimendo il proprio dissenso per le seguenti motivazioni: la clandestinità nella maggior parte dei casi è una fuga disperata dalla miseria e dalle violenze; la sicurezza di un Paese non si garantisce infierendo contro persone deboli, sprovvedute e bisognose anche del pane quotidiano.

 

     Si operi pertanto per la salvaguardia della dignità di ciascuna persona indipendentemente dall’etnia di appartenenza e si garantisca la pena per chi consapevolmente e irresponsabilmente diventa invece autore di gravi reati.

 

     Riteniamo che la nostra richiesta richiami non solo ad un forte atto di coraggio quale la sospensione della votazione prevista, ma anche ad una presa di coscienza dei valori universali della nostra società e cultura.

 

     Confidiamo e preghiamo il Signore perchè illumini le menti dei deputati cattolici e di coloro che credono nella libertà e dignità di ogni persona, così da non cedere a compromessi, negando il voto di fiducia, seguendo la propria coscienza e dimostrando il coraggio di andare oltre le logiche di partito. 

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NO A IRREGOLARI “SORVEGLIATI SPECIALI”

Venerdì 27 Febbraio 2009

Intervista di don Aldo all’agenzia Sir del 26 febbraio

 

“Il sit-in di questa mattina non è che la prima di una serie di iniziative che intendiamo promuovere per chiedere il riesame dell’impianto complessivo del ddl 733 sull’immigrazione irregolare. Non ci arrenderemo all’idea di vedere l’immigrato irregolare abbandonato a se stesso o considerato un sorvegliato speciale”. Così don Aldo Buonaiuto, dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, commenta a caldo al SIR la manifestazione “Lasciateci vivere”, promossa stamani dall’Associazione davanti a Montecitorio e appena conclusasi, alla quale hanno dato il proprio appoggio diversi parlamentari. “Ci inorridisce la cultura del sospetto che il ddl vuole diffondere e che farà sì che le nuove generazioni guarderanno con ripugnanza allo straniero, identificando chi è ancora sprovvisto di documenti con il criminale; una cultura che verrà a creare una profonda spaccatura nella società”, spiega don Buonaiuto all’indomani dell’incontro che la Giovanni XXIII, insieme ad Acli, Caritas, Centro Astalli, Fondazione Migrantes e Sant’Egidio, ha avuto con i membri della Commissione affari costituzionali e i capigruppo alla Camera dei deputati per chiedere modifiche al testo del ddl sulla sicurezza, approvato dal Senato ad inizio febbraio e che ora ritornerà alla Camera.
“Occorre un completo riesame del ddl – afferma don Buonaiuto -: non si possono mettere tutti gli immigrati clandestini nella stessa condizione di passibilità, e occorre garantire un sostegno ai soggetti più deboli, scongiurando il rischio di spingerli nell’invisibilità”. Per l’associazione fondata da don Benzi non è neppure accettabile ”la trasformazione del medico in poliziotto, tradendo il diritto alla salute e alle cure garantito dall’art.32 della Costituzione”. “Oggi – prosegue il sacerdote – abbiamo ribadito che solo un’integrazione sociale agevolata e sostenuta dal clima di apertura e accoglienza che ha sempre caratterizzato il nostro Paese può dare sicurezza e prevenire ogni forma di devianza e intolleranza verso gli immigrati”; per questo “la Giovanni XXIII offre la propria piena disponibilità, in base ad accordi con le istituzioni preposte e attraverso progetti di integrazione sociale, ad accogliere nelle proprie Case questi immigrati offrendo attraverso percorsi di condivisione della realtà civile nel rispetto di legalità e sicurezza”. Questo pomeriggio è prevista a Roma la riunione di tutti i responsabili associativi, insieme al presidente Giovanni Paolo Ramonda, per mettere a punto le prossime iniziative.

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LASCIATECI VIVERE!

Venerdì 27 Febbraio 2009

Appello Manifestazione a Montecitorio - Roma 26 febbraio 2009

 

La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, sente il bisogno di levare la propria voce in difesa della vita, di tutte le vite, compresa quella di migliaia di nostri fratelli migranti che vivono in Italia, con i quali, in molte situazioni, condividiamo la nostra vita.
Vogliamo sottolineare con forza l’iniquità di alcune disposizioni recentemente approvate dal Senato in materia di sicurezza che, dietro l’apparente finalità di garantire la sicurezza dei cittadini, calpesta i diritti fondamentali delle persone e finirà, al contrario, per renderci tutti più insicuri.
La sicurezza non può essere soltanto uno slogan sbandierato per convenienze politiche, occorre una politica seria sull’immigrazione frutto di un atteggiamento realistico e non demagogico; l’immigrazione è un fenomeno complesso, che comporta inevitabilmente anche problemi, ma le risposte che vengono fornite con questi provvedimenti sono soltanto apparenti ed inefficaci.
Ciò che preoccupa, inoltre, e che non è assolutamente accettabile, è il clima di intolleranza che si rischia di alimentare nei confronti dello straniero, considerato cittadino di serie B, facile capro espiatorio di tutti i problemi.
La prima riflessione è relativa al cosiddetto reato di immigrazione irregolare.
L’unico effetto della norma appare quello, assolutamente inaccettabile, di criminalizzare l’immigrato in quanto tale, indipendentemente dalla sua dignità di persona e dalle condizioni di povertà e bisogno che lo spingono a cercare fortuna in un altro paese, rischiando la propria vita pur di migliorare la sua condizione di uomo. Assimilare la condizione di clandestinità alla criminalità, è un’operazione sbagliata sia sotto il profilo culturale che giuridico e avrà come unica conseguenza quella di rendere ancora più emarginato lo straniero, senza possibilità d’integrazione.
Tale emarginazione, unita alla condizione di miseria materiale, alle umiliazioni, alle manifestazioni di razzismo può alimentare ulteriormente reazioni violente, irrazionali, pericolose e drammatiche per la nostra società. Questo provvedimento pertanto contrasta con il clima di sicurezza che si vorrebbe garantire al nostro Paese.
La fattispecie di reato appare inoltre inutile in quanto non facilita le espulsioni né incide sul problema dell’effettività delle stesse; l’irregolare già oggi può essere fermato, identificato ed espulso:
il procedimento penale costituirebbe soltanto un aggravio delle procedure ed un aumento dei costi per lo Stato.
Né si può pensare che possa costituire un valido deterrente per chi è disposto anche a rischiare la propria vita pur l’opportunità di un futuro migliore.
A fronte d’inesistenti benefici, la fattispecie incriminatrice avrebbe invece conseguenze pesanti sull’ attività degli uffici giudiziari e delle forze di polizia, impegnate in una gravosa attività connessa al controllo e al processo, con sicuro pregiudizio per gli interessi concreti in materia di sicurezza per i cittadini.
La seconda riflessione è relativa alla possibilità che viene data al medico curante di segnalare l’immigrato irregolare alle autorità competenti. Tale disposizione, così come sottolineato da più parti, in primis dagli Ordini dei Medici, appare assurda ed ingiusta ponendo la classe medica in una
condizione deontologicamente scorretta e comunque lesiva della dignità della persona che va salvaguardata in un Paese civile al di là della classe sociale o dell’etnia di appartenenza.
Il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali dell’Uomo ed è garantito dall’art. 32 della Costituzione. Il divieto di segnalazione dello straniero irregolare esiste da 14 anni ed è stato previsto proprio per salvaguardare l’effettività ditale diritto.
Se venisse approvata la soppressione ditale divieto, si costringerebbero i malati a nascondere la loro condizione con gravi conseguenze per sé stessi e per coloro con cui vengono in contatto. Anche questa norma contravviene alla condizione di sicurezza che si vuole assicurare al Paese in un momento critico come l’attuale. Si potrebbe inoltre correre un altro rischio: lo sviluppo di una rete di sistema pseudo-sanitario clandestino con conseguenze gravissime, non facilmente contenibili e controllabili.
Per quanto attiene alle altre disposizioni approvate dal Senato nel suddetto disegno di legge (tassa fino a 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno, allungamento dei tempi per l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio, restrizioni previste per i minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età, il c.d. permesso di soggiorno a punti, l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per poter contrarre matrimonio e ai fini dei provvedimenti relativi agli atti di stato civile, necessità dell’idoneità igienico-sanitaria al fine di ottenere la residenza) esprimiamo il nostro sconcerto per il carattere rigidamente limitativo e restrittivo delle stesse che, in quanto tali, non possono essere coniugate con un corretto e civile atteggiamento di accoglienza.
Occorre investire in politiche di accoglienza e di integrazione, oltre che in un miglioramento dell’efficienza delle amministrazioni che gestiscono il fenomeno migratorio, in primis questure e rappresentanze diplomatiche, le cui carenze sono sotto gli occhi di tutti.

Solo un’integrazione sociale agevolata e sostenuta da un clima di apertura e di accoglienza possono dare più sicurezza e prevenire ogni forma di devianza e di criminalità. Non dimentichiamo che la disuguaglianza e l’esclusione sociale determinano tensioni e conflitti che si riversano soprattutto sulle persone più indifese e deboli; che solo una legge “giusta” può dare più sicurezza.
L’effetto di queste norme sarà quello di spingere verso l’invisibilità moltissime persone, che, da un lato, non lasceranno comunque il nostro Paese: in Italia attualmente ci sono almeno 800.000 stranieri irregolari ed è assolutamente impossibile che vengano allontanati o che si allontanino spontaneamente, anche a causa delle difficili, spesso drammatiche, condizioni di vita nei paesi di origine.
D’altra parte queste persone verranno sempre più emarginate e sarà sempre più difficile portare avanti percorsi di integrazione sociale, con grave ripercussione soprattutto per i soggetti più vulnerabili, in primis donne e bambini.
L’esclusione sociale, la disuguaglianza, l’ingiustizia portano sempre tensioni, conflitti, violenza, di cui subiranno le conseguenze, come sempre, le fasce più deboli della popolazione, italiana e straniera.
Invitiamo a riflettere sul fatto che si destinano al contrasto dell’immigrazione clandestina da due a tre volte le somme che si spendono per le politiche di accoglienza e d’integrazione.

Mancano canali d’ingresso nella legalità, circostanza che costringe molti nell’illegalità.

Assistiamo quotidianamente a stragi di clandestini, donne, bambini, uomini, poveri esseri umani che hanno l’unica colpa di voler fuggire dalla fame o dalla guerra e che per fare questo sono
costretti a percorrere migliaia di chilometri lungo le rotte che attraversano i deserti africani e poi il Mediterraneo, spesso vittime di trafficanti senza scrupoli.
Nonostante ciò si continua a colpire le vittime di questo immondo traffico piuttosto che i carnefici.
Si continuano, inoltre, a togliere risorse alla cooperazione allo sviluppo, non affrontando l’unica cosa in grado di mettere un freno all’emigrazione, la lotta alla povertà e lo sviluppo.
La fame, da sempre, è molto più forte di qualsiasi legge e di qualsiasi muro ed è proprio per questo che chi ha fame continuerà a credere nel “miraggio europeo”.
E’ su questo che facciamo appello alle istituzioni affinché riflettano e promuovano una politica seria per l’innalzamento dei finanziamenti ai progetti di sviluppo, gli unici in grado di combattere la povertà e quindi di agire sulla causa.
In proposito è opportuno ricordare che oggi il contributo italiano ai paesi in via di sviluppo è pari allo 0,09% del PIL nazionale, a fronte di proclami e di impegni internazionali del tutto differenti:
il nostro paese non sta rispettando l’impegno a stanziare entro il 2010 lo 0,51%, come tappa intermedia per raggiungere lo 0,7% nel 2015 per la realizzazione degli Obiettivi del Millennio a cui tutti i membri delle Nazioni Unite devono tendere.
“Ero forestiero e non mi avete ospitato”. 11 messaggio evangelico è chiaro e deve interrogarci tutti. Rivolgiamo un appello a tutti i parlamentari che si professano cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà affinché questa legge, che contrasta con i più elementari principi di rispetto della persona e che rischia soltanto di alimentare la paura e il conflitto, non venga approvata o, comunque, affinché venga profondamente rivista.

 

 

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

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Articoli a cura di don Aldo Buonaiuto pubblicati sul periodico “Sempre” dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi

Sabato 12 Luglio 2008

Anche nel clandestino c’è il volto di Dio

Il flusso immigratorio in continuo incremento che si è riversato soprattutto nel nostro Paese ci ha colti di sorpresa: non eravamo né socialmente, né culturalmente pronti per affrontare le problematiche connesse con l’integrazione, né la classe politica ha saputo per tempo e con lungimiranza gestire prevedibili processi.
L’Europa ci guarda già da più parti come uno Stato “razzista”. C’è da dire che, in pieno terzo millennio, siamo tornati al pregiudizio e all’intolleranza, dimenticando o sottovalutando, ad esempio, che gli stranieri hanno in gran parte risolto il problema degli anziani troppo soli in una società che invecchia sempre più ed hanno dato braccia a lavori ormai troppo pesanti.
Occorrono norme che disciplinino l’immigrazione in modo da tutelare sia chi accoglie sia chi viene accolto, in modo che l’immigrazione esca dalla clandestinità. Perché se è clandestina, lo è anche perché non è tutelata da una specifica disciplina ordinamentale, che ormai si impone anche in materia di politiche del lavoro: nessuno vuole più dare lavoro a chi è clandestino, ma per legalizzare la clandestinità occorre un lavoro. Le procedure che consentono la regolarizzazione del soggiorno degli immigrati sono ancora intrise di un eccesso di burocrazia, i tempi di attesa sono eccessivi, l’escamotage dei “flussi” non è riuscito a soddisfare le istanze di quanti avevano già trovato un datore di lavoro.
Le problematiche connesse alla materia non sono risolvibili con un decreto di espulsione dei clandestini: vanno studiate da tutte le angolazioni, analizzate e valutate su più piani. Vanno soprattutto coniugate con il rispetto per i diritti civili e la democrazia, non soltanto raccordate con il comune senso della solidarietà. Dietro il debole, il povero, lo sconfitto, la prostituta schiavizzata c’è il cittadino di un mondo più grande che dovrebbe essere senza barriere e categorie, mondo dove la speranza c’è per tutti e per tutti c’è la possibilità di godimento di diritti finalmente eseguibili. E’ patrimonio della nostra cultura cattolica il rispetto dell’altro, chiunque esso sia e da qualsiasi altra parte del mondo esso provenga. Inoltre noi cristiani non possiamo dimenticare le parole di Gesù: «Ero forestiero e mi avete ospitato». Nel clandestino c’è, per noi credenti, il volto di Dio che ci interpella e ci richiama alla giustizia e all’amore. I clandestini che sono portatori di violenze vanno sicuramente consegnati alla legge e puniti attraverso pene certe ed efficaci, mentre gli altri vanno compresi, soccorsi, aiutati e integrati.

(don Aldo Buonaiuto)

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