I clandestini sono disperati

 Tratto dalla rubrica Si Salvi chi può del Corriere Adriatico

Il disegno di legge sulla sicurezza che prevede il reato di clandestinità sembra ormai orientato verso l’approvazione definitiva. E’ molto triste che alcune norme, così ingiuste, possano diventare leggi di un Paese civile. L’immigrato irregolare nella maggioranza dei casi è un disperato che fugge dalla povertà e dalla violenza. E’ assurdo pensare che per garantire la sicurezza di un Paese si debbano combattere ed osteggiare proprio le persone più inermi, coloro che sono sprovvisti di tutto, anche dei mezzi di sostentamento primari. Anziché operare per la difesa della dignità di ogni persona, indipendentemente dal ceto sociale e dalla Nazione di provenienza e garantire giuste pene per chi si rende responsabile di reati gravi, siamo giunti a trattare i migranti come dei criminali rischiando così di inasprire ancora di più ostilità, risentimento ed oppressioni.La questione della criminalizzazione dello straniero è un vero e proprio “peccato originale” che può macchiare indelebilmente la legislazione italiana, per usare le parole di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti. Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua viva preoccupazione per il diffondersi di una “retorica intollerante e xenofoba” molto pericolosa per la stabilità e la convivenza civile dell’Italia.Sarebbe bene che i nostri rappresentanti del Senato riflettano con piena onestà morale su un tema così importante prima di approvare definitivamente una legge così controversa confrontandola alla luce delle comuni radici cristiane del nostro popolo. Tale avvenimento provocherà nuove forme di disperazione e di persecuzione: gli emarginati e gli ultimi non solo troveranno steccati fisici ed ideologici pronti a fermare, imbrigliare e togliere la speranza, ma dovranno subire l’aumento di intolleranze e di razzismo. I noti “respingimenti” dei barconi di disperati verso la Libia, eseguiti in questi giorni dalle autorità italiane, sono l’ulteriore conferma di un clima che è l’opposto dell’accoglienza e dell’amore gratuito nei confronti di tanti esseri umani in difficoltà. E’ un allontanare l’altro a priori, senza nemmeno conoscere le ragioni per le quali sta bussando alla nostra porta. A tale proposito si è espresso l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiedendo all’Italia di riammettere quelle persone rinviate dal nostro Paese e identificate dallo stesso Commissariato quali individui che cercano protezione internazionale e riaffermando che “il principio del non respingimento non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, anche in alto mare”. E’ esperienza di tante associazioni di volontariato e noto a numerose persone che vivono accanto agli immigrati come proprio coloro che vengono giudicati un ingombro si rivelino invece una risorsa insostituibile.

DI DON ALDO BUONAIUTO

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