Archivio di Luglio 2009

Immigrazione tra integrazione e sicurezza

Mercoledì 22 Luglio 2009

Riportiamo l’intervista rilasciata da don Aldo a Carlo Cammoranesi, direttore del settimanale diocesano L’Azione.

Chiediamo a don Aldo Buonaiuto nuovo Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale dei Migranti e Responsabile nelle Marche dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, cosa pensa del DDL sulla sicurezza che prevede il reato di clandestinità.

La Chiesa ha sempre affermato il primato e la difesa della  dignità ed inviolabilità di ogni persona anche quando dovesse cadere in una colpa perchè non si può ridurre l’uomo al suo errore. Qui siamo in una situazione diversa dove, per la maggior parte dei casi, gli immigrati irregolari che arrivano nel nostro Paese sono dei disperati in fuga dalle guerra o dalla fame con la speranza di poter ricominciare a vivere. Il clandestino con questa legge viene equiparato ad un delinquente, colpevole di essere scappato dalla disperazione per poi essere marchiato come soggetto pericoloso, non gradito o addirittura respinto ancor prima di toccare terra.

Ma l’eccessiva tolleranza non può portare a disordini più grandi, per l’ordine pubblico e la sicurezza?

Certamente dobbiamo pretendere per tutti il rispetto delle regole, italiani compresi, ma questo DDL aumenterà l’illegalità costringendo gli irregolari a nascondersi di più e spingendoli a vivere nella paura e nella solitudine, con gravi conseguenze anche per la salute propria e dei più piccoli. Sono completamente d’accordo con l’affermazione del Segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, Mons.Marchetto, che questa legge “porterà molti dolori, c’è forte preoccupazione per la tenuta dei diritti umani”.

E qual è la situazione dei migranti nella nostra diocesi?

I migranti erano sempre considerati una risorsa per l’economia dei nostri territori grazie al bisogno di manodopera per le aziende e alla forte richiesta di colf e badanti. Purtroppo con la crisi del lavoro coloro che non avevano un impiego stabile sono ricaduti nel baratro dell’indigenza costringendo molti a cercare altrove ed altri a sopravvivere con enormi difficoltà. Le richieste disperate di aiuto sono continue, nonostante la solidarietà presente non si riesce a rispondere adeguatamente alle tantissime richieste.

Cosa può ancora fare questa nostra Chiesa diocesana?

La nostra diocesi è già molto attiva e presente per aiutare i tanti poveri che chiedono aiuto con la forte presenza di immigrati senza lavoro e che perdono di conseguenza anche la casa. La Caritas è già molto presente, come tutte le altre Associazioni che si occupano dei poveri, anche se si può sempre migliorare ma senza sostituirci alle responsabilità e al dovere delle istituzioni preposte ad intervenire per la salvaguardia dei bisogni primari di tutti coloro che sono presenti nel territorio. Purtroppo è in aumento una certa intolleranza ed è per questo che dobbiamo promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione: questo è quello che intendo realizzare, come ufficio migranti, per i prossimi anni.

In ultimo, lei che vive insieme ai migranti più deboli che appello rivolgerebbe alle istituzioni?

Chiedo di non fare i forti con i deboli mentre poi è sotto gli occhi di tutti come si è cosi deboli con i forti! La supplica che rivolgo a tutte le nostre istituzioni è principalmente quella di non mettere in atto nuove forme di persecuzione per questi immigrati irregolari, bensì di fare del tutto per aiutarli, ascoltandoli e dando loro la possibilità di riscattarsi e di riconquistare quella pace tanto desiderata. Non facciamo agli altri ciò che non vorremmo mai fosse fatto a noi. Infine come non citare le parole di Gesù che sono per noi cristiani il primo e fondamentale punto di riferimento: “ero forestiero e mi avete ospitato”?

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Aborto, e ora la moratoria

Martedì 21 Luglio 2009

Pubblichiamo l’articolo di don Aldo per la rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico.

La moratoria sull’aborto nel mondo ha suscitato e scatenato molte reazioni. Questa volta però la speranza è che il vento soffi dalla parte dei più innocenti, cioè verso coloro che sono i più piccoli e indifesi. Infatti l’Italia promuoverà presso le Nazioni Unite una risoluzione contro l’aborto cosiddetto “obbligatorio”, cioè contro l’uso di tale pratica per il controllo demografico. Utilizzo frequente e legalizzato in diversi Stati come la Cina, l’India e ovunque si pratichi una politica di controllo delle nascite. La speranza è che la risoluzione avanzata dal Parlamento e dal Governo italiano diventi presto una moratoria valida universalmente affinché non ci sia più nessuno Stato che rivendichi il diritto di far vivere o meno i figli dei propri cittadini. Infatti l’aborto obbligatorio è una pratica utilizzata sia per ridurre il numero delle nascite nelle Nazioni terzomondiste afflitte dalla povertà, sia come metodo selettivo negli Stati in cui è imposto avere un solo figlio, spesso a scapito del sesso femminile. La proposta della moratoria, mozione promossa in Parlamento dall’on. Rocco Buttiglione pochi giorni fa, sembra possa arrivare al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa per essere sostenuta da tutti i Paesi dell’Eu e per arrivare poi all’Onu. Questo documento impegnerà i Governi a condannare l’aborto come strumento di controllo demografico e il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, non solo nel terzo mondo o in Asia, ma ovunque. Infatti le donne indotte all’aborto si trovano anche in occidente e in Italia. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un continuo aumento di donne forzate verso questa drammatica pratica. Una costrizione più subdola che non viene esplicitamente dallo Stato, ma avviene in genere dai genitori stessi (specie quando si tratta di minorenni), dal padre del bambino, dal datore di lavoro, talvolta anche dai tutori di donne con problemi mentali. È ormai una prassi frequente da parte di diversi medici e operatori sanitari di proporre l’aborto (detto “terapeutico”, anche se non è chiaro chi stia guarendo) ogni qual volta si sospettino dei problemi fisici nel feto. Praticamente la donna che ha difficoltà a portare avanti la gravidanza si trova sola o circondata da un contesto sociale in cui se sceglie di abortire le strade sono tutte spianate, ma se scegliesse di tenersi il bambino non ci sarebbero garanzie sufficienti per la tutela di entrambi. Se ci impegniamo a livello internazionale bisogna che siamo anche i primi a dare il buon esempio con politiche e stanziamenti importanti affinché ogni mamma incinta abbia il diritto di poter accogliere in condizioni dignitose il figlio che già porta in grembo. Ai parlamentari italiani va certamente il plauso di aver sollevato in ambito internazionale un argomento che prima di essere politico è innanzitutto un problema etico e morale.

DON ALDO BUONAIUTO

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L’enciclica Caritas in Veritate: l’amore forza straordinaria

Lunedì 13 Luglio 2009

Pubblichiamo l’articolo riguardante l’ultima enciclica di Benedetto XVI tratto dalla rubrica settimanale “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico.

Caritas in veritate, la Carità nella verità è il titolo della nuova enciclica che Benedetto XVI ha promulgato proprio nei giorni in cui i grandi e potenti del mondo si sono riuniti all’Aquila per il G8. Una felice coincidenza che si spera possa aver spinto i nostri governanti a riflettere, approfondire e prendere seriamente in considerazione l’alto magistero del Pontefice. Nelle 127 pagine dell’enciclica viene ribadita la centralità dell’amore che ha come modello indiscusso Gesù e il suo vangelo: “l’amore è una forza straordinaria che spinge le persone ad impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”. E questo amore è autentico soltanto se è permeato di verità, altrimenti sarebbe – dice il Papa – come un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. Dopo un introduzione teologica che spiega il senso di questo documento si sviluppano sei capitoli estremamente semplici da leggere e di una grande chiarezza e profondità. Ciò che il Pontefice tiene a sottolineare con forza è la centralità di Dio per ogni individuo e per tutta la collettività. Tutta la storia ha bisogno di Dio perché “senza la prospettiva della vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro … perché senza Dio l’uomo non sa dove andare”.

Penso sia bellissima l’affermazione conclusiva del paragrafo 79 quando Ratzinger spiega come tutto lo sviluppo socio-economico abbia bisogno di “cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato”. Anche l’attenzione a chi vive nella povertà rimane punto centrale come il diritto di ogni essere umano a ricevere cibo ed acqua, formulando leggi giuste che sappiano distribuire equamente le risorse della terra. Ogni forma di chiusura e quindi di egoismo spinge l’uomo a diventare incapace di amare e di costruire il bene: “… la chiusura ideologica a Dio e l’ateismo dell’indifferenza, che dimenticano il Creatore e rischiano di dimenticare anche i valori umani, si presentano oggi tra i maggiori ostacoli allo sviluppo.

L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano. Solo un umanesimo aperto all’Assoluto può guidarci nella promozione e realizzazione di forme di vita sociale e civile … È la consapevolezza dell’Amore indistruttibile di Dio che ci sostiene nel faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo dei popoli, tra successi ed insuccessi, nell’incessante perseguimento di retti ordinamenti per le cose umane. L’amore di Dio ci chiama ad uscire da ciò che è limitato e non definitivo. Lui ci dà la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune, perché Egli è il nostro Tutto, la nostra speranza più grande.

don Aldo Buonaiuto

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