Archivio di Dicembre 2008

Ora serve un decreto legge che dica no a queste esecuzioni

Mercoledì 17 Dicembre 2008

Riportiamo l’intervista a don Aldo pubblicata il 17 dicembre dal quotidiano “Il Messaggero”.

CITTA’ DEL VATICANO - «Grazie ministro, anche a nome dei 2500 casi Eluana che vivono nelle nostre case-famiglia». Don Aldo Buonaiuto, l’erede di don Benzi alla Comunità Giovanni XXIII, è reduce da una manifestazione davanti a Montecitorio per fermare, dice lui, chi vorrebbe «uccidere Eluana Englaro».
Se l’aspettava quest’intervento?
«Le coscienze dei nostri governanti si stanno svegliando per rifiutare qualcosa che non ha precedenti. La sentenza Englaro equivale alla pena di morte. E’ la condanna di una persona che non ha scelto di morire. Il ministro si è messo dalla parte della vita. Spero sia la prima di una lunga serie di iniziative».
Per cosa avete manifestato?
«Duemila persone, di vari movimenti, hanno voluto accendere tante fiaccole per dare voce a chi non ha voce. Sappiamo che la vita di Eluana è appesa a un filo e noi, come cristiani, non possiamo tacere ciò che ci ha insegnato Cristo, stare dalla parte degli ultimi»
Ma sono tantissimi anni che Eluana giace in uno stato vegetativo, e non ha più possibilità…
«E’ una bugia dire che Eluana non vive. Vergognoso. Non è una morta alla quale si deve pensare come qualcuno da seppellire prossimamente. Le suore che l’accudiscono mi hanno detto che al mattino, alle prime luci dell’alba, apre gli occhi e la sera li chiude. Ha reazioni attive. Non si può parlare di lei come un cadavere. E’ solo in uno stato di disabilità grave».
Perchè avete manifestato?
«Chiediamo un decreto legge che possa sospendere l’esecuzione di una condanna a morte che pesa ormai sulla coscienza di tanti italiani. Molte strutture sanitarie si stanno infatti rifiutando di porre in atto quanto deciso dalla Corte di Cassazione. Vorremmo che anche in Italia si facesse come il Grand Duca di Lussemburso che ha detto no alla legge sull’eutanasia. Serve spessore morale, anche i nostri rappresentanti mostrino forza morale».

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Appello della Comunità Papa Giovanni per salvare la vita di Eluana

Mercoledì 17 Dicembre 2008

Al Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano

Al Presidente del Senato della Repubblica
On.Renato Schifani

Al Presidente della Camera dei Deputati
On.Gianfranco Fini

Al Presidente del Consiglio
On. Silvio Berlusconi

Ai Ministri della Repubblica

Agli Ill.mi Senatori e Deputati

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ente internazionale di fedeli di diritto pontificio fondata da don Oreste Benzi che da oltre 40 anni condivide la vita con i più poveri ed emarginati, condividendo direttamente la vita con coloro che hanno perso tutto, attraverso le nostre realtà di case famiglia oggi diffuse nei cinque continenti, in ventisette nazioni,

si rivolge alle Signorie Vostre

con un appello accorato perché il caso sventurato di Eluana Englaro possa nuovamente essere sottoposto all’attenzione dell’intero mondo politico e affrontato risolutivamente.

È la prima volta che i cittadini italiani assistono ad una condanna a morte senza precedenti attraverso la sentenza di una Corte di Cassazione contraria ad ogni etica.

La giovane giace in uno stato di coma permanente ma non irreversibile a detta della scienza medica, assistita dalle cure amorevoli di suore per le quali non è un peso ma una sorella da amare più delle altre.

In nome della sacralità della vita umana mai messa in discussione nella nostra cultura, chiediamo di esprimersi con la massima urgenza con un Decreto Legge che possa sospendere l’esecuzione di una condanna a morte che pesa ormai sulla coscienza di tanti italiani. Molte strutture sanitarie si stanno infatti rifiutando di porre in atto quanto deciso dalla Corte di Cassazione.
Inoltre tale richiesta è in linea con la Convenzione dell’Onu sui disabili che già il Consiglio dei Ministri ha approvato e che all’art.25 lettera F. cita:”gli Stati Parti dovranno prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità”

CHIEDIAMO

-al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio quella stessa forza morale che ha sostenuto il Gran Duca di Lussemburgo nel respingere la legge sull’eutanasia.
-al Parlamento si assumi le Sue responsabilità attraverso una mozione parlamentare volta a difendere la vita di Eluana Englaro ed una legge che definisca in modo inconfutabile la difesa della vita umana.
-alle Istituzioni di sostenere le famiglie che scelgono di custodire i propri disabili gravi attraverso contributi economici che promuovano la difesa e la tutela della vita.

Confidiamo vivamente dell’accoglimento del presente appello, inviamo distinti saluti ed auguri per le prossime festività.

Responsabile Generale
Dott. Giovanni Paolo Ramonda

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«Eluana, un decreto legge per non staccare il sondino»

Venerdì 12 Dicembre 2008

Pubblichiamo l’intervento del Presidente emerito della Corte Costituzionale Piero Alberto Capotosti  apparso su “Avvenire” il 22 novembre 2008.

Esiste uno strumento tecnico-giuridico che può ancora impedire la morte di Eluana: « Mi chiedo se, per evitare che fra le strutture sanitarie sul territorio italiano si verifichino disparità geografiche di comportamento » e « in attesa di una legge » , il governo « non sia legittimato ad intervenire con un decreto legge, attraverso il quale dichiarare l’obbligo per tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, di astenersi dal praticare il distacco di sondini per l’alimentazione artificiale » . La domanda se la pone Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte Costituzionale, giudice Costituzionale dal 1996 e presidente della Consulta nel 2005.

Presidente, ma un eventuale decreto di questo genere, fin quando dovrebbe valere?

Fin quando non ci sia una legge che si basi su standard internazionalmente riconosciuti e capaci di definire gli stati irreversibili della vita.

Basterebbe un decreto legge davvero semplice?

Fatto da non più di cinque o sei righe. Indispensabili per la straordinaria necessità e urgenza della situazione. Naturalmente il distacco del sondino per l’alimentazione dovrebb’essere vietato nei soli casi in cui s’immagini che sarebbe la causa diretta del decesso della persona.

E le disparità geografiche di comportamento?

Mi risulta che alcune strutture sanitarie si siano rifiutate di staccare il sondino e che forse altre possano essere invece disponibili.

Si riferisce al rispetto di diritti fondamentali?

Sì. Perché quando si tratta della tutela dei diritti fondamentali della persona malata, e che si trovi in stati come quello di Eluana Englaro, all’incrocio fra la vita e la morte, deve essere fortissima l’influenza della scienza medica ai fini del rispetto del diritto alla vita.

Sarebbe a dire?

La scienza medica deve indicare precisamente quali sono gli stati irreversibili. Al contrario in questa situazione, dove non c’è una valutazione medica praticata da organi interni ed internazionali in maniera certa, diventa di fondamentale importanza che il rispetto di questi diritti fondamentali sia assicurato in tutto il territorio nazionale e in condizioni di eguaglianza, come tra l’altro si può desumere da alcune pronunce della Corte Costituzionale.

Cioè non deve essere possibile, poniamo per ipotesi, che in Friuli ci sia qualcuno disponibile a staccare il sondino e in Lombardia invece no.

Questo mi parrebbe assolutamente irragionevole. L’assistenza sanitaria è materia di competenza dello Stato e delle regioni, quindi tocca allo Stato dettare i principi fondamentali: non distaccare il sondino lo è, perché c’è il valore della vita in ballo.

E se anzichè in una struttura sanitaria si portasse Eluana, o una persona nelle sue condizioni, a morire in un’abitazione privata?

Il cittadino può fare quel che vuole, salvo andare poi incontro alle doverose indagini della magistratura.

A proposito: alcuni magistrati ipotizzano proprio che nel distacco del sondino che garantisce alimentazione e idratazione ci siano gli estremi dell’omidicio: lei che ne pensa?

Qualora dovesse avvenire il distacco del sondino nasogastrico, si potrebbe dire che proprio questo gesto è la causa diretta del decesso della ragazza. Allora ho l’impressione che un magistrato territorialmente competente possa aprire l’indagine.

Ipotizzando un omicidio di consenziente?

Vedo più l’ipotesi di omicidio volontario, essendo dubbia nel caso di specie la manifestazione di un consenso della vittima.

E i pronunciamenti della Cassazione, presidente?

Le sue due sentenze potrebbero forse configurarsi come causa di non punibilità. Ma questo riguarderebbe la valutazioni del magistrato penale, che tuttavia, in linea di principio, certo non può essere bloccato nel suo obbligo di iniziare l’azione penale davanti a un evento che in astratto lascia prefigurare un reato.

Torniamo alle sentenze della Cassazione: sembra che il diritto alla vita sia diventato fatto privato e non riguardi più la collettività.
Lei che ne dice?

Dalle sentenze emerge forse una concezione eccessivamente formalistica del carattere privato o pubblico della questione che la Cassazione doveva risolvere. La valutazione sembrerebbe fatta in riferimento al carattere formalmente privato della questione. Prescindendo da quello che è l’interessamento enorme della pubblica opinione alla vicenda.

Ci sono altri aspetti di quelle sentenze che possono lasciare perplessi?

Al di là dei profili umani drammatici, questa vicenda da un punto di vista giuridico suscita perplessità. Perché la scienza medica non ha definito in maniera precisa e pregnante il carattere irreversibile dello stato vegetativo in cui si trova Eluana Englaro: non c’è una definizione tale che possa far considerare risolta questa questione in un senso o nell’altro.

E quindi?

La ragazza si potrebbe dire, appunto, all’incrocio fra la vita e la morte: una fase in cui però tutti i diritti inviolabili della persona continuano a esistere.

Dunque bisognerebbe aspettare?

Basta il dubbio che non sia una situazione irreversibile per indurre ad aspettare e vedere come la situazione evolve.

Un’ultima cosa, presidente Capotosti: questa presunta volontà di Eluana che le venissero sospese le ‘cure’?

Qui sicuramente non c’è un atto di autodeterminazione. Si ricostruisce la sua presunta volontà di non subire alcuna forma di accanimento teraputico, ammesso e non concesso che il sondino per l’alimentazione sia tale. E una ricostruzione fatta attraverso frasi, brani, conversazioni intervenute circa venti anni fa. In un contesto completamente diverso dall’attuale.
Per l’ex presidente della Consulta l’esecutivo potrebbe essere legittimato a intervenire per impedire differenze fra le Regioni. Un atto che andrebbe reiterato fino a quando non ci sarà una legge sul fine vita.

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LASCIATECI VIVERE! “Per dare voce a chi non ha voce”

Giovedì 4 Dicembre 2008

MANIFESTAZIONE FIACCOLATA PER ELUANA ENGLARO
Roma Martedì 16 dicembre 2008 ore 17.00

ADESIONE ON-LINE, CLICCA QUI

Sono passati diversi giorni dalla terribile sentenza di morte della nostra sorella Eluana Englaro. Ma il tempo che è trascorso non ha attutito lo smarrimento delle coscienze bensì ha alimentato riflessioni, convincimenti sulle gravi conseguenze che l’esecuzione della condanna comportano.

Il nostro pensiero va prima di tutto al mondo giovanile continuamente insidiato da una cultura di morte estremamente diffusa, a ciò si aggiunga il fatto che il dramma di Eluana, dibattuto dai media e non sempre affrontato con la dovuta sensibilità, è diventato un argomento che rischia di banalizzare il senso più autentico della vita e della morte.

Il rispetto della sacralità della vita è una conquista della civiltà e del riscatto dell’uomo dalle barbarie e come tale non si coniuga solo con degli assunti religiosi, ma è espressione del rispetto con cui dobbiamo guardare alla libertà del prossimo indipendentemente dalla sua cultura ed etnia.

La morte di Eluana potrebbe diventare una specie di spartiacque tra la cultura di un mondo alimentata e vivificata dai profondi valori e quella del “nuovo” mondo post-industrializzato che vede venir meno orizzonti, prospettive certe, lumi di speranze.

Per sottolineare ancora una volta l’abominio di questa condanna a morte e contro la quale si sono espressi medici, pensatori laici, intellettuali, noi dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che mai abbiamo cessato di pregare per la vita di Eluana, abbiamo scelto di promuovere una manifestazione pubblica con fiaccolata: “LASCIATECI VIVERE! per dare voce a chi non ha voce” che avrà luogo a Roma in piazza Montecitorio martedì 16 dicembre alle ore 17.00, nella viva speranza che le nostre luci possano illuminare le coscienze di coloro che si sono espressi per la morte.

Ci rivolgiamo soprattutto a coloro che hanno il potere istituzionale di revocare (sospendere) questa sentenza, anche nella consapevolezza che le continue conquiste della medicina potrebbero aprire nuove frontiere per la soluzione di queste gravi patologie.

Si auspica una larga partecipazione di tutti gli uomini di buona volontà, fiduciosi che questo nostro appello venga accolto con tanta coralità, determinando così un intervento favorevole alla vita di Eluana.

Responsabile Generale
Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII
Giovanni Paolo Ramonda

Info e adesioni
Le tappe della manifestazione con fiaccolata, saranno:

Ritrovo ore 16.30: Piazza Madonna di Loreto.
Corteo: Piazza Venezia, Via del Corso, Piazza Colonna, Montecitorio.

Aderisci subito all’iniziativa, iscriviti on-line!

Oppure contatta:

Segreteria Generale

Stefano Paradisi
+39 0541 909600
info@apg23.org

Segreteria Organizzativa

Sandra Talacci
+39 348 4766888
giustiziainternazionale@apg23.org

don Aldo Buonaiuto
+39 335 6596512
donaldo@apg23.org

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