Articoli a cura di don Aldo Buonaiuto pubblicati sul periodico “Sempre” dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi
Anche nel clandestino c’è il volto di Dio
Il flusso immigratorio in continuo incremento che si è riversato soprattutto nel nostro Paese ci ha colti di sorpresa: non eravamo né socialmente, né culturalmente pronti per affrontare le problematiche connesse con l’integrazione, né la classe politica ha saputo per tempo e con lungimiranza gestire prevedibili processi.
L’Europa ci guarda già da più parti come uno Stato “razzista”. C’è da dire che, in pieno terzo millennio, siamo tornati al pregiudizio e all’intolleranza, dimenticando o sottovalutando, ad esempio, che gli stranieri hanno in gran parte risolto il problema degli anziani troppo soli in una società che invecchia sempre più ed hanno dato braccia a lavori ormai troppo pesanti.
Occorrono norme che disciplinino l’immigrazione in modo da tutelare sia chi accoglie sia chi viene accolto, in modo che l’immigrazione esca dalla clandestinità. Perché se è clandestina, lo è anche perché non è tutelata da una specifica disciplina ordinamentale, che ormai si impone anche in materia di politiche del lavoro: nessuno vuole più dare lavoro a chi è clandestino, ma per legalizzare la clandestinità occorre un lavoro. Le procedure che consentono la regolarizzazione del soggiorno degli immigrati sono ancora intrise di un eccesso di burocrazia, i tempi di attesa sono eccessivi, l’escamotage dei “flussi” non è riuscito a soddisfare le istanze di quanti avevano già trovato un datore di lavoro.
Le problematiche connesse alla materia non sono risolvibili con un decreto di espulsione dei clandestini: vanno studiate da tutte le angolazioni, analizzate e valutate su più piani. Vanno soprattutto coniugate con il rispetto per i diritti civili e la democrazia, non soltanto raccordate con il comune senso della solidarietà. Dietro il debole, il povero, lo sconfitto, la prostituta schiavizzata c’è il cittadino di un mondo più grande che dovrebbe essere senza barriere e categorie, mondo dove la speranza c’è per tutti e per tutti c’è la possibilità di godimento di diritti finalmente eseguibili. E’ patrimonio della nostra cultura cattolica il rispetto dell’altro, chiunque esso sia e da qualsiasi altra parte del mondo esso provenga. Inoltre noi cristiani non possiamo dimenticare le parole di Gesù: «Ero forestiero e mi avete ospitato». Nel clandestino c’è, per noi credenti, il volto di Dio che ci interpella e ci richiama alla giustizia e all’amore. I clandestini che sono portatori di violenze vanno sicuramente consegnati alla legge e puniti attraverso pene certe ed efficaci, mentre gli altri vanno compresi, soccorsi, aiutati e integrati.
(don Aldo Buonaiuto)







29 Luglio 2008 alle 09:52
Il problema è proprio il fatto che di stranieri bravi se ne contano sulle dita di una mano…. e questo è un fatto reale… basta ascoltare il telegiornale….