PROSTITUZIONE Uscire con loro dal buio
Martedì 5 Agosto 2008L’agenzia Sir (Servizio Informazione Religiosa) intervista don Aldo Buonaiuto sul tema della prostituzione
PROSTITUZIONE Uscire con loro dal buio
L’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII per donne violate e sfruttate
Nei giorni scorsi è stata data notizia dell’intenzione del governo di dare un “giro di vite” in tema di prostituzione. Un nuovo disegno di legge dovrebbe essere sottoposto dal ministro per le Pari Opportunità ai colleghi dell’esecutivo, probabilmente dopo la pausa estiva, prevedendo maggiore severità rispetto alle norme attualmente vigenti in tema di induzione e sfruttamento della prostituzione, specie minorile. La Comunità Papa Giovanni XXIII, che da oltre 20 anni si batte per la liberazione delle giovani “schiave” della tratta, ha preso posizione in vista di questa “stretta” da tanto tempo attesa. Abbiamo intervistato don Aldo Buonaiuto, che collabora strettamente con il responsabile generale Giovanni Paolo Ramonda e con l’animatore del servizio antitratta Roberto Gerali.
Perché puntate così tanto su nuove leggi, più severe, in tema di prostituzione?
“Se quanto anticipato nei giorni scorsi circa le intenzioni del ministro per le Pari Opportunità, di fare cioè un «giro di vite» sulla prostituzione, arriverà a concretizzarsi, riteniamo che si potrà tradurre in un forte smacco per il racket e in un grande aiuto alle forze dell’ordine per smantellare le organizzazioni, oltre che in una più celere possibilità per accogliere le vittime schiavizzate, le quali potranno con più coraggio e tutele esporre denuncia e anche collaborare secondo quanto previsto dalle leggi vigenti. Una legislazione più severa dovrebbe, infatti, colpire la domanda e perseguitare in maniera più forte le organizzazioni criminali, contribuendo alla «liberazione delle schiave» e favorendo la sicurezza dei cittadini con la garanzia di pene certe e la sconfitta dei tanti favoreggiatori, clienti compresi”.
Che messaggio vorreste far giungere in questi momenti al Parlamento?
“Partendo dall’esperienza della nostra comunità, che da oltre 20 anni opera per la liberazione delle giovani donne schiavizzate, invitiamo a una più alta e profonda comprensione del reale fenomeno della «tratta» e della prostituzione in Italia. La prostituzione schiavizzata viene esercitata non solo su strada ma anche, nelle forme più aberranti e disumane, all’interno di tante case, locali, night e privè, alberghi e luoghi al chiuso dove tante ragazze per mesi e anni non possono vedere la luce del sole. Don Oreste Benzi attendeva da tempo questo momento dove si potesse legiferare per combattere la criminalità, punendo i clienti e per liberare le schiave del sesso. I governi precedenti hanno sempre fallito in questo intento dando adito ad ambigue e ipocrite forme per risolvere questa piaga, pensando più a soddisfare i bisogni dei clienti che alla liberazione delle schiave”.
Come si configura il recupero delle ragazze “liberate” e quali problemi e prospettive potete offrire loro?
“Nelle nostre case ospitiamo oltre 400 di queste ragazze, sfruttate, picchiate, abusate. Il loro recupero è lento e complesso, perché parliamo di persone seriamente danneggiate sul piano fisico e psicologico. Con loro bisogna avviare processi di protezione sociale e l’accompagnamento verso un cammino di integrazione. Si tratta di un percorso che dura da un minimo di 6 mesi fino a 18 e anche più. È il tempo per aiutarle a uscirne fuori anche sul piano psicologico e interiore, così che riacquistino fiducia in se stesse e possano decidere che percorso dare alla propria vita. Nelle oltre 250 case-famiglia dove sono ospitate avviene che spesso le ragazze si affezionano perché entrano a far parte di una famiglia vera, che a volte non hanno mai avuto. C’è anche da lavorare sul piano culturale, perché molte sono state rapite e irretite giovanissime, senza aver potuto fare un percorso di studi adeguato. C’è inoltre da considerare l’aspetto sanitario, perché non dimentichiamoci che la prostituzione porta tantissimi rischi di essere contagiate dai clienti che, senza scrupoli, cambiano partner continuamente. E inoltre molte ragazze hanno subito torture di ogni genere e sono ferite, qualche volta in maniera irreversibile. Purtroppo bisogna anche fare menzione alle malattie inguaribili come l’Aids. La ragazza portata dal Papa in occasione del Giubileo del 2000, Anna, era allo stadio terminale della malattia e morì l’anno dopo”.
Chi gestisce queste case-famiglia?
“Prevalentemente si tratta di coppie di genitori, che hanno figli propri e accolgono nello spirito della comunità persone con difficoltà: bambini abbandonati, disabili, anziani, malati o, appunto, giovani da liberare dalla schiavitù della strada. Il nostro fondatore don Benzi ci ha trasmesso i suoi insegnamenti e la sua santità di vita e continua ad essere un faro luminoso sul cammino di quanti si mettono a disposizione della comunità per fare del bene agli ultimi ed ai poveri”.
a cura di Luigi Crivella
Agenzia SIR






