Disegno di legge Carfagna sulla prostituzione, don Aldo: “Cliente e sfruttatore, correi della stessa ingiustizia”
Il periodico “Marche domani” intervista don Aldo sul fenomeno della prostituzione.
Disegno di legge Carfagna: vietato prostituirsi per strada e chi trasgredisce, anche il cliente, potrà essere punito con l’arresto. Don Aldo Buonaiuto, responsabile dell’Associazione Papa Giovanni XXIII nelle Marche, commenta la novità introdotta.
“Diverse e contrastanti sono state le reazioni dell’opinione pubblica ed in particolare delle associazioni in seguito al provvedimento del governo contro la prostituzione in strada. La nostra associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, vede favorevolmente il ddl Carfagna, perché per la prima volta il cliente viene considerato come la causa di questo mercato. Da sempre don Oreste diceva che tra il cliente e lo sfruttatore non c’è nessuna differenza: sono correi di un’insopportabile ingiustizia. La donna viene schiavizzata e messa in vendita per soddisfare i bisogni istintivi dei maschi italiani. A questi non importa se stanno comprando il corpo di una minorenne, di una schiava, di una persona che ogni giorno viene picchiata e assoggettata, umiliata e minacciata; a loro non interessa dei magnaccia che investono su queste vittime ed è per questo che noi sosteniamo il ddl. Quando vado in strada per avvicinare queste giovani donne i clienti si infastidiscono perché sto interrompendo la loro contrattazione. E per la maggior parte si tratta, fatto oltre modo vergognoso, di uomini fidanzati e sposati, spesso con figli e figlie anche della stessa età delle prostitute con cui vanno”.
Ci sono critiche sul provvedimento Carfagna: non risolverebbe il problema, perché si limiterebbe a spostare la prostituzione dalle strade agli appartamenti e non colpirebbe gli sfruttatori.
“Queste critiche sono prive di fondamento. Coloro che le muovono non conoscono bene la realtà del fenomeno o fanno finta di non conoscerla per motivi subdoli e inquietanti. E’ incredibile che ci sia chi sostenga di voler lasciare sulle strade delle persone in condizione di schiavitù. E’ altrettanto ignobile l’ipocrisia di chi pensa che la prostituzione debba essere legalizzata. Ma queste persone sanno che le donne che si prostituiscono sulle strade sono al 98% straniere, prive di documenti, arrivate in Italia con l’inganno e costrette? Come può uno Stato diventare complice delle organizzazioni criminali? Don Benzi diceva: ‘Nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare’. Adesso finalmente speriamo di vedere i nostri parlamentari uniti nel mettersi dalla parte della dignità umana, che è sempre incompatibile con il prostituirsi. Liberiamo le donne schiavizzate, poi vedremo chi eserciterà questo degrado”.
Una fotografia del fenomeno della prostituzione nelle Marche: com’è cambiata la situazione nel tempo, quante sono oggi le donne che si prostituiscono e chi sono?
“Nelle Marche la situazione è notevolmente migliorata negli ultimi due anni grazie all’importante lavoro in sinergia tra le forze dell’ordine e la nostra Associazione. Il Questore Iacobone e il Colonnello provinciale D’Ambola si sono impegnati a contrastare il fenomeno recependo la nostra disponibilità a mediare e ad accogliere le vittime della prostituzione. Siamo stati in strada e in Questura per molti mesi, passando le notti con queste ragazze, cercando di convincerle a superare la paura per ritornare libere. I poliziotti e i carabinieri sono stati veramente bravi, seri e motivati nel prodigarsi ad aiutarci a convincere le vittime a fare giustizia denunciando i magnaccia. Tanti sono stati i successi delle nostre forze dell’ordine, che hanno sgominato bande di criminali sia per la prostituzione nelle strade, ma anche per quella nelle case e nei locali. Prima del dicembre 2006, quando l’attività di contrasto delle forze dell’ordine non era ancora così ben concertata con la nostra azione, le prostitute di strada sul litorale della provincia anconetana erano circa 300, per il 40% nigeriane, per il 30% rumene e per il resto ucraine, moldave ed albanesi. Oggi il fenomeno è quasi azzerato nella provincia di Ancona, così come in quelle di Pesaro e Macerata, mentre in provincia di Ascoli Piceno ci sono purtroppo ancora zone che resistono nonostante l’impegno delle forze di polizia. Auspico un intervento ancora più incisivo perché la nostra regione diventi la prima in Italia nel riuscire a debellare la prostituzione schiavizzata”.
La realtà di don Benzi nello specifico dell’argomento trattato: incisiva l’azione del Servizio antitratta, che lei coordina in favore delle ragazze straniere costrette alla prostituzione.
“La nostra Associazione è impegnata nella lotta contro la prostituzione fin dai primi anni ’90, arrivando ad accogliere, su tutto il territorio nazionale, oltre 7 mila ragazze. Nelle Marche, dal 1999 sono state accolte oltre 600 ragazze; di esse, l’85% ha regolarmente portato a termine il proprio percorso. Un’azione così forte ha provocato e provoca reazioni altrettanto forti da parte delle organizzazioni criminali, perché si va a toccare una sfera di grandi profitti. Dunque questo ci espone a minacce anche serie, ma, come Martin Luter King diceva, noi ‘non temiamo la cattiveria dei malvagi, bensì il silenzio degli onesti”. Oltre all’importante Servizio antitratta, siamo presenti con realtà di Casa famiglia un po’ in tutto il territorio regionale. Questa è la peculiarità della nostra vocazione: il vivere con i poveri e con i più deboli. Famiglie straordinarie, ma anche giovani e gente comune che scelgono di condividere la propria vita con quella degli ultimi. Don Benzi ci ha insegnato e ha testimoniato il valore unico ed insostituibile della carità e della giustizia. Tutto ciò parte dal senso di appartenenza, quando senti che l’altro fa parte di te e va sollevato, aiutato e accompagnato come un fratello, un figlio o una madre. Per questo nella Casa famiglia è accolto chiunque abbia bisogno di ritrovare amore, giustizia e fiducia. Noi siamo piccole gocce che vogliono dare speranza ad un popolo di poveri, a chi è smarrito e umiliato dalla propria condizione di disagio. Siamo presenti anche in questa regione come una realtà della Chiesa che ama e che annuncia la potenza dell’amore di Dio, grazie alla guida paterna di don Oreste Benzi: tra pochi giorni, il 2 Novembre, ricorrerà l’anniversario della sua scomparsa terrena, ma don Oreste continua ad essere fortemente presente in noi che l’abbiamo conosciuto e amato, infondendoci lui quella carica spirituale ed umana che serve per andare avanti, lottare e soprattutto rendere la vita del Vangelo credibile e visibile”.







7 Marzo 2009 alle 15:00
Buongiorno a tutti.
Mi permetto di anticipare che, come molti, dissento completamente da voi.
Aggiungo alcune considerazioni, sul fatto che quella delle prostitute sia quasi sempre una scelta volontaria e consapevole:
- in Italia la prostituzione di massa è iniziata nel 1990 - 1991. Mi ricordo perfettamente quegli anni: si iniziava a parlare di ragazze albanesi che si prostituivano. Ora: in ognuno di questi 18-19 anni che sono trascorsi, anche solo considerando l’Italia (ma poi vi sono tutti gli altri Stati dell’Europa Occidentale) decine di migliaia di ragazze straniere si sono prostituite. Come è possibile che questo sia accaduto senza che nei loro Paesi in tutti questi anni nessuno ne sapesse nulla?
- fino a pochissimi anni fa, la tv più vista in Albania (che oltretutto si trova molto vicino all’Italia) era quella italiana, che frequentemente trasmette servizi giornalistici, telegiornali programmi vari che trattano della prostituzione nelle nostre strade. E’ mai possibile che per degli anni, ogni volta che la tv italiana parlava di prostituzione, sfruttatori albanesi, ecc. tutti gli albanesi avessero il televisore spento?
- chiunque sia andato nei paesi dell’Est, come turista, come lavoratore in trasferta in stabilimenti italiani delocalizzati (elettricista, installatore) sa benissimo che là la prostituzione è quasi normale (pensiamo alla attività della pornagrafia, fiorentissima in quei Paesi). E’ solamente considerato audace, osé, il fatto che una bella figliola (purché senza fidanzato o marito) arrotondi il salario con i “massaggi”. E’ un po’ come da noi girare in minigonna. E’ audace, è osé, ma nulla di più. Gli alberghi per Occidentali pullulano di ragazze ben disposte. Siccome non tutte trovano possibilità di azione in tali alberghi, chi non ci riesce viene ad esercitare all’Ovest;
- le ragazze dell’Est sono persone molto in gamba, perché da loro la vita è ancora peggio che da noi. Come è possibile che belle (e tutt’altro che sprovvedute) figliole nel fiore degli anni, leggano un trafiletto di poche righe in un giornale, che promette lavoro da noi, in un Paese lontanissimo dal loro, della cui lingua non spiaccicano una parola, affidandosi a persone che non conoscono affatto, senza che le medesime ragazze abbiano qualche apprensione su quello che potrebbe capitare loro? Loro vanno in giro sempre così spensierate e ingenue?
La realtà è che sanno benissimo che vanno a fare lo “stage” per fare un po’ di soldi.
I casi che si vedono in televisione sono reali (ed è incontestabile che la Legge dello Stato debba tutelare tali casi) ma sono casi limite. Chi viene qui sa benissimo quello che viene a fare, perché sceme non sono. Ovviamente alle Forze dell’Ordine e pubblicamente non possono certo dire che sono venute a fare “l’antico mestiere”. E allora le storie strappalacrime dell’annuncio sul giornale, che prometteva loro il lavoro come cameriera in pizzeria, del viaggio di migliaia di chilometri, dell’inganno, ecc., ecc.
Quello che le prostitute detestano sono: l’azione di disturbo delle Forze dell’Ordine e soprattutto… soprattutto…la partita. Perché quando c’è la partita gli uomini vanno a vederla insieme, al bar, e loro “lavorano” molto meno.
Perché, casi limite a parte, sono state loro a scegliere consapevolmente di venire qui a “lavorare”.
Nuovamente, porgo i miei saluti.
11 Marzo 2009 alle 18:36
Buongiono a tutti.
Vi scrivo solo per rimarcare la vostra correttezza e onestà intellettuale, nel pubblicare una voce molto dissonante dalle vostre.
Nuovamente, porgo i miei saluti.