L’enciclica Caritas in Veritate: l’amore forza straordinaria
Pubblichiamo l’articolo riguardante l’ultima enciclica di Benedetto XVI tratto dalla rubrica settimanale “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico.
Caritas in veritate, la Carità nella verità è il titolo della nuova enciclica che Benedetto XVI ha promulgato proprio nei giorni in cui i grandi e potenti del mondo si sono riuniti all’Aquila per il G8. Una felice coincidenza che si spera possa aver spinto i nostri governanti a riflettere, approfondire e prendere seriamente in considerazione l’alto magistero del Pontefice. Nelle 127 pagine dell’enciclica viene ribadita la centralità dell’amore che ha come modello indiscusso Gesù e il suo vangelo: “l’amore è una forza straordinaria che spinge le persone ad impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”. E questo amore è autentico soltanto se è permeato di verità, altrimenti sarebbe – dice il Papa – come un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. Dopo un introduzione teologica che spiega il senso di questo documento si sviluppano sei capitoli estremamente semplici da leggere e di una grande chiarezza e profondità. Ciò che il Pontefice tiene a sottolineare con forza è la centralità di Dio per ogni individuo e per tutta la collettività. Tutta la storia ha bisogno di Dio perché “senza la prospettiva della vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro … perché senza Dio l’uomo non sa dove andare”.
Penso sia bellissima l’affermazione conclusiva del paragrafo 79 quando Ratzinger spiega come tutto lo sviluppo socio-economico abbia bisogno di “cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato”. Anche l’attenzione a chi vive nella povertà rimane punto centrale come il diritto di ogni essere umano a ricevere cibo ed acqua, formulando leggi giuste che sappiano distribuire equamente le risorse della terra. Ogni forma di chiusura e quindi di egoismo spinge l’uomo a diventare incapace di amare e di costruire il bene: “… la chiusura ideologica a Dio e l’ateismo dell’indifferenza, che dimenticano il Creatore e rischiano di dimenticare anche i valori umani, si presentano oggi tra i maggiori ostacoli allo sviluppo.
L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano. Solo un umanesimo aperto all’Assoluto può guidarci nella promozione e realizzazione di forme di vita sociale e civile … È la consapevolezza dell’Amore indistruttibile di Dio che ci sostiene nel faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo dei popoli, tra successi ed insuccessi, nell’incessante perseguimento di retti ordinamenti per le cose umane. L’amore di Dio ci chiama ad uscire da ciò che è limitato e non definitivo. Lui ci dà la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune, perché Egli è il nostro Tutto, la nostra speranza più grande.
don Aldo Buonaiuto






