Auguri di Buon Anno 2010
Lunedì 4 Gennaio 2010Riportiamo l’articolo pubblicato nel Corriere Adriatico del 4 Gennaio dove Maria Cristina Benedetti intervista don Aldo Buonaiuto.
Ancona. La pace sia con tutti. Dagli ultimi ai primi, con una avvertenza: in tempo di crisi guardarsi dentro potrebbe aiutare a superare gli ostacoli peggiori. E allora che sia pace istituzionale e magari tregua politica, perché gli esempi servono e “il popolo vuol tornare a fidarsi”. Don Aldo Buonaiuto, abito talare e spirito d’iniziativa per la comunità Giovanni Paolo XXIII, declina in sette casi il messaggio di speranza per un 2010 che vorrebbe far dimenticare l’horribilis dell’anno archiviato.
Alla prima stazione non dimentica l’abito che indossa. “Come sacerdote - dà la priorità - mi auguro la pace interiore. E’ la condizione necessaria per superare divisioni, gelosie, invidie; è l’elemento principe per provare gratitudine per ciò che si ha: io, che giro il mondo, vi dico che l’Italia e le Marche, soprattutto, hanno molto più del necessario”. Dal “siate grati se potete” al recupero del senso di appartenenza il viaggio continua sul filo degli affetti: “Per andar oltre lo stato confusionale, torniamo a mettere l’uomo al centro della vita. Ma attenti che non sia egocentrismo, ma sia piuttosto alterocentrismo: ricerca dell’altro, della relazione”. Per appartenere a un Paese, a un territorio, a una religione, a una famiglia.
La seconda stazione è conseguenza della prima: il segreto sta nel dilatare il senso di appartenenza. “Che sia pace tra i popoli - augura e si augura - Tremiamo per i territori sotto scacco, il terrorismo che incalza, le dittature che avanzano. Tremiamo, perché col mondo globale le minacce si moltiplicano per tutta l’umanità”. Il vuoto sociale introduce quel microcosmo tanto caro a don Aldo, quel sottile equilibrio domestico dal quale si vorrebbe far dipendere la buona riuscita del ricambio generazionale. Torna a vestir la tonaca. “Sia pace nelle famiglie, perché quelle disgregate sono la disgrazia delle nuove generazioni. Vorrei ricordare a tutti coloro che sono impegnati in tante faccende della vita che le priorità sono i figli e la coppia. Il tempo del dialogo è quello che dà la luce”.
Col cambio di stazione si prosegue sul terreno neutro della laicismo. “Pace nelle istituzioni che non offrono certo un bell’esempio. La gente è stanca di assistere ai poteri che litigano: coloro che dovrebbero servire la causa e l’umanità stanno lì a bisticciare per una poltrona”. Don Aldo trasforma l’avvertimento in motto: “Il popolo vuol tornare a fidarsi”. Basta sul serio: basterebbe applicare una semplice, vecchia regoletta. La regola d’oro: “Non fare ad altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Con un corollario: il primo pensiero ai più deboli. Gli amministratori della cosa pubblica sono avvertiti. Che pace sia.
Viaggia universale, passa da una preghiera e predica la tolleranza. “Sia pace tra le religioni, perché tutte cercano il creato, il Dio dell’esistenza. Non ci si può dividere su un obiettivo comune”. Con “Dio esiste e soprattutto unisce” offre la giusta distanza del credo, di tutti i credo: il dialogo. “Ebrei, islamici e cristiani si confrontino”. Nel nome e nel segno di un denominatore comune. Amen, ma non sempre è così sia. “Guai - smaschera don Aldo - a chi utilizza il linguaggio sacrale per frammentare, scindere, spaccare”. Guai e pace sia sulle strade, le sue strade: quelle degli ultimi, dei diseredati. “Penso ai migranti - elenca col cuore - che vengono in Italia in cerca di serenità e trovano la xenofobia. Penso alle tante, ancora troppe, ragazze costrette a soddisfare le perversioni di molti, ancora troppi, uomini. Penso ai barboni, sempre più giovani, che per mancanza di amore scelgono di stare ai margini dell’esistenza: cominciano a vedersene anche ad Ancona”. Pace a tutti gli uomini di buona volontà e al mondo ecclesiastico, perché “la Chiesa è e dev’essere il primo esempio di unità e carità”. Pace, dagli ultimi ai primi così magari non sarà più necessario distinguerli.






