Archivio di Maggio 2009

La cultura dell’amicizia

Lunedì 25 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Oggi si celebra la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato al tema delle “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Questa è la 43esima giornata che la Chiesa Cattolica promuove per approfondire, informare ed insegnare il valore e la forza che possono avere le nuove tecnologie quando vengono usate correttamente. Il Papa si rivolge alla generazione digitale evidenziando quanto queste nuove tecnologie “determinano cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani” sottolineando la particolare importanza ed incisività che hanno sul mondo giovanile a suo “agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione”. Il cristianesimo non può ritirarsi davanti alle nuove e concrete opportunità di un mondo che le nuove scoperte scientifiche hanno contribuito a rendere ancor più complesso e multiforme, sebbene spinte laicistiche vorrebbero relegare la Chiesa in ambiti marginali ed ininfluenti. E’ fondamentale riconoscere questi nuovi mass media come strumenti importanti per aiutare i Paesi più poveri ad uscire dall’emarginazione e dalla povertà in quanto la comunicazione è sempre promotrice di socializzazione, cultura e progresso. L’informazione che passa attraverso internet si pone come una sfida educativa per annunciare e infondere i valori fondamentali dell’esistenza, ma anche la promozione della fede e dei principi religiosi: “coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana”. E’ compito degli educatori formare e vigilare ad un utilizzo corretto e misurato delle nuove tecnologie digitali affinché le nuove generazioni non cadano nelle trappole di coloro che invece abusano di tali mezzi per adescare persone fragili verso surrogati o espliciti spazi di violenze e di morte. Le famiglie non devono lasciare soli i propri figli dinanzi ad una macchina che, specialmente per i minori, può essere fonte di gravi turbamenti fino a diventare minaccia per l’incolumità fisica e psichica della persona. Le moderne comunicazioni non devono però dimenticare la forza, la bellezza e l’importanza dell’incontro, non virtuale, tra le persone che si parlano ascoltando la voce, il suono, l’espressività e tutto ciò che si può sentire e sperimentare soltanto attraverso le relazioni interpersonali e dirette. Internet non deve quindi rappresentare una scappatoia per coloro che hanno difficoltà nel dialogare, nell’affrontare la realtà e la vita, nel porsi in ascolto della diversità degli altri. Questo strumento, nella misura in cui viene usato intelligentemente può aiutare l’individuo e la collettività.

DI DON ALDO BUONAIUTO

convert this post to pdf.

Come si può debellare la prostituzione schiavizzata: testimonianze, proposte, esperienze.

Lunedì 25 Maggio 2009

Riportiamo il discorso iniziale di Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione del Convegno “Sulla dignità non si TRATTA”, tenuto a Roma il 20 maggio.

La nostra Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in piena adesione con il grande insegnamento e la nobile eredità lasciata dal nostro fondatore don Oreste Benzi si è sempre battuta e continua operosamente ogni giorno a lottare affinché vengano liberate le donne schiavizzate a causa della prostituzione. Questo fenomeno continua purtroppo ad assumere dimensioni preoccupanti perché l’attuale contesto socio-economico crea le condizioni di cui rimangono vittime tutte quelle giovani, circa il 40% minorenni, che vengono ingannate, trattate prevalentemente dai Paesi dell’Est e dalla Nigeria con la prospettiva di un guadagno e di un lavoro.
La nostra esperienza in questa dura lotta, praticamente quotidiana sul campo, ci ha fatto conoscere e toccare con mano tutte le forme di violenza, di sopraffazione, di sopruso che vanno fino alle conseguenze più estreme come le torture fisiche e psicologiche in cui queste giovanissime donne rimangono implicate. Di queste persone un Paese civile deve farsi carico nel rispetto di imperativi etici e dei principi della nostra Carta Costituzionale che in più articoli sancisce e riconosce la sacralità della persona umana.
Non è pensabile che la prostituzione, essendo indiscutibilmente una forma di sopruso, possa essere legalizzata o disciplinata come alcuni cercano di sostenere: la violenza non si disciplina, non si circoscrive bensì la si elimina con cogenti interventi legislativi. In un mondo come quello attuale dove i valori appaiono perduti e le coscienze risultano sempre più smarrite è importante tutelare in tutte le forme e in tutte le situazioni la sicurezza della persona e il rispetto dovutole per la sua costante crescita. E’ necessaria una risposta ferma, decisa e incontestabilmente chiara che non dia adito ad interpretazioni o “aggiustamenti” di sorta. Liberare le donne è un atto di giustizia, cui lo Stato non può ulteriormente sottrarsi.
Pertanto abbiamo organizzato, con il Ministro per le Pari Opportunità, On. Mara Carfagna, questo Convegno dal tema “Sulla dignità non si TRATTA” proprio nel momento in cui viene esaminato l’importante disegno di legge, il DDL 1079, che, se non verrà stravolto ma sarà approvato così come è stato pensato, sarà per noi ma soprattutto per le migliaia di donne schiavizzate sulle strade e al chiuso un primo grande traguardo.
Noi chiediamo che questa legge passi in fretta perché il fenomeno continua ad aumentare ed a fomentare il crimine più violento. Ribadiamo il nostro più deciso dissenso contro qualunque forma di regolamentazione e legalizzazione di quello che noi consideriamo la “perversione e violenza più antica del mondo”: comprare ed usare il corpo umano senza considerare la dignità della persona e la sua integrità.
Una svolta culturale è necessaria in questo Paese dove ancora è possibile comprare con una prestazione sessuale ragazze minorenni e comunque sempre giovani donne in stato di schiavitù e sfruttamento. Chiediamo che la punibilità del cliente, causa e motore di questo turpe mercato, venga estesa anche all’interno dei tanti locali denominati, privè, night club, così come all’interno di alberghi e appartamenti.
Lo Stato favorisca il contrasto del traffico di persone destinate alla prostituzione attraverso una legge specifica per mandare un forte segnale agli organizzatori del racket. Dall’inizio degli anni ’90 ad oggi abbiamo accolto oltre 7000 donne e la nostra esperienza ci permette di rinnovare ancora una volta questo appello ringraziando anche tutte le Forze dell’Ordine per il loro grande impegno a favore della liberazione delle schiave del sesso, in particolare permettete uno speciale ringraziamento al Prefetto Antonio Manganelli Capo della Polizia, istituzione con la quale l’Associazione ha una collaborazione fattiva e consolidatasi negli anni. Noi abbiamo sempre chiesto in questi ultimi vent’anni che la prostituzione sia combattuta con precise disposizioni di leggi che ne impediscano qualsiasi forma ed espressione, in quanto come diceva don Oreste Benzi “nessuna donna nasce prostituta” ma ci diventa perché vittima di solitudine, di disperazione, di estrema debolezza psicologica e condizionata dai suoi aguzzini. Noi crediamo che uno Stato democratico, le istituzioni e tutte le realtà educative non possano mettersi dalla parte di chi induce alla prostituzione bensì dalla parte di chi è vittima e deve essere liberata. Siamo convinti che anche le nuove generazioni si aspettano modelli educativi coerenti e credibili trovando nel mondo degli adulti risposte precise ai loro smarrimenti e alle loro conseguenti inquietudini.
Ringraziamo sentitamente il Ministro On. Mara Carfagna con la quale abbiamo collaborato per la realizzazione di questo evento e tutte le autorità qui presenti, i Signori Ministri, gli illustri relatori, il Capo della Polizia e quanti hanno aderito al nostro invito di partecipazione.

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

convert this post to pdf.

I clandestini sono disperati

Lunedì 18 Maggio 2009

 Tratto dalla rubrica Si Salvi chi può del Corriere Adriatico

Il disegno di legge sulla sicurezza che prevede il reato di clandestinità sembra ormai orientato verso l’approvazione definitiva. E’ molto triste che alcune norme, così ingiuste, possano diventare leggi di un Paese civile. L’immigrato irregolare nella maggioranza dei casi è un disperato che fugge dalla povertà e dalla violenza. E’ assurdo pensare che per garantire la sicurezza di un Paese si debbano combattere ed osteggiare proprio le persone più inermi, coloro che sono sprovvisti di tutto, anche dei mezzi di sostentamento primari. Anziché operare per la difesa della dignità di ogni persona, indipendentemente dal ceto sociale e dalla Nazione di provenienza e garantire giuste pene per chi si rende responsabile di reati gravi, siamo giunti a trattare i migranti come dei criminali rischiando così di inasprire ancora di più ostilità, risentimento ed oppressioni.La questione della criminalizzazione dello straniero è un vero e proprio “peccato originale” che può macchiare indelebilmente la legislazione italiana, per usare le parole di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti. Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua viva preoccupazione per il diffondersi di una “retorica intollerante e xenofoba” molto pericolosa per la stabilità e la convivenza civile dell’Italia.Sarebbe bene che i nostri rappresentanti del Senato riflettano con piena onestà morale su un tema così importante prima di approvare definitivamente una legge così controversa confrontandola alla luce delle comuni radici cristiane del nostro popolo. Tale avvenimento provocherà nuove forme di disperazione e di persecuzione: gli emarginati e gli ultimi non solo troveranno steccati fisici ed ideologici pronti a fermare, imbrigliare e togliere la speranza, ma dovranno subire l’aumento di intolleranze e di razzismo. I noti “respingimenti” dei barconi di disperati verso la Libia, eseguiti in questi giorni dalle autorità italiane, sono l’ulteriore conferma di un clima che è l’opposto dell’accoglienza e dell’amore gratuito nei confronti di tanti esseri umani in difficoltà. E’ un allontanare l’altro a priori, senza nemmeno conoscere le ragioni per le quali sta bussando alla nostra porta. A tale proposito si è espresso l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiedendo all’Italia di riammettere quelle persone rinviate dal nostro Paese e identificate dallo stesso Commissariato quali individui che cercano protezione internazionale e riaffermando che “il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, anche in alto mare”. E’ esperienza di tante associazioni di volontariato e noto a numerose persone che vivono accanto agli immigrati come proprio coloro che vengono giudicati un ingombro si rivelino invece una risorsa insostituibile.

DI DON ALDO BUONAIUTO

convert this post to pdf.

NO AL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Giovedì 14 Maggio 2009

Comunicato del 07 maggio 2009 dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in merito al voto di fiducia sul ddl sicurezza

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi in merito al voto di fiducia sul ddl sicurezza dove è previsto il reato di immigrazione clandestina, dichiara quanto segue:

 

     Domani il Governo dovrebbe votare la fiducia al ddl sulla sicurezza che prevede il reato di immigrazione clandestina. La nostra Associazione Papa Giovanni XXIII ritiene di dover contrastare l’evento esprimendo il proprio dissenso per le seguenti motivazioni: la clandestinità nella maggior parte dei casi è una fuga disperata dalla miseria e dalle violenze; la sicurezza di un Paese non si garantisce infierendo contro persone deboli, sprovvedute e bisognose anche del pane quotidiano.

 

     Si operi pertanto per la salvaguardia della dignità di ciascuna persona indipendentemente dall’etnia di appartenenza e si garantisca la pena per chi consapevolmente e irresponsabilmente diventa invece autore di gravi reati.

 

     Riteniamo che la nostra richiesta richiami non solo ad un forte atto di coraggio quale la sospensione della votazione prevista, ma anche ad una presa di coscienza dei valori universali della nostra società e cultura.

 

     Confidiamo e preghiamo il Signore perchè illumini le menti dei deputati cattolici e di coloro che credono nella libertà e dignità di ogni persona, così da non cedere a compromessi, negando il voto di fiducia, seguendo la propria coscienza e dimostrando il coraggio di andare oltre le logiche di partito. 

convert this post to pdf.

ALLA PACE SERVE IL DIALOGO

Giovedì 14 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Il dialogo è sempre il primo e il più importante passo per la costruzione della pace e della libertà. Quando gli uomini e le società rinunciano ad incontrarsi e non accettano di ascoltarsi spingono l’umanità verso la divisione, l’intolleranza e l’ignoranza. I conflitti di civiltà si espandono proprio a causa del rigetto di un dialogo che invece risulta insostituibile per conoscersi e superare le paure delle diversità. Il Santo Padre Benedetto XVI ha creduto fortemente e ha tanto desiderato questo viaggio, coraggioso e rischioso, in Terra Santa per affrontare i grandi temi dell’unione e del dialogo interreligioso. I cristiani perseguitati possono ritrovare in questo abbraccio del proprio Pastore conforto, speranza e forza per non continuare ad abbandonare i luoghi santi dove Gesù è vissuto e dove la Chiesa si è plasmata. Grande accoglienza ha già ricevuto dal re di Giordania Abdallah II e dal suo popolo che hanno accolto il Papa con grande solennità e riconoscimento, come uomo e capo della chiesa cattolica venuto a portare parole di riconciliazione tra popoli e religioni diverse e “come pellegrino per venerare i luoghi santi… benedire le prime pietre delle chiese che saranno costruite sul luogo tradizionale del Battesimo del Signore”.Il Pontefice ha già ribadito anche l’importanza della libertà religiosa come un diritto fondamentale per il rispetto di quei diritti inalienabili della dignità di ogni uomo e di ogni donna, affinché tale libertà insegni alle tre religioni monoteiste un dialogo rispettoso. Anche l’incontro con i capi religiosi mussulmani ha una sua grande importanza perché segna un ulteriore passo in avanti nel colloquio tra Cristianesimo ed Islam. La prima sosta nel paese giordano ha quindi questo particolare significato, ponendosi così in prima linea nelle iniziative a favore della pace e del dialogo interreligioso. Sono state molto belle e profonde le parole del Santo Padre nella prima tappa del suo pellegrinaggio in Terra Santa visitando il Centro “Regina Pacis” dove ha ricordato di essere venuto in Medio Oriente per pregare “per il regalo prezioso dell’unità e della pace… la pace per gli individui, i genitori, i figli, per le comunità, pace per Gerusalemme, per la Terra Santa, per la regione, pace per l’intera famiglia umana; la pace durevole generata dalla giustizia, dall’integrità e dalla compassione, la pace che sorge dall’umiltà, dal perdono e dal profondo desiderio di vivere in armonia come un’unica realtà”. Nonostante tutti i rischi e gli ostacoli di questo impegnativo pellegrinaggio il successore degli Apostoli non si è risparmiato nel desiderio di incontrarsi con la gente comune, con i disabili, con i giovani come avviene in tutti i viaggi papali. L’esempio, l’amore e la sfida di riunire i popoli sotto l’unico Dio fa sentire e comprendere la grandezza e l’intelligenza spirituale di un uomo che superando le critiche e le paure umane continua a stupire il mondo testimoniando la forza del Vangelo.

DI DON ALDO BUONAIUTO

convert this post to pdf.

COMBATTIAMO LA CATTIVERIA

Mercoledì 13 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Solitamente si afferma che la cattiveria umana spesso non ha limiti. L’uomo infatti quando cova nel proprio cuore la rabbia, l’invidia, la gelosia, l’odio e la vendetta può diventare incredibilmente cattivo e “duro di cuore”. La malvagità è sempre più presente nei modi dell’agire quotidiano e la si sente come presenza abituale quasi in ogni circostanza e in ogni gesto. Gridare e disprezzare ad alta voce, dinanzi a chiunque, non fa più scalpore né meraviglia, così diseducati da tanti falsi modelli, come quelli dei reality, che mostrano adulti inferociti gli uni contro gli altri, anche per questioni di poco conto. L’uomo che esprime con i suoi comportamenti questo condizionamento, è sempre più insoddisfatto ed inquieto, suscettibile e arrogante mostrando le ferite che gli provengono dal male della sua anima. Il bene fa sempre meno notizia e pochi sono coloro che amano parlare della cose belle e semplici in quanto ritenute banali, mentre qualsiasi realtà limitante, difettosa, sbagliata e malvagia riesce a circolare con una rapidità inaudita, trasformando la verità stessa in esagerazione, invenzione e a volte in una vera e propria condanna dell’altro. Sfortunatamente molti sembrano divertirsi nel compiere il male e nel fabbricare croci insopportabili imponendole sopra le spalle dei più deboli. Si può essere cattivi anche pensando di compiere il bene e la giustizia e questo accade quando si giudica superficialmente senza conoscere, quando ci si affida alle chiacchiere e alle maldicenze e quando si soffre per invidia dei talenti altrui o per pura ignoranza. Il cattivo in fondo è sempre un uomo ferito dalla propria storia che ha bisogno di sprigionare la sua rabbia su qualcuno. Anche l’ozio e la pigrizia possono generare comportamenti malsani escogitando come fare del male, come fomentare mormorazioni e soprattutto erigendo a sistema la propria indifferenza. Purtroppo anche i cristiani, compresi i più impegnati, rischiano a volte di scandalizzare il prossimo dando il meglio di sé, con atteggiamenti di incontrollabile irascibilità e prepotenza. Chi urla di più pretende vanamente di imporre la propria ragione e chi rinuncia al dialogo è perché non ha elaborato scelte di senso che diano significato alle proprie posizioni. Di certo avremmo bisogno di essere un po’ tutti costruttori di pace e di amore ricordando le parole di quel grande inno alla carità, scritto da San Paolo, il quale afferma che se anche qualcuno avesse eccezionali doni, ma non avesse la carità, sarebbe un nulla. L’uomo buono è la vera risposta per costruire relazioni di verità e di giustizia. La bontà non gode mai di chi sbaglia e non si compiace mai delle debolezze altrui. L’uomo buono non finge di aiutare ed amare, non conosce l’ipocrisia e soprattutto non si allea con le combriccole delle maldicenze. La bontà è l’esatto opposto della cattiveria e questa la si respira dallo sguardo e dal modo di porsi. L’uomo conosce soltanto quando ama e la bontà insita nel cuore e nella mente procura fiducia e stabilità.

DI DON ALDO BUONAIUTO

 

 

 

 

convert this post to pdf.

SCUOLA E RELIGIONE

Mercoledì 13 Maggio 2009

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

 

Il meeting degli Insegnanti di religione che si è svolto nei giorni scorsi a Roma ha dato la possibilità di incontrasi sull’importante tema della scuola e del suo rapporto con l’educazione cattolica. Il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto molti spunti di riflessione sulle problematiche dell’insegnamento considerando il binomio religione-laicità dello Stato. In uno dei punti fondamentali del suo intervento il Presidente della Cei ha affermato come non sia importante che l’alunno aderisca o meno al credo religioso cristiano ma che “conosca, studi e percepisca il significato dei valori che scaturiscono da questa fede, riconoscendo che si tratta di valori generalmente vissuti e condivisi e che nel nostro Paese sono parte integrante del patrimonio storico culturale, capace di sviluppare attraverso gli interrogativi di senso, nuove sensibilità, in ordine alla ricerca della giustizia e della verità, per tutti gli uomini”. Gli studenti che professano un altro credo hanno la possibilità di conoscere la religione cattolica integrandosi ad una più profonda comprensione della cultura italiana ed europea. Il cristianesimo è un fattore fondamentale e imprescindibile nella storia del nostro Paese nonostante ci sia qualcuno che continui a rinnegare le proprie origini tentando di estromettere Dio dalla storia, relegandolo in qualche cantuccio. L’istituzione scolastica, elemento vitale per la formazione delle nuove generazioni, non può essere vista come un’azienda o un luogo di produzione bensì come un luogo di crescita e di educazione ai valori più autentici. Solo in tal modo all’interno delle scuole, come nella famiglie ed in tutta la società il più debole e il più bisognoso di aiuto, diventano risorse e non ostacoli, in un nuovo modo di impostare il cammino scolastico e la vita quotidiana. E così sono proprio i più piccoli a diventare i primi educatori di una scuola che dovrebbe avere come principio basilare la gratuità dell’educazione al posto degli attuali meccanismi di profitto e di consumismo. Se l’educazione è fondata sulla gratuità, riconosce i doni e le risorse contenuti in ogni persona, educando davvero e facendo sentire la persona amata e libera di sentirsi se stessa. La “scuola del gratuito” forma innanzitutto insegnanti, chiamati a diventare maestri di vita e di relazione, cooperando al fianco dei genitori anch’essi bisognosi di sentirsi compartecipi dell’educazione che viene data ai propri figli. Mi hanno molto colpito le parole pronunciate ieri dal Papa proprio dinanzi ai professori di religione quando ha dichiarato che “l’insegnamento della religione cattolica favorisce la riflessione sul senso profondo dell’esistenza, aiutando a ritrovare, al di là delle singole conoscenze, un senso unitario e un’intuizione globale. Ciò è possibile perché tale insegnamento pone al centro la persona umana e la sua insopprimibile dignità, lasciandosi illuminare dalla vicenda unica di Gesù di Nazaret, di cui si ha cura di investigare l’identità, che non cessa da duemila anni di interrogare gli uomini”.

Di don Aldo Buonaiuto

convert this post to pdf.


don aldo buonaiuto buonaiuti bonaiuto bonaiuti
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII |  Blog di Don Aldo Bonaiuto |  Don Oreste Benzi
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII |  Blog di Don Aldo Bonaiuti |  Don Oreste Benzi
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII |  Blog di Don Aldo Buonaiuti |  Don Oreste Benzi
Aborto, e ora la moratoria |  Aborto, e ora la moratoria |  Aborto, e ora la moratoria