NO A IRREGOLARI “SORVEGLIATI SPECIALI”

Intervista di don Aldo all’agenzia Sir del 26 febbraio

 

“Il sit-in di questa mattina non è che la prima di una serie di iniziative che intendiamo promuovere per chiedere il riesame dell’impianto complessivo del ddl 733 sull’immigrazione irregolare. Non ci arrenderemo all’idea di vedere l’immigrato irregolare abbandonato a se stesso o considerato un sorvegliato speciale”. Così don Aldo Buonaiuto, dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, commenta a caldo al SIR la manifestazione “Lasciateci vivere”, promossa stamani dall’Associazione davanti a Montecitorio e appena conclusasi, alla quale hanno dato il proprio appoggio diversi parlamentari. “Ci inorridisce la cultura del sospetto che il ddl vuole diffondere e che farà sì che le nuove generazioni guarderanno con ripugnanza allo straniero, identificando chi è ancora sprovvisto di documenti con il criminale; una cultura che verrà a creare una profonda spaccatura nella società”, spiega don Buonaiuto all’indomani dell’incontro che la Giovanni XXIII, insieme ad Acli, Caritas, Centro Astalli, Fondazione Migrantes e Sant’Egidio, ha avuto con i membri della Commissione affari costituzionali e i capigruppo alla Camera dei deputati per chiedere modifiche al testo del ddl sulla sicurezza, approvato dal Senato ad inizio febbraio e che ora ritornerà alla Camera.
“Occorre un completo riesame del ddl – afferma don Buonaiuto -: non si possono mettere tutti gli immigrati clandestini nella stessa condizione di passibilità, e occorre garantire un sostegno ai soggetti più deboli, scongiurando il rischio di spingerli nell’invisibilità”. Per l’associazione fondata da don Benzi non è neppure accettabile ”la trasformazione del medico in poliziotto, tradendo il diritto alla salute e alle cure garantito dall’art.32 della Costituzione”. “Oggi – prosegue il sacerdote – abbiamo ribadito che solo un’integrazione sociale agevolata e sostenuta dal clima di apertura e accoglienza che ha sempre caratterizzato il nostro Paese può dare sicurezza e prevenire ogni forma di devianza e intolleranza verso gli immigrati”; per questo “la Giovanni XXIII offre la propria piena disponibilità, in base ad accordi con le istituzioni preposte e attraverso progetti di integrazione sociale, ad accogliere nelle proprie Case questi immigrati offrendo attraverso percorsi di condivisione della realtà civile nel rispetto di legalità e sicurezza”. Questo pomeriggio è prevista a Roma la riunione di tutti i responsabili associativi, insieme al presidente Giovanni Paolo Ramonda, per mettere a punto le prossime iniziative.

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