LASCIATECI VIVERE!

Appello Manifestazione a Montecitorio - Roma 26 febbraio 2009

 

La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, sente il bisogno di levare la propria voce in difesa della vita, di tutte le vite, compresa quella di migliaia di nostri fratelli migranti che vivono in Italia, con i quali, in molte situazioni, condividiamo la nostra vita.
Vogliamo sottolineare con forza l’iniquità di alcune disposizioni recentemente approvate dal Senato in materia di sicurezza che, dietro l’apparente finalità di garantire la sicurezza dei cittadini, calpesta i diritti fondamentali delle persone e finirà, al contrario, per renderci tutti più insicuri.
La sicurezza non può essere soltanto uno slogan sbandierato per convenienze politiche, occorre una politica seria sull’immigrazione frutto di un atteggiamento realistico e non demagogico; l’immigrazione è un fenomeno complesso, che comporta inevitabilmente anche problemi, ma le risposte che vengono fornite con questi provvedimenti sono soltanto apparenti ed inefficaci.
Ciò che preoccupa, inoltre, e che non è assolutamente accettabile, è il clima di intolleranza che si rischia di alimentare nei confronti dello straniero, considerato cittadino di serie B, facile capro espiatorio di tutti i problemi.
La prima riflessione è relativa al cosiddetto reato di immigrazione irregolare.
L’unico effetto della norma appare quello, assolutamente inaccettabile, di criminalizzare l’immigrato in quanto tale, indipendentemente dalla sua dignità di persona e dalle condizioni di povertà e bisogno che lo spingono a cercare fortuna in un altro paese, rischiando la propria vita pur di migliorare la sua condizione di uomo. Assimilare la condizione di clandestinità alla criminalità, è un’operazione sbagliata sia sotto il profilo culturale che giuridico e avrà come unica conseguenza quella di rendere ancora più emarginato lo straniero, senza possibilità d’integrazione.
Tale emarginazione, unita alla condizione di miseria materiale, alle umiliazioni, alle manifestazioni di razzismo può alimentare ulteriormente reazioni violente, irrazionali, pericolose e drammatiche per la nostra società. Questo provvedimento pertanto contrasta con il clima di sicurezza che si vorrebbe garantire al nostro Paese.
La fattispecie di reato appare inoltre inutile in quanto non facilita le espulsioni né incide sul problema dell’effettività delle stesse; l’irregolare già oggi può essere fermato, identificato ed espulso:
il procedimento penale costituirebbe soltanto un aggravio delle procedure ed un aumento dei costi per lo Stato.
Né si può pensare che possa costituire un valido deterrente per chi è disposto anche a rischiare la propria vita pur l’opportunità di un futuro migliore.
A fronte d’inesistenti benefici, la fattispecie incriminatrice avrebbe invece conseguenze pesanti sull’ attività degli uffici giudiziari e delle forze di polizia, impegnate in una gravosa attività connessa al controllo e al processo, con sicuro pregiudizio per gli interessi concreti in materia di sicurezza per i cittadini.
La seconda riflessione è relativa alla possibilità che viene data al medico curante di segnalare l’immigrato irregolare alle autorità competenti. Tale disposizione, così come sottolineato da più parti, in primis dagli Ordini dei Medici, appare assurda ed ingiusta ponendo la classe medica in una
condizione deontologicamente scorretta e comunque lesiva della dignità della persona che va salvaguardata in un Paese civile al di là della classe sociale o dell’etnia di appartenenza.
Il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali dell’Uomo ed è garantito dall’art. 32 della Costituzione. Il divieto di segnalazione dello straniero irregolare esiste da 14 anni ed è stato previsto proprio per salvaguardare l’effettività ditale diritto.
Se venisse approvata la soppressione ditale divieto, si costringerebbero i malati a nascondere la loro condizione con gravi conseguenze per sé stessi e per coloro con cui vengono in contatto. Anche questa norma contravviene alla condizione di sicurezza che si vuole assicurare al Paese in un momento critico come l’attuale. Si potrebbe inoltre correre un altro rischio: lo sviluppo di una rete di sistema pseudo-sanitario clandestino con conseguenze gravissime, non facilmente contenibili e controllabili.
Per quanto attiene alle altre disposizioni approvate dal Senato nel suddetto disegno di legge (tassa fino a 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno, allungamento dei tempi per l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio, restrizioni previste per i minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età, il c.d. permesso di soggiorno a punti, l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per poter contrarre matrimonio e ai fini dei provvedimenti relativi agli atti di stato civile, necessità dell’idoneità igienico-sanitaria al fine di ottenere la residenza) esprimiamo il nostro sconcerto per il carattere rigidamente limitativo e restrittivo delle stesse che, in quanto tali, non possono essere coniugate con un corretto e civile atteggiamento di accoglienza.
Occorre investire in politiche di accoglienza e di integrazione, oltre che in un miglioramento dell’efficienza delle amministrazioni che gestiscono il fenomeno migratorio, in primis questure e rappresentanze diplomatiche, le cui carenze sono sotto gli occhi di tutti.

Solo un’integrazione sociale agevolata e sostenuta da un clima di apertura e di accoglienza possono dare più sicurezza e prevenire ogni forma di devianza e di criminalità. Non dimentichiamo che la disuguaglianza e l’esclusione sociale determinano tensioni e conflitti che si riversano soprattutto sulle persone più indifese e deboli; che solo una legge “giusta” può dare più sicurezza.
L’effetto di queste norme sarà quello di spingere verso l’invisibilità moltissime persone, che, da un lato, non lasceranno comunque il nostro Paese: in Italia attualmente ci sono almeno 800.000 stranieri irregolari ed è assolutamente impossibile che vengano allontanati o che si allontanino spontaneamente, anche a causa delle difficili, spesso drammatiche, condizioni di vita nei paesi di origine.
D’altra parte queste persone verranno sempre più emarginate e sarà sempre più difficile portare avanti percorsi di integrazione sociale, con grave ripercussione soprattutto per i soggetti più vulnerabili, in primis donne e bambini.
L’esclusione sociale, la disuguaglianza, l’ingiustizia portano sempre tensioni, conflitti, violenza, di cui subiranno le conseguenze, come sempre, le fasce più deboli della popolazione, italiana e straniera.
Invitiamo a riflettere sul fatto che si destinano al contrasto dell’immigrazione clandestina da due a tre volte le somme che si spendono per le politiche di accoglienza e d’integrazione.

Mancano canali d’ingresso nella legalità, circostanza che costringe molti nell’illegalità.

Assistiamo quotidianamente a stragi di clandestini, donne, bambini, uomini, poveri esseri umani che hanno l’unica colpa di voler fuggire dalla fame o dalla guerra e che per fare questo sono
costretti a percorrere migliaia di chilometri lungo le rotte che attraversano i deserti africani e poi il Mediterraneo, spesso vittime di trafficanti senza scrupoli.
Nonostante ciò si continua a colpire le vittime di questo immondo traffico piuttosto che i carnefici.
Si continuano, inoltre, a togliere risorse alla cooperazione allo sviluppo, non affrontando l’unica cosa in grado di mettere un freno all’emigrazione, la lotta alla povertà e lo sviluppo.
La fame, da sempre, è molto più forte di qualsiasi legge e di qualsiasi muro ed è proprio per questo che chi ha fame continuerà a credere nel “miraggio europeo”.
E’ su questo che facciamo appello alle istituzioni affinché riflettano e promuovano una politica seria per l’innalzamento dei finanziamenti ai progetti di sviluppo, gli unici in grado di combattere la povertà e quindi di agire sulla causa.
In proposito è opportuno ricordare che oggi il contributo italiano ai paesi in via di sviluppo è pari allo 0,09% del PIL nazionale, a fronte di proclami e di impegni internazionali del tutto differenti:
il nostro paese non sta rispettando l’impegno a stanziare entro il 2010 lo 0,51%, come tappa intermedia per raggiungere lo 0,7% nel 2015 per la realizzazione degli Obiettivi del Millennio a cui tutti i membri delle Nazioni Unite devono tendere.
“Ero forestiero e non mi avete ospitato”. 11 messaggio evangelico è chiaro e deve interrogarci tutti. Rivolgiamo un appello a tutti i parlamentari che si professano cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà affinché questa legge, che contrasta con i più elementari principi di rispetto della persona e che rischia soltanto di alimentare la paura e il conflitto, non venga approvata o, comunque, affinché venga profondamente rivista.

 

 

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

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