COMBATTIAMO LA CATTIVERIA

Tratto dalla rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico

Solitamente si afferma che la cattiveria umana spesso non ha limiti. L’uomo infatti quando cova nel proprio cuore la rabbia, l’invidia, la gelosia, l’odio e la vendetta può diventare incredibilmente cattivo e “duro di cuore”. La malvagità è sempre più presente nei modi dell’agire quotidiano e la si sente come presenza abituale quasi in ogni circostanza e in ogni gesto. Gridare e disprezzare ad alta voce, dinanzi a chiunque, non fa più scalpore né meraviglia, così diseducati da tanti falsi modelli, come quelli dei reality, che mostrano adulti inferociti gli uni contro gli altri, anche per questioni di poco conto. L’uomo che esprime con i suoi comportamenti questo condizionamento, è sempre più insoddisfatto ed inquieto, suscettibile e arrogante mostrando le ferite che gli provengono dal male della sua anima. Il bene fa sempre meno notizia e pochi sono coloro che amano parlare della cose belle e semplici in quanto ritenute banali, mentre qualsiasi realtà limitante, difettosa, sbagliata e malvagia riesce a circolare con una rapidità inaudita, trasformando la verità stessa in esagerazione, invenzione e a volte in una vera e propria condanna dell’altro. Sfortunatamente molti sembrano divertirsi nel compiere il male e nel fabbricare croci insopportabili imponendole sopra le spalle dei più deboli. Si può essere cattivi anche pensando di compiere il bene e la giustizia e questo accade quando si giudica superficialmente senza conoscere, quando ci si affida alle chiacchiere e alle maldicenze e quando si soffre per invidia dei talenti altrui o per pura ignoranza. Il cattivo in fondo è sempre un uomo ferito dalla propria storia che ha bisogno di sprigionare la sua rabbia su qualcuno. Anche l’ozio e la pigrizia possono generare comportamenti malsani escogitando come fare del male, come fomentare mormorazioni e soprattutto erigendo a sistema la propria indifferenza. Purtroppo anche i cristiani, compresi i più impegnati, rischiano a volte di scandalizzare il prossimo dando il meglio di sé, con atteggiamenti di incontrollabile irascibilità e prepotenza. Chi urla di più pretende vanamente di imporre la propria ragione e chi rinuncia al dialogo è perché non ha elaborato scelte di senso che diano significato alle proprie posizioni. Di certo avremmo bisogno di essere un po’ tutti costruttori di pace e di amore ricordando le parole di quel grande inno alla carità, scritto da San Paolo, il quale afferma che se anche qualcuno avesse eccezionali doni, ma non avesse la carità, sarebbe un nulla. L’uomo buono è la vera risposta per costruire relazioni di verità e di giustizia. La bontà non gode mai di chi sbaglia e non si compiace mai delle debolezze altrui. L’uomo buono non finge di aiutare ed amare, non conosce l’ipocrisia e soprattutto non si allea con le combriccole delle maldicenze. La bontà è l’esatto opposto della cattiveria e questa la si respira dallo sguardo e dal modo di porsi. L’uomo conosce soltanto quando ama e la bontà insita nel cuore e nella mente procura fiducia e stabilità.

DI DON ALDO BUONAIUTO

 

 

 

 

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