Aborto, e ora la moratoria

Pubblichiamo l’articolo di don Aldo per la rubrica “Si Salvi Chi Può” del Corriere Adriatico.

La moratoria sull’aborto nel mondo ha suscitato e scatenato molte reazioni. Questa volta però la speranza è che il vento soffi dalla parte dei più innocenti, cioè verso coloro che sono i più piccoli e indifesi. Infatti l’Italia promuoverà presso le Nazioni Unite una risoluzione contro l’aborto cosiddetto “obbligatorio”, cioè contro l’uso di tale pratica per il controllo demografico. Utilizzo frequente e legalizzato in diversi Stati come la Cina, l’India e ovunque si pratichi una politica di controllo delle nascite. La speranza è che la risoluzione avanzata dal Parlamento e dal Governo italiano diventi presto una moratoria valida universalmente affinché non ci sia più nessuno Stato che rivendichi il diritto di far vivere o meno i figli dei propri cittadini. Infatti l’aborto obbligatorio è una pratica utilizzata sia per ridurre il numero delle nascite nelle Nazioni terzomondiste afflitte dalla povertà, sia come metodo selettivo negli Stati in cui è imposto avere un solo figlio, spesso a scapito del sesso femminile. La proposta della moratoria, mozione promossa in Parlamento dall’on. Rocco Buttiglione pochi giorni fa, sembra possa arrivare al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa per essere sostenuta da tutti i Paesi dell’Eu e per arrivare poi all’Onu. Questo documento impegnerà i Governi a condannare l’aborto come strumento di controllo demografico e il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, non solo nel terzo mondo o in Asia, ma ovunque. Infatti le donne indotte all’aborto si trovano anche in occidente e in Italia. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un continuo aumento di donne forzate verso questa drammatica pratica. Una costrizione più subdola che non viene esplicitamente dallo Stato, ma avviene in genere dai genitori stessi (specie quando si tratta di minorenni), dal padre del bambino, dal datore di lavoro, talvolta anche dai tutori di donne con problemi mentali. È ormai una prassi frequente da parte di diversi medici e operatori sanitari di proporre l’aborto (detto “terapeutico”, anche se non è chiaro chi stia guarendo) ogni qual volta si sospettino dei problemi fisici nel feto. Praticamente la donna che ha difficoltà a portare avanti la gravidanza si trova sola o circondata da un contesto sociale in cui se sceglie di abortire le strade sono tutte spianate, ma se scegliesse di tenersi il bambino non ci sarebbero garanzie sufficienti per la tutela di entrambi. Se ci impegniamo a livello internazionale bisogna che siamo anche i primi a dare il buon esempio con politiche e stanziamenti importanti affinché ogni mamma incinta abbia il diritto di poter accogliere in condizioni dignitose il figlio che già porta in grembo. Ai parlamentari italiani va certamente il plauso di aver sollevato in ambito internazionale un argomento che prima di essere politico è innanzitutto un problema etico e morale.

DON ALDO BUONAIUTO

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