PROSTITUZIONE: Né mestiere, né clienti. Le reazioni alle misure del governo
Venerdì 26 Settembre 2008Articolo ed intervista dell’agenzia Sir a don Aldo sul fenomeno della prostituzione.
Diverse e contrastanti sono state le reazioni dell’opinione pubblica e delle associazioni dopo il provvedimento del governo (il cosiddetto ddl Carfagna) contro la prostituzione su strada, che mira a punire le donne e i clienti con carcere e multe. La maggior parte delle organizzazioni che lavorano in quest’ambito per liberare le vittime della tratta si sono dette contrarie a questo tipo di provvedimenti perché “controproducenti”. L’associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, è invece favorevole.
“Una vera svolta culturale e legislativa che vede finalmente il cliente come la causa di un mercato vergognoso e drammatico della prostituzione schiavizzata, da punire”. Così il responsabile dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Paolo Ramonda, ha definito in una nota il testo del ddl Carfagna sulla prostituzione, oggetto di dibattito in queste settimane. Per Ramonda, “tutte le donne che vorranno uscire dallo sfruttamento della prostituzione potranno denunciare le organizzazioni criminali e i propri aguzzini, avendo lo Stato dalla propria parte”. “Il nostro impegno - assicura il responsabile dell’associazione fondata da don Oreste Benzi - continuerà ancora più efficacemente per accogliere tutte le vittime della tratta e della prostituzione, sollecitare le istituzioni affinché continuino a perseguire lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione anche all’interno di abitazioni private, come già avviene in tutta Italia attraverso le importanti e continue operazioni delle Forze dell’ordine”. Il SIR ha interpellato don Aldo Buonaiuto, dell’associazione riminese. Il servizio “antitratta” della Comunità Papa Giovanni XXIII nasce, per iniziativa di don Benzi, nel 1990: grazie ad esso, fino ad oggi sono più di 6 mila le ragazze accolte e liberate dalla schiavitù della prostituzione.
Togliere le prostitute dalle strade significa “ripopolare” le case chiuse?
“Con il ddl Carfagna - sempre che non sopraggiungano stravolgimenti durante l’iter parlamentare - non si riaprono le case chiuse. La legge Merlin non viene abrogata, infatti, in quei punti in cui è prevista la pena per favoreggiamento, nei locali dove si esercita la prostituzione: non viene abrogato, dunque, il favoreggiamento della prostituzione all’interno delle case e dei locali. Il ddl Carfagna è un primo passo nella lotta a questo triste fenomeno, ma un passo importante, perché non viene regolamentata, né legalizzata in nessun modo la prostituzione, che rimane un fatto privato, non pubblico, non entra a far parte di un esercizio legittimo tutelato dello Stato. Non sarà mai, insomma, un «mestiere». Per la prima volta, inoltre, viene sancita la punibilità del cliente. Già vent’anni fa, don Benzi diceva che fino a che non si puniscono i clienti non si potrà mai fermare questo mercato di essere umani: per questo appoggeremo e sosterremo il disegno di legge, se rimane così com’è”.
Cosa rispondete a chi obietta che la prostituzione non è una questione di sicurezza?
“La prostituzione è anche una questione di sicurezza, se per questo termine intendiamo qualcosa che vada al di là delle questioni di ordine pubblico o di «pulizia» e decoro delle strade. Di «sicurezza» hanno bisogno le donne che sono vittime della tratta, nel senso che hanno bisogno di essere liberate, di poter tornare ad una vita dignitosa. Di «sicurezza» ha anche bisogno la società, che vuole assistere al diritto di non prostituirsi. Il triste spettacolo del mercato degli esseri umani è inconcepibile, ma noi non ci fermiamo ad un discorso «estetico» ma proponiamo un percorso di liberazione e protezione delle donne: la legge 286, all’articolo 18, prevede la possibilità per le donne che siano state ingannate, sfruttate e indotte alla prostituzione di essere inserite in apposite case dedicate a loro, come quelle che gestisce la nostra associazione, dove possono trovare progetti diversi per cambiare vita e reinserirsi nella società”.
A 50 anni dalla legge Merlin, quale “bilancio”?
“Cinquant’anni fa la legge Merlin è stato un evento importante per la donna come persona, che non poteva essere ridotta a oggetto in vendita per soddisfare i bisogni dei clienti. L’aver introdotto il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ha rappresentato un passo significativo per la dignità e la tutela della donna. Dopo mezzo secolo il fenomeno della prostituzione è molto cambiato, soprattutto con l’inizio degli anni Ottanta, quando sono arrivate da noi vere e proprie ondate di immigrati da Paesi poverissimi. Basti pensare alla tratta degli albanesi, o alla vergognosa tratta della mafia nigeriana che continua a portare donne nelle strade e nei locali di tutta Europa. Di fronte a questo mercato enorme, che oggi ha assunto proporzioni gigantesche, sappiamo benissimo che c’è il traffico di droga, di armi… Ci vogliono strumenti adatti per combattere il racket della prostituzione così come si configura oggi, e leggi rigorose - che disturbano non poco le organizzazioni criminali - possono contribuire a realizzare questo obiettivo, all’interno ovviamente di un progetto più ampio di liberazione e di riscatto delle vittime della tratta”.






