Archivio di Giugno 2008

Prostituzione, ragazza massacrata dai suoi aguzzini

Sabato 28 Giugno 2008

Testimonianza di Stefania, dal servizio del tg5 del 28 giugno 2008.

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“Nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”

Giovedì 26 Giugno 2008

Il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano, ha pubblicato in data 19  Giugno un interessante articolo sul tema della PROSTITUZIONE, scritto dal Responsabile Generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dott. Giovanni Paolo Ramonda.

Mercificazione della persona, no alla rassegnazione

Nel terzo millennio la mercificazione della persona è un fenomeno ancora da combattere, di fronte al quale, come affermava il Papa Giovanni Paolo II “ non possiamo restare impassibili e rassegnati”. Lo sfruttamento sessuale delle donne è la diretta conseguenza di sistemi ingiusti dove le vittime per migliorare le proprie condizioni di vita o semplicemente per sopravvivere diventano facile merce di scambio per trafficanti senza scrupoli. Don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che ha combattuto il drammatico fenomeno e restituito la libertà ad oltre 6000 ragazze, sosteneva che “nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare”. La globalizzazione, l’aprirsi delle frontiere europee ai paesi dell’est, la maggiore possibilità di circolazione hanno incrementato il fenomeno dell’immigrazione verso un occidente più ricco, più ammiccante per chi volesse attingere al benessere in modo rapido. Pertanto intermediari e sfruttatori hanno organizzato dei veri e propri racket ad opera delle donne più indifese alimentando un incremento di violenze ed efferatezze. Giovanni Paolo II affermava “ è ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per oggetto le donne”. E Benedetto XVI nella lettera alle donne del 29 giugno ’95 faceva propria la condanna già espressa dal Suo Predecessore sul sistematico sfruttamento della sessualità sostenendo la necessità di un programma di redenzione e di liberazione ai quali i cristiani non potevano più sottrarsi. In effetti il dibattito sulla questione sta interessando vari Governi. E divampano con vasta risonanza mediatica le diatribe sulle soluzioni cui pervenire. Sconcerta la tesi di coloro che pensano di poter risolvere il problema circoscrivendolo ad aree urbane a luci rosse o dando il merceficio in gestione a delle cooperative. Ci si domanda come si possa pensare di contrastare un male delimitandolo geograficamente o meglio regolamentandolo con opportune norme. Anche il furto è un male e così tante altre forme di sopruso che negano il senso del prossimo ma non si è mai pensato di combatterle disciplinandole o regolarizzandole perché queste possano acquisire parvenze di legittimità. Le soluzioni prospettate contrastano poi con la necessità di ricostruire un tessuto valoriale, del quale da più parti si lamenta la spaventosa carenza, indispensabile per consentire ai giovani la crescita in una società più sana e meno ipocrita. Ci si chiede inoltre come sia possibile far passare per legittimo ciò che è espressione di mero possesso della persona ridotta ad oggetto, di offesa della dignità e della libertà delle coscienze. Una cosa ingiusta rimane tale aldilà delle situazioni che condizionano o determinano l’atto. Ci si chiede infine perché non si pensi alla qualità della vita che sarebbe riservata alle “prostitute legalizzate” e alle loro famiglie. Il rispetto per il prossimo non è soltanto la regola fondante della nostra religione ma un’imprescindibile conquista sul piano della cultura e della civiltà. E’ quindi assolutamente determinante che i Governi diano vita a strumenti legislativi appropriati che consentano la repressione del fenomeno colpendo i responsabili del racket, inasprendo controlli e pene, fermando la domanda con opportune condanne. Uno Stato attento ed accorto deve essere vigile nella salvaguardia del Bene Comune se vuole promuovere la reale crescita umana e culturale dei suoi cittadini, non soggiacere ad ipocrite ed affrettate soluzioni di problemi, utili solo ai soliti “furbi”, privi di qualsiasi scrupolo. Uno Stato moderno deve combattere il male, in tutte le sue manifestazioni, se vuole dimostrare che quest’ultimo produce soltanto altro male e come tale va estirpato e severamente sanzionato. La prostituzione non è, come alcuni sostengono, l’incontro tra due libertà: quella tra la donna schiavizzata e il suo cliente, perché l’unica libertà possibile è quella di fare il bene. Per concludere con lo spirito di colui che ci ha guidati, don Oreste Benzi,ripetiamo che le donne schiavizzate dalla prostituzione non vanno consolate, né mantenute, né altrove dislocate, vanno liberate.

(©L’Osservatore Romano - 19 giugno 2008)

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